Ottobre 29, 2007...10:10 am

Torino ‘79

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A Torino aveva nevicato solo due giorni prima (proprio altri tempi…), eppure quella mattina sulla città risplendeva un bel sole.
Erano le 14.45 di lunedì 29 ottobre 1979 quando in corso Turati, in quel bel quartiere che è la Crocetta, nasceva all’ospedale Mauriziano un bimbo prematuro di 2 chili e 400 grammi e di cirica 48 centimetri (tric e branca… non stavo fermo!).
Si narra che la prima cosa che ho fatto venendo al mondo è stata sbirciare la copia de La Stampa poggiata sulla scrivania del dottore per vedere cosa aveva fatto la Juve il giorno prima, emettendo poi un terribile vagito di dolore allorché apprendevo del pareggio con cui i bianconeri erano stati bloccati a reti bianche al Dall’Ara di Bologna.

Il 1979 era stato proclamato dall’Onu “Anno Internazionale del bambino”. Mentre in Gran Bretagna iniziava l’era Thatcher, in Italia nasceva RaiTre, in politica decideva Andreotti (più o meno come adesso…) e dallo spazio arrivavano le prime immagini di Giove scoprendo che era cirocondato da un anello…. In Cambigia il sanguinario Pol Pot era stato deposto a gennaio, a New York era morto il mese seguente Sid Vicious per overdose e aveva nevicato nel deserto del Sahara!

Ero allora, figlio di due impiegati. Mia madre lavorava in un ufficio brevetti e mio padre alla Fiat. Famiglia “made in Mirafiori” al 100% , abitavano in un appartamento in affitto in corso Giovanni Angelli (neanche a dirlo…) e possedevano una 126 blu.
Mezz’ora dopo la mia nascita arrivò in ospedale anche mio nonno in divisa da vigile urbano. Si dice che sia stata la prima persona alla quale ho sorriso, la seconda è stata un’infermiera infamona che prima mi ingannato facendomi prima aprire la bocca e poi mi ha dato un antibiotico amarissimo. La prima fregatura…
Un dottore con la barba bianca mi visitò.
“Qualcosa mi dice c’è qualche problema…” devo aver pensato prima che mi mettessero una sonda nel naso, per poi aggingere “povero me, è pure un granata!” quando un tale dottor Pennaccino rispose - non lo so- alla domanda di mia madre se vivevo o morivo.
Io, nella culla, non avevo a disposizione nemmeno il numero di arredatore per provare a rendere più confortevole quella copertina bianca per il mesetto che avrei trascorso in ospedale. Il Mauriziano… la prima della mie tante case sparse da nord e a sud.
Con due occhioni grandi e curiosi il piccolo Massimiliano si guardava intorno non dandosi pace: “ma come cavolo si fa a pareggiare al Dall’Ara…!” :-)

P.s. Tra i vari regali che mi ha fatto Ennebì ho apprezzato particolarmente questo ciondolo a forma di rosa dei venti. Ho proprio bisogno qualcosa che mi aiuti a trovare la STRADA, e poi in questo periodo per me questo simbolo significa anche altro… ;-)

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