
Torino, corso Marconi
13 ottobre 1980 - 34° giorno di sciopero
L’Avvocato arrivò in sala riunioni in perfetto orario, ma i due dirigenti che lo attendevano erano già lì da almeno mezz’ora. Si arrivava sempre mezz’ora prima se si avava un appuntamento con l’Avvocato.
Passo sicuro, completo impeccabile e orologio sul polsino, Gianni Agnelli era Gianni Agnelli, poche storie.
- Buongiorno Avvocato- lo salutarono i due all’unisono.
- BuongiVrno.-
I dirigenti aprirono i fascicoli e assunsero un’aria seria e professionale. Il momento era delicato.
- AlloVra che gioVrno di sciopeto siamo aVrrivati? Ho peVrso il conto…- chiese Agnelli.
- Oggi è il trentaquattresimo, vero dottor C.?- rispose Cesare Romiti.
- Sì sì, è il trentaquttresimo.-
Erano 34 giorni che gli operai scioperavano davanti ai cancelli di Mirafiori, bloccando le produzioni in seguito ai licenziamenti annunciati dalla Fiat. Era la più grande mobilitazione sindacale del dopoguerra…
Tag: 1980, agnelli, colletti bianchi, fiat, lama, marcia dei 40.000, massim., racconti, racconto inedito, romiti, sciopero, scrittore esordiente, scrittura, scrivere, torino
Febbraio 4, 2008 alle 9:12 pm |
Ogni post che fai è una scoperta per me… Bellissimo!
Febbraio 4, 2008 alle 10:57 pm |
Avvincente. Ma quanti di quei quarantamila furono licenziati, quando cominciarono i licenziamenti, e non servivano più?
Febbraio 5, 2008 alle 11:56 am |
Zebra: grazie di cuore!
Alberto: ce ne sarebbero tante di cose da dire sulla marcia dei 40.000… Questo è un racconto breve e certamente non rende più di tanto l’idea.
Molti di quei 40.000 erano figli di operai, non ricconi. La Fiat sbagliò GRAVEMENTE due volte, ma quando la protesta degenerò in soppruso (espropri proletari alle macellerie tipo “prendiamo tutto, paga Agnelli” oppure mazzate e minacce ai “crumiri”) una buona parte della cittadinanza torinese disse basta.
Qualcuno dice che la “marcia dei 40.000″ segnò una capitolazione sociale della classe operaia. Non so se sia proprio così ma di certo il segnale finale era chiaro: il ‘68 era finito. Da un pezzo.
Febbraio 6, 2008 alle 2:54 am |
il sessantotto….già coi 40.000 era capitolato; ora sembra veramente sepolto da secoli. Mi chiedo se sia mai esistito veramente o se piuttosto non sia un’utopia-propaganda generata da una generazione che in politica ha sempre fallito…
[pensieri sconnessi di una notte come altre.]
Febbraio 6, 2008 alle 12:45 pm |
Me lo chiedo spesso anch’io, Oopiate
Maggio 18, 2008 alle 8:17 am |
ma alla fine quanti operai furono licenziati???vennero messi in cassa integrazione???
Marzo 5, 2009 alle 1:07 am |
sono un operaio di pomigliano, in questi giorni stiamo lottando per non far chiudere il nostro stabilimento,leggendo la storia dei 40000 mi rendo conto che e cambiato poco o niente,sapete voi chi sono gli unici che non si sono uniti a noi operai nella lotta? sempre loro i “colletti bianchi”. ci lasciano soli anche oggi che lottiamo per non morire,ci lasciano soli quando si sciopera per il contratto,noi perdiamo i soldi e loro alla fine guadagnano anche di più senza perdere una sola giornata di lavoro.ci guardano male quando facciamo picchetti,cercano strade alternative per poter entrare.allora mi chiedo che ha insegnato a questa gente la storia dei 40000 se sono sempre loro la vera rovina della classe operaia? grz x lo spazio concessomi e come sempre POMIGLIANO NON SI TOCCA!!!
Aprile 2, 2009 alle 10:24 pm |
PUR ESSENDO IL FIGLIO DI QUEL “MARCIATORE” CHE ORGANIZZO’ LA MANIFESTAZIONE DEL 14 OTTOBRE DEL 1980 ANCHE IO VENGO MESSO IN CASSA INTEGRAZIONE DA BUON COLLETTO BIANCO FIAT (COMAU)… QUINDI DICO AI COLLEGHI DI POMIGLIANO CHE NON SONO UN RACCOMANDATO E PARACULO COME QUALCUNO AFFERMA…