Gennaio 13, 2008...12:50 pm

Turkemar

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Siamo noi a scegliere i libri oppure, come sosteneva tempo fa un lettore di questo blog, sono loro a scegliere noi?
In questa piovosa domenica di gennaio mi sento più vicino alla seconda ipotesi.
Stamattina, nel solito giretto alla mia libreria di fiducia, mi sono casualmente imbattuto in un libretto. Un romanzo piccolo piccolo. Si intitola “Turkemar”, l’autore è Simore Sarasso.
Forse è scontato: qual è la prima cosa che di solito ci spinge a prendere in mano un libro? La copertina, ovviamente. Su quella di Turkemar c’è un personaggio che ho sempre amato perchè era torinese, perchè era unico e perchè… qualcuno, una volta, mi ha raccontato qualcosa di lui: Fred Buscaglione, straordinario interprete di canzoni uniche nel panorama musicale del dopoguerra italiano.
Erano gli anni ‘50 gli anni di Buscaglione. Quelli che qualche volta, ma solo qualche volta, ho creduto di assaporare nell’aria mattutina di  piazza Vittorio, a Torino. Era solo immaginazione, naturalmente.
Secondo me Torino negli anni ‘50 doveva essere straordinaria. C’erano i torinesi e c’erano i ragazzi del sud. Sapeva di Vermouth e Bicerin. Forse assomigliava davvero alla Chicago dei gangster cantata nello swing ironico e scanzonato di Buscaglione.
Insomma… ve la faccio breve, contravvenendo ad una regola che mi ero recentememnte ripromesso di osservare (NON devo iniziare un libro prima di aver finito quello che sto leggendo!) mi sono lasciato tentare a prendere Turkemar.
Ma torniamo alla domanda iniziale di questo post. Perchè oggi sono convinto che sono i libri a scegliere noi e non viceversa?
Ecco il motivo. Appena comprato, ho letto qualche riga al fondo del libro di Sarasso, dove tra le F.A.Q. è data questa spiegazione alla passione del giovane autore per “il vecchio” Buscaglione: “…mio nonno faceva il barbiere. [...] Il nonno mi dava una sistemata ai capelli prima di accompagnarmi e in sottofondo c’era quasi sempre swing”.
Ebbene, anche mio nonno faceva il barbiere. Appena arrivato dalla Calabria si stabilì a Torino dove, dopo qualche anno, rilevò un negozio in via Bava,vicino a piazza Vittorio. In quella strada ci abitava un tizio con una voce “da urlo”…
Il nonno, per farsi pubblicità, a volte finanziava qualche suo spettacolo nelle sale da ballo di Torino. Aveva dei baffetti che pareva Clark Gable, quel tizio. Si chiamava Ferdinando Buscaglione, detto Fred.

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