Settembre 20, 2007...6:58 am

Keats e Shelley

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Ieri pomeriggio durante un giro per Roma mi sono fermato ad osservare la “Casina rossa”, all’angolo della scalinata di Trinità dei Monti, che da oltre un secolo ospita la sede della Fondazione Keads e Shelley (oltre ad una fornita biblioteca dedicata ai poeti romantici inglesi).
Proprio qui, nel novembre del 1820, il poeta inglese John Keats soggiornò nella speranza che il clima mite di Roma lo salvasse dalla tisi. Morì invece l’anno successivo, tormentato dalla mancanza della sua  Fanny Brawne e addolorato per la spietata critica alle sue opere letterarie.
Proprio alla sua morte si ispirò il suo amico
Percy Bysshe Shelley (che era poi il marito di Mary Shelley, quella di Frankenstein  ) per il poema Adonais.
La storia di John Keats non è poi molto diversa da quella di molti artisti a cui il successo è arrivato postumo.
“Qui giace uno il cui nome è scritto sull’acqua”. E’ l’epitaffio sulla sua lapide bianca al cimitero protestante di Testaccio. Poco distante una tavola di marmo gli risponde: “Keats, se il tuo amato nome fu
“scritto sull’acqua”, ogni goccia è caduta dagli occhi di qualcuno che ti piangeva.”
Forse, a lungo andare, certi affanni terreni non sono poi così inutili.

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