Febbraio 18, 2008...12:54 pm
Caravaggio e il delitto della Pallacorda

Se ieri sera avete seguito su Raiuno il film sulla vita di Caravaggio, sapete di cosa sto parlando.
Ripesco così da Panic Rome questo post riguardo ad un luogo del delitto che, nel bene e nel male, ha fatto parte della mia vita:
Via di Pallacorda è una sottile lingua di sampietrini tra piazza Firenze e via della Scrofa, nel rione romano di Campo Marzio. Si chiama così sa sempre, fin dal ’600, quando ci sorgevano i campi da gioco più frequentati della città . ”Una Roma con mille contraddizioni, che ama l’arte e la violenza, che prima diffonde valori morali e poi brucia al rogo l’eretico Giordano Bruno. Tra palazzi ed osterie in cui spesso il gioco si trasforma in rissa”. Era la Roma in cui viveva Michelangelo Merisi, in arte Caravaggio.
Immaginate un campo di squash di 400 anni fa, con a bordo campo il pubblico che schiamazza, tifa, scommette, proprio come in una partita di calcio di oggi. In questo scenario, il 28 maggio 1606, due squadre si affrontano in una partita durissima, così dura che sembra un duello e che ben presto lo diventerà . Da una parte c’è la squadra di Ranuccio Tamassoni, rampollo di una delle famiglie più in vista di Roma, un attaccabrighe arrogante che veste di nero. Dall’altra la squadra di un pittore, uno dei più grandi di tutti i tempi: Caravaggio. E’ lui a vincere la partita. Una sconfitta bruciante, tanto che Ranuccio, con l’animo colmo di rabbia, si avventa sull’avversario. Per il geniale pittore (che era anche una gran testa calda!) è un invito a nozze: Caravaggio estrae un coltello e lo cospisce tre volte, uccidendolo. Â
Per secoli si è pensato che l’omicidio di via di Pallacorda sia stato dettato solo da un casuale litigio di gioco, ma pare proprio che non sia stato così. Ranuccio e Caravaggio si conoscevano e si odiavano già prima di quella partita per i soliti motivi: debiti del pittore o gelosia per alcune ”Madonne”…
Di sicuro c’è che, in conseguenza alla grande eco avuta dal delitto della Pallacorda (i Tomassoni erano una famiglia molto nota a Roma), la vita di Caravaggio cambia. Papa Paolo V in persona (che anni prima Caravaggio aveva ritratto) emette un bando capitale contro di lui con tanto di taglia: in pratica, chiunque lo incontrava poteva ucciderlo. Inizia così una lunga fuga che lo porta a Napoli, Malta, Sicilia, e ancora a Napoli.
Quattro anni dopo la morte di Ranuccio, mentre Caravaggio attende fiducioso a Port’Ercole la grazia del Papa, muore di malaria. Aveva 39 anni. La sua grazia arriverà davvero, ma solo qualche giorno dopo. Troppo tardi.
Come “un astro che volge verso un tramonto tragico”, il punto di non ritorno nella vita del grande Merisi è arrivato improvviso, inatteso e implacabile, in quella stretta via di Campo Marzio.Â
Oggi sul luogo del delitto c’è un garage. Ne è passato di tempo…




















1 Commento
Febbraio 18, 2008 alle 1:08 pm
La cosa del garage non la conoscevo… triste…
A volte mi rendo conto che è stupido il concetto di “lapide” di “posto in cui è avvenuto bla bla bla”… ma poi ci penso e capisco che è giusto.
Voglio dire, ogni volta che vado a Londra faccio un salto davanti ad Abbey Road ed attraverso la strada sulle famose strisce. In fondo è la stessa cosa.
L’uomo è fra gli animali il più strano…
R
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