Ottobre 18, 2007...8:35 pm

Prima di andare a dormire…

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In tv c’è Santoro. Si parla di cose che non vanno e di futuro che non ci sarà. Tutto a posto, cambio canale. In sottofondo ho un bianco e nero di Don Camillo e Peppone. Penso che sembrano D’Alema e Franceschini…
Mi imbatto in una saccente lezione via web di un autore pubblicato (uno che vince pure dei premi) su cosa debba fare un pinco pallino qualunque per farsi considerare uno scrittore.
Si parla di scuole di scrittura e di atteggiameni che rendono uno scrivente uno scrittore.
Mi pare una discussione un pochino noiosa.
Io definisco scrittore chi ama scrivere e scrive. Semplicemente. Scrittore è chi si sente tale. Se invece si parla di talento, quello vero, beh allora il discorso è ben diverso. Ci sono qualità innate, magari migliorabili ma non trasmettibili dal nulla e a chiunque.
Sono certo che nessuno ha mai realmente insegnato a correre a Carl Lewis, a dribblare a Garrincha o a pedalare a Girardengo . Una volta invece, uno ha chiesto a Janis Joplin chi le avesse insegnato a cantare così: - Che ne so! Un giorno ho aperto la bocca e questo è il suono che è uscito.-
Mi sono spiegato?
Non lo so.
Buonanotte.

4 Commenti

  • La risposta di Janis Joplin é perfetta, un dono c’é oppure non c’é, si coltiva non si crea dal nulla.
    Il proliferare di scuole e corsi di scrittura poi, a parer mio, dice che 1) la scuola forse non fa il proprio dovere (tanti sentono il bisogno di pagare fior di quattrini qualcuno che gli ri-spieghi le cose, poiché é questo che fanno spesso nelle scuole di scrittura: grammatica, morfologia, sintassi, riassunti, letture guidate..); 2) non si fa mestiere del talento viceversa la scrittura oggi é un business, economia, ragionamento.. il business viene prima é un investimento tra gli altri (scrivo un libro accattivante, vado in televisione, faccio letture pubbliche, magari scrivo una canzone, intervengo su fatti di attualità)..
    Un impiegato del catasto é uno scrivente, ma se poi dopo il lavoro si mette a narrare storie é anche uno scrittore.
    Ti sei spiegato.
    Che bella quella immagine é Jacek Yerka.

  • Io ho sempre sostenuto che la scrittura è innanzitutto uno stato d’animo, una propensione di alcuni a saper esprimere meglio di altri con le parole l’universo delle emozioni che popolano la nostra mente. Le scuole di scrittura possono aiutarci a scrivere più o meno correttamente, o a saper riconoscere delle caratteristiche morfologiche di un testo, ma se tu non hai dentro la sensibilità per cogliere e descrivere uno stato d’animo, sei e resti un “accademico”, non uno scrittore.

  • John McEnroe ha sempre giocato a tennis in modo che più antiscolastico di così non si poteva, saltando dopo ogni singolo colpo, che fosse diritto e rovescio, volèe o smash, qualsiasi maestro di tennis rabbrividiva nel vedere l’impostazione dei suoi colpi, così come qualsiasi maestro o allenatore di tennisti professionisti rimaneva letteralmente abbagliato dalla sua classe e dal risultato che i suoi colpi producevano. George Martin, produttore o arrangiatore dei Beatles diceva: I Beatles erano puro talento, e proprio la mancanza di una impostazione tecnica, fu la loro forza, perchè permetteva loro di creare melodie, armonie e sequenze di accordi che un musicista diplomato al conservatorio non avrebbe mai pensato di poter creare.
    Il talento è un dono, che và di sicuro alimentato, curato e cresciuto con grande passione e anche sacrificio, ma rimane un dono. O ce l’hai o non ce l’hai.

  • @Serbilla: d’accordo al 100%. Adoro Jacek Yerka, la prima volta che ho visto uno dei suoi quadri ero nel suo paese, la Polonia.

    @Ennebì: Tu per esempio sei un talento che quando sboccerà… ;-)

    @Danny: Carissimo, che piacere leggerti anche qui! Bellissimo commento, non conoscevo la frase di George Martin sui Beatles. A presto! ;-)

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