Quando si finisce di pagare per i pripri errori? C’è sempre un termine oppure può succedere di rimanere dei dannati in terra costretti a scontare per l’eternità la propria pena?
Sono più o meno queste le domande che mi sono fatto apprendendo della grazia negata dal Presidente Napolitano all’ex bandito Renato Vallanzasca, 57 anni di cui oltre 35 passati in carcere.
“C’è chi nasce sbirro, io sono nato ladro” amava dire ai tempi in cui per tutti era il “Bel Renè”: pieno di soldi e di donne, boss della banda milanese della Comasina.
Era vero.
La prima volta che la polizia gli corre dietro ha solo 10 anni: ha aperto le gabbie di un circo facendo uscire gli animali….
Dopo le bravate arrivano le rapine (70), i sequestri e le evasioni delle prigioni di mezza italia e, immancabilmente, i morti.
Alla fine il conto della giustizia è implacabile: 4 ergastoli e 260 anni di reclusione.
Fine.
Eppure il suo nome rimane nella memori italiana come un simbolo, quello della criminalità e della bella vita proprio come alla fantasia popolare piace colorare le vicende banditesche.
Oggi Renato Vallanzasca non è più il “bel Renè” e nemmeno più lo sbruffone di una volta. E’ uno che si è arreso da tempo e qualche mese fa ha scritto una lettera al Presidente della Repubblica in cui diceva: “Perché dovrebbe essermi concessa la grazia? Onestamente non lo so. Pensandoci mi sovvengono molte più ragioni per non concedermela, visto i tanti disastri da me commessi. Sì, ne ho combinate decisamente troppe, anche se qualcuna in meno di quante alla fine mi sono state attribuite o di cui mi sono accusato.
Non penso di dover giurare contrizioni e cambiamenti: mi sembrerebbe ipocrita, oltre che irriguardoso per le mie vittime e i loro parenti. Tanto più che un radicale cambiamento e la voglia di confrontarmi con la realtà mi paiono sicuramente più espliciti che non tante parole”.
Ed io alle mie domande iniziali non ho ancora trovato una risposta…
Tag: banda comasina, grazia, milano, napolitano, vallanzasca
Settembre 24, 2007 alle 8:29 pm |
Io sono contrario al concetto stesso di ergastolo, ritenendo il carcere rieducazione e non sottrazione di libertà. Il problema è che lui non viene punito solo perchè ha sbagliato, viene punito per reprimere alla fonte lo stesso comportamento da parte di altri. Giusto? Sbagliato? non lo so…bisognerebbe accertare che il rischio di andare in galera a vita incida sul commettere o meno omicidi o è solo un fattore poco rilevante in quel momento di “follia”(dopotutto si uccide anche nei paesi che attuano la pena di morte per questo reato), ma credo sia impossibile una tale verifica, perciò per non rischiare lo si lascia dentro e peggio per lui. Giusto? Sbagliato? non lo so