Dicembre 9, 2007...12:15 pm

Domenica plumbea

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Domenica. Ci si sveglia con il male ai piedi per la camminata (o maratona?) di ieri.

Partenza nei pressi di Valle Aurelia con circunnavigazione di piazza San Pietro, “ciao ciao” sotto le finestre di Joseph: - che Cioia veTervi!-
Proseguiamo. -
oh guada fanno il presepe, oh guarda l’albero di quest’anno… ma è uguale a quello dell’anno scorso?”. Poi via della Conciliazione  con  sosta immotivata nella sede di Radio Vaticana: -chi aspettiamo? Nessuno, andiamo!-
Castel Sant’Angelo più via di Panico e oltre fino a piazza Navona con annesso giro per le bancarelle natalizie. Finale con piazza di Spagna, tappa in pizzeria e ritorno al punto di partenza. Il tutto praticamente di corsa. Quando si dice un pomeriggio rilassante…


Oggi il cielo è plumbeo con qualche goccia di pioggia sul parabrezza. Sosta in libreria per trovare qualcosa da leggere visto che in una settimana e mezza ho finito sia “Il nascondiglio” di Avati (accettabile) che “Nero di Luna” di Vichi (quest’ultimo mi è piaciuto da matti. Bravo Marco!).

Mi ritrovo quindi a sfogliare ”Qualcosa da tenere per sé”, poliziesco denso di humor della concittadina Margherita Oggero, in cui leggo la frase: “L’inverno, se si ha un tetto sulla testa, è la stagione più bella per Torino.”
Guardo fuori e penso che per questo litorale romano vale l’esatto contrario. (Chissà se qualcuno ha mai stilato una statistica di suicidi in giornate come questa…. mah.)
Il libro della Oggero costa 17.50 euro. Decido che sia troppo seguendo un personalissimo indice influenzato dai soldi che ho nel portafoglio. Così scelgo l’universo metropolitano descritto ne ”La legge di lupo solitario” del cronista di nera Massimo Lugli che cercavo da un po’. 9.90 euro. Meglio… meglio.

TRAMA:
 “Solitario, asociale, sempre a caccia di cibo, sesso e denaro, Lupo è il protagonista di questo viaggio negli inferi di una qualunque città italiana. Un personaggio controverso, capace di esplosioni di violenza estrema ma anche di sprazzi di ironia e umorismo, con uno sguardo da monello stagionato che lo rende subito simpatico. L’odissea di Lupo comincia con un coltello a serramanico trovato in un prato vicino a una mensa di carità, ruota attorno a un pacco pieno di banconote che passa da una mano all’altra e si conclude in modo imprevedibile, in una svolta finale tinta di giallo. Dai bivacchi del “popolo dei rifiuti” all’ospedale psichiatrico, dal carcere alle orge sataniste, dalle fungaie sotterranee ai combattimenti clandestini di uomini e di animali, il protagonista è preda e predatore al tempo stesso, sempre in fuga e sempre all’attacco, in cerca di un rifugio o di un pasto, con una presenza minacciosa alle spalle e il traguardo sempre troppo distante. Tutt’intorno, una fetta di umanità dolente, inquietante o minacciosa: piccola malavita, senzatetto, laidi primari ospedalieri, professionisti dalla doppia o tripla vita.”

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