Settembre 2, 2007...7:36 am

Il mendicante ungherese [ racconto ]

Salta ai commenti

Un uomo è in ginocchio alla sinistra dei banchi dell’affollato mercato domenicale. Ha in mano un cartello: “un quarto di euro per te non è niente ma è la vita per me”.
Ha la barba e i capelli lunghi grigi e neri. Età? Cinquant’anni, forse di meno, forse di più, è difficile dirlo. Porta un paio di occhiali tondi. Assomiglia a John Lennon.
La gente con le buste di plastica passa e lo sfiora. Lo sfioriamo anche noi. Io sto pensando ad altro quando mi rendo conto che Lei è rimasta due passi indietro.
- Mi fa pena, se gli dessi qualcosa? Un euro. Cos’è per noi un euro? Per lui magari…-
Faccio sì con la testa. Mi piacerebbe essere cosciente di quel gesto ma non lo sono. Dico sì ma guardo quel mendicante con l’indifferenza e con l’odio che, da quando vivo la mia piccola e ingiusta “disgrazia”, provo ormai per tutta l’umanità. Non sono buono in questo periodo.
Lei intanto è già davanti all’uomo in ginocchio, che quando vede la sua ombra alza lo sguardo e socchiude gli occhi come accecato. “Sarà per il sole“, penso. Continuo a non muovermi, rimango alle sue spalle.
Lei prende una moneta e gliela porge con un sorriso. Lui ricambia con un cenno del capo e forse sussurra un timido “grazie”.
- Di dove sei?-  gli domanda spiazzandolo.
L’uomo in ginocchio cambia espressione. Ora è intimorito. Eppure sembra una domanda semplice “di dove sei?”. Ma non lo è. Chissà quante volte se l’è sentita ripetere in vari toni, anche minacciosi, in quella lingua che non è la sua. “Se ti prendono di rimpatriano” gli hanno detto,“si chiama legge Bossi-Fini e tu sei un clandestino”. Bisogna stare attenti, perchè “di dove sei?” non è poi una domanda tanto innocua. Quella ragazza potrebbe essere della polizia, chissà. Tanto più che c’è un altro ragazzo fermo dietro di lui, caso mai provasse a scappare.
- Perchè?-  gli chiede di rimando il mendicante, temendo il peggio.
- Niente, era una domanda così.-
- Sono di Ungheria - risponde nel suo italiano stentato.
La ragazza gli sorride di nuovo e lui capisce con sollievo che almeno questa volta non c’è nulla da temere.
- Ce l’hai un posto dove dormire?-
- Sì, al Tevere. Come zingari- e sul volto compare un sorriso amaro.
- Mi dispiace- dice Lei, come imbarazzata. La miseria a volte imbarazza.
Il mendicante ungherese invece sembra tranquillo, quasi contento. Era una bella domanda quella. Qund’era stata l’ultima volta che qualcuno si era preoccupato di lui?
“Mihàly la sciarpa va annodata al collo, altrimenti prendi freddo!”. Gli venne in mente sua madre ed il violino di  Elek Bacsik ; i giornali che esaltavano i gol madrileni di Puskàs, scaldando i cuori di quella Budapest del 1959.
Allarga un pò le braccia - sono scelte. Succede. - Poi sorride di nuovo, questa volta con una rassegnazione e una serenità che toccano il cuore.
“Succede??”, penso io. Che razza di risposta è “succede” !?!
Mi rendo conto che siamo due accecati. Io dalla rabbia e lui….
Il mendicante ungherese riapre gli occhi socchiusi soltanto quando Lei lo saluta e si allontana.
Forse non era il sole ad accecarlo e non c’entrava nulla il quarto di euro. E’ la luce che ci abbaglia per un istante quando veniamo accecati da almeno un quarto di Grazia Divina.

Lascia una Risposta