Ottobre 16, 2007...5:26 pm
Il ragazzo calabrese

“Allora il maestro gli prese una mano, e disse alla classe: - Voi dovete essere contenti. Oggi entra nella scuola un piccolo italiano nato a Reggio di Calabria, a più di cinquecento miglia di qua. Vogliate bene al vostro fratello venuto di lontano. Egli è nato in una terra gloriosa, che diede all’Italia degli uomini illustri, e le dà dei forti lavoratori e dei bravi soldati; in una delle più belle terre della nostra patria, dove son grandi foreste e grandi montagne, abitate da un popolo pieno d’ingegno, di coraggio. Vogliategli bene, in maniera che non s’accorga di esser lontano dalla città dove è nato; fategli vedere che un ragazzo italiano, in qualunque scuola italiana metta il piede, ci trova dei fratelli. Detto questo s’alzò e segnò sulla carta murale d’Italia il punto dov’è Reggio di Calabria. [...]
Poi disse ancora: - Ricordatevi bene di quello che vi dico. Perché questo fatto potesse accadere, che un ragazzo calabrese fosse come in casa sua a Torino e che un ragazzo di Torino fosse come a casa propria a Reggio di Calabria, il nostro paese lottò per cinquant’anni e trentamila italiani morirono. Voi dovete rispettarvi, amarvi tutti fra voi; ma chi di voi offendesse questo compagno perché non è nato nella nostra provincia, si renderebbe indegno di alzare mai più gli occhi da terra quando passa una bandiera tricolore.”
Mi ha colpito questo brano. E come poteva non essere così essendo io stesso un torinese con origini (da parte di mio nonno paterno) calabresi?
Però, che libro vecchio questo “Cuore”! Stantio! No, “stucchevole” è il termine giusto. Si dice spesso così per definirlo, vero?Â
Ecco perchè a scuola non lo fanno leggere quasi più. Alla generazione alla quale appartengo, quella degli  studenti anni ‘90, rifilavano piuttosto la Tamaro già snobbando il vecchio De Amicis.
“Cuore” l’ho scoperto tardi. E volete sapere cosa ne penso? Penso che sia un libro stupendo. In quelle pagine si legge di una Società in cui si provava a propagandare la solidarietà ed il  rispetto. C’erano i valori del socialismo nei quali anche De Amicis credeva.
C’erano tanti buoni sentimenti che non ci sono più.
Allora forse sono tutte queste cose ad essere considerate come vecchie in questi tempi, non il libro.




















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