Ottobre 18, 2007...10:16 am

Ahmadinejad e lo spettro della guerra globale

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Negli ultimi giorni sulla scacchiera mondiale si sono mosse delle importanti pedine.
La prima nazione a riprendere i “giochi” è stata la Russia di Putin, sempre più ricca e aggressiva. Quella enorme balena sulla parte euro-asiatica del planisfero ha una voglia matta di tornare super-potenza e ora, grazie al controllo di importanti giacimenti di petrolio e gas nell’Artico, non ha più paura di alzare la voce con gli Usa.
Il bandolo della matassa tra i due Stati è l’Iran.
L’odio degli Usa verso il regime di Tehran si è sempre espresso in vari modi. Dalle contestazioni al presidente iraniano in visita in una univeristà americana, fino al celebre siparietto del cadidato alla presidenza Mc Cain che, cambiando le parole a “Barbara Ann” dei Beach Boys chiariva (se ce ne fosse stato bisogno) il suo pensiero sul da farsi: “Bomb bomb bomb, bomb in Iran”.
Sin da quando gli americani hanno iniziato la loro “Enduring Freedom” insomma, l’Iran era indicato come tappa certa della guerra al terrorismo (o ai nemici scomodi..) dopo l’Iraq e prima della Siria.
Tolto di mezzo Saddam Hussein e nonostante il disastroso risultato post-bellico iracheno, ora Bush è pronto a puntare il dito verso Teheran, o per meglio dire, sulla nuova eminenza grigia da eliminare: Mahmud Ahmadinejad.
Ecco un altro islamico che ha tutte le caratteristiche per fare paura: barba e carnagione scura (che nell’immaginario collettivo americano ricorda tanto il talebano modello…), faccia da duro strafottente, semplici giacche grigie e camicie bianche portate rigorosamente senza cravatta.
Ex professore universitario, Ahmadinejad è stato eletto grazie al suo modo populista di fare politica. “Voglio un governo esemplare per i popoli del mondo” oppure “mettere sulle tavole del popolo i profitti del petrolio” sono le frasi che lo hanno reso famoso.
Ahmadinejad è fuori controllo. Questo fa uscire di testa gli Usa. Ritiene l’Onu un’organizzazione anti-islamica e ne contesta il funzionamento a partire dal diritto di veto di alcuni Paesi. Ancora più chiaro: “auguriamo morte a Israele e all’America!”.
A questo punto il nuovo obiettivo di Bush sembrerebbe già nel mirino, l’escalation del programma nucleare iraniano parrebbe inoltre spianargli la strada per una nuova guerra ma…. ciè un “ma”, ed è grosso come una balena sul planisfero: la Russia.
In settimana il presidente Putin in visita in Iran ha firmato un patto di non aggressione rafforzando le già più volte manifestata simpatia tra i due Paesi. Il messaggio per Washington parte in posta prioritaria: “la Russia non accetterà nessuna azione militare contro l’Iran“.
No, l’Iran non è l’Iraq. Ahmadinejad non è Saddam e non vuole fare la sua fine, ecco perchè con qualche favore concesso a Putin si accaparra la protezione del gigante russo a dispetto degli americani.
Ma c’è dell’altro. La Russia ha recentemente annunciato che sposterà una importante base militare in territorio siriano e che fornirà a questo Paese anche un nuovo sistema di difesa anti-aerea. Scacco matto. Se mai Bush avesse pensato di saltare la tappa iraniana e presersela con Damasco ora è bloccato.  
La mia personale sensazione è che gli Stati Uniti si siano resi conto di avere una forte apposizione di fronte solo recentemente. Spiazzati dal pericolo economico del colosso cinese (a cui non risparmiano rischiosi dispettucci. Vedi visita Dalai Lama) hanno trascurato di aver nutrito, sin dal crollo dell’Urss, un gigante addormentato che ora vede in Vladimir Putin il nuovo condottiero.
L’ultima mossa è appena di questa mattina. Stavolta è Bush a muovere le pedine: “fermate l’Iran o ci sarà la terza guerra mondiale”.

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