
Via di Pallacorda è una sottile lingua di sampietrini tra piazza Firenze e via della Scrofa, nel rione romano di Campo Marzio. Un luogo del delitto che, nel bene e nel male, ha fatto anche parte della mia vita, oltre che di quella di quel geniale mascalzone di Michelangelo Merisi. Se ieri sera avete seguito su Raiuno il film sulla vita di Caravaggio, saprete certamente di cosa sto parlando…
La via in questione si chiama così sa sempre, fin dal ’600, quando ci sorgevano i campi da gioco più frequentati della città. ”Una Roma con mille contraddizioni, che ama l’arte e la violenza, che prima diffonde valori morali e poi brucia al rogo l’eretico Giordano Bruno. Tra palazzi ed osterie in cui spesso il gioco si trasforma in rissa”. Era la Roma in cui viveva il Merisi, in arte Caravaggio.
Immaginate un campo di squash di 400 anni fa, con a bordo campo il pubblico che schiamazza, tifa, scommette, proprio come in una partita di calcio di oggi. In questo scenario, il 28 maggio 1606, due squadre si affrontano in una partita durissima, così dura che sembra un duello e che ben presto lo diventerà. Da una parte c’è la squadra di Ranuccio Tamassoni, rampollo di una delle famiglie più in vista di Roma, un attaccabrighe arrogante che veste di nero. Dall’altra la squadra di un pittore, uno dei più grandi di tutti i tempi: Caravaggio.
E’ lui a vincere la partita.
Una sconfitta bruciante, tanto che Ranuccio, con l’animo colmo di rabbia, si avventa sull’avversario. Per il geniale pittore (che era anche una gran testa calda!) è un invito a nozze: Caravaggio estrae un coltello e lo cospisce tre volte, uccidendolo.
Per secoli si è pensato che l’omicidio di via di Pallacorda sia stato dettato solo da un casuale litigio di gioco, ma pare proprio che non sia stato così. Ranuccio e Caravaggio si conoscevano e si odiavano già prima di quella partita per i soliti motivi: debiti del pittore o gelosia per alcune ”Madonne”…
Di sicuro c’è che, in conseguenza alla grande eco avuta dal delitto della Pallacorda (i Tomassoni erano una famiglia molto nota a Roma), la vita di Caravaggio cambia. Papa Paolo V in persona (che anni prima Caravaggio aveva ritratto) emette un bando capitale contro di lui con tanto di taglia: in pratica, chiunque lo incontrava poteva ucciderlo. Inizia così una lunga fuga che lo porta a Napoli, Malta, Sicilia, e ancora a Napoli.
Quattro anni dopo la morte di Ranuccio, mentre Caravaggio attende fiducioso a Port’Ercole la grazia del Papa, muore di malaria. Aveva 39 anni. La sua grazia arriverà davvero, ma solo qualche giorno dopo. Troppo tardi.
Come “un astro che volge verso un tramonto tragico”, il punto di non ritorno nella vita del grande Merisi è arrivato improvviso, inatteso e implacabile, in quella stretta via di Campo Marzio.
Oggi sul luogo del delitto c’è un garage.
Ne è passato di tempo…
Tag: arte, campo marzio, caravaggio, delitto, delitto pallacorda, garage, giordano bruno, michelangelo merisi, pittore, raiuno, ranuccio tomassoni, roma, via di pallazorda
Febbraio 18, 2008 alle 1:08 pm |
La cosa del garage non la conoscevo… triste…
A volte mi rendo conto che è stupido il concetto di “lapide” di “posto in cui è avvenuto bla bla bla”… ma poi ci penso e capisco che è giusto.
Voglio dire, ogni volta che vado a Londra faccio un salto davanti ad Abbey Road ed attraverso la strada sulle famose strisce. In fondo è la stessa cosa.
L’uomo è fra gli animali il più strano…
R
Settembre 28, 2008 alle 6:46 pm |
Buongiorno Massì.
Mi ha incuriosito il numero di visitatori e son venuto a vedere cosa mai avevi detto riguardo il caro Caravaggio.
E’ un sacco di tempo che non passo per via di Pallacorda, dai tempi in cui da pischello, enfio di rabbia e furor creativo giravo per gallerie a sputare veleno sui nuovi artisti espiantati dai vari vivai sotto cappella dei sin troppo innumerevoli mercanti imbragacritici che negli anni ottanta piegavano al proprio volere non pochi galleristi, da Palermo a Bolzano.
Per cui non so se la galleria di Gian Enzo Sperone è ancora là, ma per rispetto alla tristemente nota via, oltre alla Lesa Maestà inferta dal via vai d’automobili causata dal garage da te citato, vorrei aggiungere che tanti e tanti artisti, artisti in nuce e artisti falliti come me, hanno calcato gli stessi sampietrini che hanno visto il gioco cambiarli da ossidiana a vermiglio dalla furia di un nume che nei secoli ha ispirato loro e tanti altri: Michelangelo “Hard Core” Merisi.
Settembre 28, 2008 alle 9:47 pm |
Mi piace pensare, lo voglio intensamente, che non esitano artisti falliti.
Che te come a loro sia riconosciuto il giusto onore, Claudi.
Un saluto!
Settembre 29, 2008 alle 1:55 am |
Grazie Massi, non era uno sfogo, giuro, univo un riconoscimento all’altro. Ognuno per la sua strada.
Non mi pesa non aver avuto fortuna in quell’ambito, l’importante è che sia io che tanti altri non abbiamo smesso di dare e di darsi, abbiamo solo cambiato media. E ancora crediamo in quel che facciamo.
Buonanotte e a presto, Ma’.
Settembre 29, 2008 alle 9:59 am |
Figurati caro Claudi, ti ho inteso bene e ti do perfettamente ragione. Nella vita si tenta. Si prova a giocare la partita con le migliori carte che abbiamo in mano. Si può perdere, si può non arrivare, è vero. Ma come dici tu l’importante è non smettere mai di darsi, e di essere IL MEGLIO che possiamo essere.
P.s. questo blogroll che vedi a fianco funziona un pò come un block notes dove annotare gli indirizzi degli amici. Da oggi ci sei anche tu. Passerò a leggerti nel tuo blog. A presto!
Settembre 30, 2008 alle 12:54 pm |
Massi, ti ringrazio tanto, davvero, come ultimo arrivato (anche se a 42 suonati) in questo riflesso del reale, mi fa davvero un piacere enorme essere aggiunto agli altri blogatori del tuo “giro”.
Ma il mio non è un vero e proprio blog, è un racconto in progress piuttosto storto, davvero.
E’ scrittura etilica, stream of consciousness da Toxic Avenger, in alcuni punti anche pesante da leggere ma se ci facessi un salto me ne sentirei onorato.
In alto un boule di Nero d’Avola alla tua!
Settembre 30, 2008 alle 1:57 pm |
Mai nessuno mi aveva offerto un boule di Nero d’Avola, grazie!
I racconti in progress mi piacciono.
Ci leggiamo (anche) da te, a presto!
Settembre 30, 2008 alle 2:06 pm |
Sulla morte del Caravaggio per malaria ci sono mille dubbi…
finanche il mitico MM (Martin Mystere) se n’è occupato.
Ah, come mi piaccio quando cito alta letteratura!!!