Marzo 15, 2008...9:55 am

“Via di scampo”

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“Paul Etienne Lizzi è un ispettore di polizia alla deriva. Solitario, emarginato, odiato da colleghi e superiori, ha come unica ragione di vita le scorribande notturne che compie a Torino, per procurarsi il sesso e la droga che gli servono a perdersi. Ma è anche un buon ispettore, alla ricerca di un caso, un caso “importante” che possa ridargli il senso del suo lavoro, della sua esistenza. E lo trova a partire dalla morte di una bambina. In apparenza un incidente, su cui nessuno vuole indagare, ma che a Lizzi risveglia qualche cosa dentro: l’istinto della caccia. Anche perché la bambina era della vaI Susa, luogo della sua infanzia, e quella morte sembra l’ultimo di una serie di avvenimenti terribili che sta funestando la zona. Quando viene ritrovato il cadavere di un’altra ragazza, Lizzi scoprirà di essere sulla strada giusta…”
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Le uniche cose, a mio parere fuori luogo, in questa opera prima di Stefano Jay Bozzo, sono proprio il titolo e la copertina: un “Via di scampo” e un doberman che non c’entrano nulla con quanto andremo a leggere.
Ambientato tra Torino e la Val di Susa, alternando sulla testa del protagonista lo spillone della Mole e l’imponenza del Rocciamelone, “Via di scampo” è un romanzo avvicente. Un noir ma, passatemi il modo di dire, della giusta tonalità. Eccessivo sì, ma senza esagerare, molto introspettivo invece, e scritto con uno stile originale e scorrevole.
Tutto ruota attorno ad una indagine apparentemente senza senso, aperta dall’ispettore Lizzi, personificazione del poliziotto cattivo, immorale e vizioso. Un personaggio tormentato e violento che si muove come un Dio tra spacciatori, prostitute e delinquenti vari. Verrebbe da dire “nemmeno fosse uno di loro”, ma dopo qualche pagina si capisce bene che Lizzi è peggio, molto peggio.
Una curiosità: all’interno del testo ho trovato diversi riferimenti a “cose” propriamente torinesi. Una cosa che a me è piaciuta, ma che può leggermente disorientare un lettore fuori zona. Sono piccole cose, intendiamoci. Ma chi riuscirebbe a capire subito che “Satti” è una linea di bus extraurbana piemontese, se non è di quelle parti?

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