Siamo noi a scegliere i libri oppure, come sosteneva tempo fa un lettore di questo blog, sono loro a scegliere noi?
In questa piovosa domenica di gennaio mi sento più vicino alla seconda ipotesi.
Stamattina, nel solito giretto alla mia libreria di fiducia, mi sono casualmente imbattuto in un libretto. Un romanzo piccolo piccolo. Si intitola “Turkemar”, l’autore è Simore Sarasso.
Forse è scontato: qual è la prima cosa che di solito ci spinge a prendere in mano un libro? La copertina, ovviamente. Su quella di Turkemar c’è un personaggio che ho sempre amato perchè era torinese, perchè era unico e perchè… qualcuno, una volta, mi ha raccontato qualcosa di lui: Fred Buscaglione, straordinario interprete di canzoni uniche nel panorama musicale del dopoguerra italiano.
Erano gli anni ‘50 gli anni di Buscaglione. Quelli che qualche volta, ma solo qualche volta, ho creduto di assaporare nell’aria mattutina di piazza Vittorio, a Torino. Era solo immaginazione, naturalmente.
Secondo me Torino negli anni ‘50 doveva essere straordinaria. C’erano i torinesi e c’erano i ragazzi del sud. Sapeva di Vermouth e Bicerin. Forse assomigliava davvero alla Chicago dei gangster cantata nello swing ironico e scanzonato di Buscaglione.
Insomma… ve la faccio breve, contravvenendo ad una regola che mi ero recentememnte ripromesso di osservare (NON devo iniziare un libro prima di aver finito quello che sto leggendo!) mi sono lasciato tentare a prendere Turkemar.
Ma torniamo alla domanda iniziale di questo post. Perchè oggi sono convinto che sono i libri a scegliere noi e non viceversa?
Ecco il motivo. Appena comprato, ho letto qualche riga al fondo del libro di Sarasso, dove tra le F.A.Q. è data questa spiegazione alla passione del giovane autore per “il vecchio” Buscaglione: “…mio nonno faceva il barbiere. [...] Il nonno mi dava una sistemata ai capelli prima di accompagnarmi e in sottofondo c’era quasi sempre swing”.
Ebbene, anche mio nonno faceva il barbiere. Appena arrivato dalla Calabria si stabilì a Torino dove, dopo qualche anno, rilevò un negozio in via Bava,vicino a piazza Vittorio. In quella strada ci abitava un tizio con una voce “da urlo”…
Il nonno, per farsi pubblicità, a volte finanziava qualche suo spettacolo nelle sale da ballo di Torino. Aveva dei baffetti che pareva Clark Gable, quel tizio. Si chiamava Ferdinando Buscaglione, detto Fred.
Tag: fred buscaglione, libri, piazza vittorio, somone sarasso, torino, turkemar, via bava
Gennaio 13, 2008 alle 1:11 pm |
Alcuni libri, pare strano, ma capitano proprio al momento giusto… Lo so per certo…
Gennaio 13, 2008 alle 4:13 pm |
La vita è fatta di coincidenze importanti che sono tutt’altro che casuali!
Gennaio 13, 2008 alle 6:33 pm |
Mi capitò una cosa del genere anni fa, con un romanzo che mi fu regalato proprio da una blogger che scrive da queste parti
Trattava di fantascienza e gastronomia, conbinazione davvero poco consueta, eppure proprio in quel periodo stavo fantasticando di un possibile connubio fra i due temi!
PS: il romanzo mi piacque tantissimo
Gennaio 13, 2008 alle 11:49 pm |
Ha ragione Nevia nel sostenere che le coincidenze son tutt’altro che casuali. Mio padre, tra i protagonisti della prima radio libera durante la guerra: Radio Sardegna, conobbe là, tra gli altri, un altro giovane torinese. Si chiamava Ferdinando Buscaglione…
Gennaio 14, 2008 alle 3:26 pm |
Forse, noi è i libri, ci scegliamo a vicenda.
Gennaio 14, 2008 alle 9:51 pm |
Rimango della stessa opinione.
Oggi mi ha scelto John Fante.
Gennaio 15, 2008 alle 9:33 am |
Io adoro Fred Buscaglione! Quindi anch’io avrei senza dubbio preso questo libro in mano.
Ci fai sapere quando l’hai finito se ne è valsa la pena?
Gennaio 15, 2008 alle 11:56 am |
Andrea: ora vengo sul tuo blog a dirti una cosa a riguardo