Settembre 10, 2007...1:37 pm
Mitri [ racconto ]
Tiberio strinse i pugni e picchiò due volte i guantoni tra loro. Era pronto. Nello spogliatoio gli arrivò l’eco della folla sulle gradinate dello stadio, gremito come mai in quella sera di maggio del 1954.  L’attesa per il match valevole per il titolo europeo dei pesi medi era alle stelle.  -Mitri! Mitri! Mitri! - li sentì intornare.
Tiberio Mitri sorrise, tenendo ancora gli occhi chiusi per radunare il massimo delle energie. Ora sapeva che la gente non lo aveva dimenticato e faceva ancora il tifo per lui, nonostante non fosse riuscito a diventare campione del mondo, nonostante la sconfitta di quattro anni prima al Madison Square Garden di New York: 15 riprese massacranti in cui l’unica vera impresa era stata rimanere in piedi fino alla fine. Ce l’aveva fatta  per non dargliela vinta, per portare a casa un po’ d’onore anche se davanti c’era uno come Jack La Motta, “il Toro del Bronx”, con i suoi pugni duri come pietre.Â
Acqua passata, gli appassionati di pugilato italiani era di nuovo lì per lui e al suo angolo lo avrebbero atteso gli amici di sempre, il suo staff.
- Mitri, è ora!- gli annunciò uno dell’organizzazione.
Infilò l’accappatoio di raso nero e menando di tanto in tanto un pugno nell’aria prese a percorrere il lungo corridoio che conduceva al ring. Ad un tratto un altro uomo in accappatoio e guantoni comparì dal buio: eccolo, era lui l’avversario, il campione dei pesi medi in carica.
- Ciao Randy, in bocca al lupo- gli disse Tiberio.
Il mulatto inglese Randolph Turpin chinò la testa e anche senza dire una parola parve ricambiare quel saluto. Lui sì che si poteva definire davvero arrivato, lui ce l’aveva fatta ed era diventato anche campione del mondo battendo niente meno che “Sua Maestà ” Ray Sugar Robinson.
I due pugili erano fianco a fianco, in quel corridoio con l’intonaco scrostato, camminavano verso la luce dei riflettori sentendo le mille voci della folla farsi via via più vicine.
Tiberio Mitri girò la testa verso Turpin, osservandolo con per scrutarlo nell’anima. Il mulatto, con il volto inespressivo, teneva lo sguardo fisso in avanti.
“Ma come fa?” si chiese. “Non ha paura? Ora saliremo su quel ring e ci colpiremo così violentemente che uno di noi due potrebbe morire. E’ successo e succederà ancora. Questo è il pugilato”.
Più o meno in questo modo aveva sempre risposto ai giornalisti che vedendolo girareper Roma su una macchina americana gli dicevano che era un uomo fortunato: chi non è mai salito su un ring non può sapere nulla della fortuna.  Per quanto ne sapeva, se fosse stato sfortunato sarebbe morto al primo pugno.
Ricordò la sua infanzia ed i primi colpi ad un sacco da boxe tirati in una palestra fatiscente della sua Trieste fino al primo incontro con quel ragazzo bruno. Come si chiamava? “Alfredo Pamio”. Un nome difficile, ma chi se lo sarebbe mai scordato? Il primo math è come il primo amore, il primo bacio… Lo stese per k.o. alla quinta ripresa. Dopo quella vittoria ne seguirono molte altre: campione regionale, campione italiano, campione europeo e poi….
Poi l’assalto mancato al titolo mondiale in quella notte newyorkese, lamaledetta sconfitta con il “Toro del Bronx”, il suo liquidatore, che gli aveva stroncato la carriera. Da allora tutto era cambiato. Era cambiata la sua fiducia in se stesso e la fiducia che in lui riponevano gli altri. No, non era più il campione invincibile.
Si voltò indietro. Il suo fedele allenatore era lì, ma a differenza degli altri incontri non gli aveva fatto nemmeno una delle sue famose battute divertenti, quelle per sdrammatizzare e rilasssarlo. Anche il vecchio coach aveva perso fiducia in lui? Tiberio fece una smorfia, era così. Settimane di duro allenamento sulla spiaggia di Santa Marinella erano servite a rimetterlo in forma ma non a cancellare lo smacco per la sua più bruciante sconfitta contro un roccioso francese di nome Humez. Un bisonte che lo aveva riempito di botte, uno che si muoveva sul ring in modo goffo come quello che era: un ex minatore.Â
Tutto sommato, almeno quella volta, Tiberio non l’aveva presa male: lui in fondo era pur sempre un ex impiegato dell’economato del comune di Trieste. Da quel punto di vista la sconfitta ci poteva anche stare e se quelle stesse mazzate le avesse prese in altri ambiti nessuno si sarebbe stupito dell’accaduto.
La luce dei potenti riflettori lo riportò alla realtà . Due lunghe file di folla allungavano le mani per toccarlo a destra e a sinistra.
- Forza Tiberio!- gridò uno.
- Forza Mitri, forza Italia!- ribadì un’altro.
Scosse la testa, “basta pensare al passato”. Adesso era lì, in quello stadio a combattere contro Turpin, il campione in carica. Doveva lottare! Doveva vincere!
Si infilò sotto le corde. Respirò forte.
Ressa di fotografi a bordo ring. Nell’aria odore di tabacco.
“Calma. Ce la posso fare. Sono il più forte”, ripetè tra se.
In tribuna, giornalisti incravattati cominciarono la radiocronaca del match: - Signore e Signori è giunto il grande momento! La nostra bandiera per Mitri, triestino, e quindi due volte italiano. Quella inglese per il mulatto Turpin, campione europeo. I pronostici lo danno favorito ma il pugilato ha degli imprevisti che mai e poi mai nessun critico potrà far pesare sulla bilancia del pronostico.-
Inni nazionali. “Ci siamo”. Via l’accappatoio di raso, paradenti, le ultime raccomandazioni. Finalmente il gong suonò.
“Ce la posso fare, sono il più forte”.
Turpin, il campione,  iniziò ad avanzare. Tiberio lo vide saltellare verso di lui tenendo la guardia alta, nascondendo il suo solito sguardo inespressivo. Aveva battuto Ray Sugar Robinson, faceva paura.
Mezzo minuto di studio, poi il mulatto provò a colpirlo con un jab. A vuoto.
“Ce la posso fare…”. Tupin abbassò la guardia, gli occhi di Tiberio Mitri divennero quelli di una tigre. Un attimo, un lampo: fece partire un tremendo sinitro che colpì il mulatto violentemente al volto. Il campione inglese crollò al tappeto battendo prima la schiena e poi la nuca.
Lo stadio si ammutolì. Congelato in un gesto tecnico di strabigliante energia. Poi i flash dei fotografi tornarono a colpire come tanti pugni il corpo del mulatto steso per terra e gli occhi da tigre di Tiberio, incredulo, come increduli erano gli uomini al suo angolo.
- L’inglese prova a rialzarsi ma si affloscia nuovamente, è come in trance!- raccontava il radiocronista entusiasta.
L’arbitro, dopo aver dichiarato Turpin battuto per knoch-out tecnico lo aiutò a raggiungere il proprio angolo.
Il vecchio allenatore era il ritratto stesso della felicià : - un minuto e cinque secondi!!!
Tanto gli era bastato per strappare la cintura di campione all’uomo che un tempo era riuscito a battere Ray Sugar Robinson.
- Un minuto e cinque secondi, incredibile! Un colpo demolitore di Mitri ha fatto verificare un fatto assolutamente nuovo al mondo in una competizione per un titolo di campione.-
La folla era in delirio, l’arbitro gli alzò il braccio decretandolo campione europeo dei pesi medi.  Subito dopo il ring si riempì di gente. Tiberio si sentì sollevare da terra, tutti lo abbracciavano.
- Grande Mitri!!-
-Sei il più forte, Mitri!-
“…sono il più forte”, disse il nuovo campione, pensando ai titoli osannati che sarebbero comparsi sui giornali sportivi del giorno seguente.
“…sono il più forte”, balbettò un uomo anziano con i vestiti logori, camminando barcollante lungo i binari della linea ferroviaria Roma-Civitavecchia.
Le rotaie cominciarono a tremare, il fischio lontano di un treno si tramutò in un vertiginoso mostro di ferraglia.
- Levati da lì, vecchio idiota! Vuoi farti ammazzare?- sbottò il macchinista.
L’uomo non si mosse nemmeno quando lo stridere dei freni parve diventare un urlo disperato.
“Sono il più forte”, disse il vecchio Tiberio mentre il treno lo travolse. Forse pensò ai giornali dell’indomani, dove qualche piccolo trafiletto avrebbe riportato la triste storia di un vecchio campione di pugilato: “lo chiamavano la “Tigre di Trieste”, ma il suo nome era Tiberio Mitri. Di lui ricordiamo la sua vittoria strabiliante del 1954 contro Randy Turpin, l’uomo che sconfisse Sua Maestà , Ray Sugar Robinson”.




















1 Commento
Settembre 10, 2007 alle 2:17 pm
Troppo lungo per me questo post!
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