“Black Russian”, contenuti speciali: l’idea

By massim

Come vi avevo prennunciato (qui), inauguro una sezione dedicata alle curiosità su un libro non ancora stampato, il mio “Black Russian”. La chiamo contenuti speciali, come quelli che troviamo normalemente nei dvd. Spero che questo esperimento vi piaccia.


Tutto è iniziato con una email: “per Loris”.
Quel Loris ero io.
Uno pseudonimo, seguito da un cognome, con cui firmavo alcuni articoli in giro per la rete. Era il novembre del 2006 (proprio il tempo nel quale si svolge la trama di “Black Russian”), e io avevo già scritto qualcosa sul progetto Catrin, (il sistema cibernetico integrato per la difesa delle Forze armate italiane), quando Londra viene misteriosamente avvelenato, con una sostanza radiottiva, l’ex tenente colonnello dei servizi segreti russi Aleksandr Litvinenko.
Una spy story incredibile già di suo, dalla quale non avrei mai trovato lo spunto per scrivere il mio romanzo se non avessi conosciuto I., il mittente di quella email.
“Sono un ex dipendente delle forze armate, o meglio dell’aeronautica italiana” diceva quella mail,  ”sono un “ex” dipendente per motivi che piú in la ti spiegheró. Ho letto quello che ha scritto sul progetto Catrin e  l’ho trovato molto interessante, ci sono delle imprecisioni però. Fatti stranamente ignorati dalla stampa, probabilmente per ordini superiori. Contattami e ne discuteremo meglio. A presto. “
Come potete immaginare sono rimasto perplesso. Chi mi aveva trovato? In questi casi si scherza col fuoco e sono stato tentato di  non rispondere.  Poi, la mia innata curiosità, ha avuto la meglio.
“Diciamo che fin dalla mia entrata nelle forze armate ho collaborato con il Sismi ma siccome ho la testa troppo dura e non ho mai fatto gli interessi di nessuno mi hanno allontanato.”
Questo è pazzo, ho pensato. Intanto però ho cominciato ad annotarmi le cose che mi scriveva e, mettendole insieme, non le trovavo poi non così stupide. Anzi, non le trovavo proprio, da nessuna altra parte. Contemporaneamente ero riuscito a sapere che aveva lavorato davvero per l’aeronautica un tizio con il suo nome, destituito stranamente per motivi non specificati al termine di un lungo percorso di formazione. Sì, era lui.
“Se dobbiamo pubblicare qualcosa facciamolo avendo delle informazioni certe, e qui posso darti una grossa mano. Ora cosa vuoi fare? Ti fidi di me?”
Ok Mr. Bond, stupiscimi!
Le indagini sullo strano caso di Litvinenko proseguivano su tutte le prime pagine dei giornali seri, mettendo in luce il coninvolgimento di un italiano e gli interrogatori che erano stati fatti, proprio a Litvinenko, per conto della “nostra” commissione parlamentare Mitrokhin. 
I. invece, mi parlava delle vecchie volpi dello spionaggio russo come Gordievskij e Limarev, facendomi notare come, ogni tanto, qualche ex kgb “scompariva”.  
“Ti interessa ancora il progetto Catrin? Ho alcune novitá su altri “scomparsi” in giro per il mondo, cose che forse permettono di collegare i fatti di Londra con eventi poco felici per gli italiani accaduti tempo fa, ti faccio sapere presto.”
Abbiamo continuato a sentirci, ma non avevo ancora idea di rielaborare quelle informazioni, chissà quanto veritiere, per farne del materiale per un libro. Eppure, chiunque fosse realmente, I. mi aveva dimostrato di conoscere bene i punti bui della storia d’Italia e non solo:
“Come saprai, i codici del sistema Catrin sono stati rubati da infiltrati del Kgb. Ciò che invece di sicuro non sai…”
In particolare, senza che nemmeno me ne rendessi conto, mi si era ben fissato in mente quanto mi detto riguardo ad un tizio, che aveva fatto parte dei servizi segreti russi negli anni ‘80, e che risultava ancora ricercato anche dal Sismi. Un anno dopo, costui è divenuto uno dei più enigmatici personaggi del mio romanzo: l’uomo che tutti cercano ma nessuno sembra sapere perchè.
Ecco, la storia nella storia di “Black Russian” inizia proprio così, un anno prima di scrivere la prima riga.

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3 Risposte a ““Black Russian”, contenuti speciali: l’idea”

  1. Federico Dice:

    Un post intrigante, come di sicuro lo sarà il romanzo…

    In fin dei conti io credo che noi tutti viviamo in un romanzo, chiamato realtà, nel quale non siamo noi a decidere il corso dei nostri eventi, bensì qualcun altro (e non mi riferisco a divinità). C’è qualcuno che ci fa sembrare le cose come non sono perché ne trae guadagno e potere. Al momento sto studiando un po’ di cosine a riguardo, e più vado avanti e più mi sconvolgo…

    Se ci pensi bene, noi ci rendiamo conto di certe stranezze quando qualcosa – nei piani superiori – non funziona come programmato…
    E quando qualcuno scopre ciò che non si deve sapere viene inevitabilmente zittito…

    Credo che tu capisca quello che voglio dire (anche se questo commento potrebbe sembrare un po’ ‘psicolabile’).
    A presto.

  2. massim Dice:

    Capisco Federico, e credo che tu abbia davvero ragione!

  3. Libera Opinione Dice:

    Chiamare la realtà “romanzo” mi sembra un’eresia.

    Piuttosto gli eventi reali vengono nascosti furbescamente sotto forma di romanzo…

    Dire che è tutto pilotato suona come “non esistono più le mezze stagioni”.

    Lo sanno tutti.

    Il problema è che nessuno dice niente, nessuno protesta.

    La verità è che alle masse andrà bene così fino a che potranno ancora comprarsi un paio di jeans firmati, mangiare una pizzetta una volta al mese, fare un mutuo per andare a Sharm El Sheik e dire che, cavolo, sono stati in Egitto!

    Complimenti per il titolo.

    È il mio cocktail preferito.

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