“Black Russian”: tra realtà e romanzo

By massim

“Com’è lineare, priva di incertezze e complicazioni, la politica in Russia”, scrive Sandro Viola su La Repubblica, “se Putin dice di votare il suo partito, Russia Unita, due elettori su tre corrono a votarlo. E se dice di votare come suo successore al Cremilino Dmitrij Medvedev, il risultato non cambia”.

Ma “chi è il tizio che abbiamo eletto Presidente?”.
E’ la domanda che comincia a circolare  su alcuni giornali russi dopo il risultato scontato delle elezioni  di domenica. Un paradosso. Come se tutti si fossero accorti soltanto ora di avere affidato il loro destino ad un emerito sconosciuto, fidandosi ciecamente della preferenza espressa da Vladimir Putin.
Tuttavia, se pensate che ciò sia incredibile, è solo perchè non avete ancora potuto leggere il mio romanzo, Black Russian! :-D
Scherzi a parte, la storia russa mi ha sempre affascinato e nel “viaggio” ideale compiuto per scrivere il  libro, mi sono imbattuto in un avvenimento analogo, ben descritto (anche se ovviamente rivisto e romanzato…) nella mia storia.
Vi invito quindi a fare una sorta di dietro le quinte (ma sarebbe meglio dire: dietro la quarta… di copertina!) di “Black Russian”, mettendo da parte il romanzo e dedicandoci alla realtà dalla quale è stato ispirato.
Dovete sapere che anche nel 2000 i russi elessero come presidente quello che allora era un emerito signor nessuno (Putin).
Boris Eltsin, “il padre della Patria”, era diventato impresentabile (beveva più lui di un Hammer H1!). Così, l’onere di scegliere il nuovo capo, passò  di fatto ad un manipolo di oligarchi, divenuti i veri padroni dello Stato mentre il vecchio Boris impegnava il tempo tra una bevuta e l’altra. Si decise così a tavolino il nome dell’ex agente del Kgb Vladirmir Putin. Ma a differenza della recente elezione di Medvedev , l’allora giovanissima”democrazia” russa, così come concepita dagli oligarchi, era ancora troppo fragile per indurre milioni di persone a votare in massa un tizio mai visto. Come fare allora?  Semplice: “costruiamogli un figura pubblica fatta ad arte per piacere all’opinione pubblica”, si dissero gli oligarchi. Prima di far questo però, dovevano trovare un nemico da combattere, creare la situazione giusta in cui il nuovo Superman della politica all’ombra del Cremlino sarebbe potuto emergere. “Trovato!”. I ceceni.
Nel corso del 1999, strani attentati dinamitardi cominciarono così a susseguirsi in tutta la Russia. Morirono 300 persone. “Sono stati i ceceni!” disse la stampa anche senza uno straccio di prova. Due uomini vennero fermati dopo aver sistemato dell’esplosivo per un nuovo attentato. Chi sono? “Terroristi ceceni!”. No, sono agenti segreti di Mosca.
Ma ormai il pregiudizio dei russi verso ceceni divenne irreversibile. Erano vicini e facevano paura: “chi ci salverà da questi spietati terroristi?”
Nell’agosto del ‘99, pochi mesi prima delle elezioni presidenziali, comparì finalmente all’orizzonte il tanto atteso ”eroe”. Un piccolo manipolo di ceceni invase, incomprensibilmente,  dei villaggi nella regione del Daghestan. “Questo è troppo!” L ’attenzione dei russi si concentrò subito sul giovane Primo Ministro Putin che promise immediatamente di “schiacciare i terroristi”. L’esito, vista anche l’ovvia superiorità militare, fu scontato: i ceceni si ritirarono. “Standing ovation!”
La figura artificiosa del nuovo condottiero fu così portata a compimento. A marzo del 2000, Vladimir Putin vinse le elezioni presidenziali.

Sono pasati otto anni, ed eccolo lì in tv il Conte Vlad. Esce dal Cremlino mentre fuori c’è un tempaccio e fa un freddo boia. Si comporta come al solito da padreone del vapore, anche se l’eletto è Medvedev,  infiammando dal palco i cuori dei suoi sostenitori:
- Avete freddo?-
La folla: – nooooo!!!- (non vi ricorda qualcuno che parlava da piazza Venezia…)
-Mi date un minuto?-
- Siiiiii!!!-
- Le elezioni sono compiute. Il nostro candidato ha vinto. Questo vuol dire che viviamo in uno stato democratico…-

Inutile obiettare, come spiegato nel post di ieri, che sono in molti a non pensarla così. Mikahail Kassianov, per esempio, ex premier, leader di un partito (Unione Democratica Popolare della Russia) al quale è stato impedito di partecipare alle elezioni presidenziali: “si è celebrato il funerale della democrazia in Russia. Iniziano anni bui”.

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2 Risposte a ““Black Russian”: tra realtà e romanzo”

  1. zebrabianconera10 Dice:

    Mi sto appassionando a questi racconti…
    Complimenti!!!
    Ciao!

  2. massim Dice:

    Grazie 1000 Zebra, sempre molto gentile :-)

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