Aprile 10, 2008...2:21 pm
“Black Russian”-contenuti speciali: i luoghi
Riprende il viaggio conoscitivo dietro le quinte del mio romanzo. Dopo avervi raccontato di com’è nata “l’idea”, oggi voglio parlarvi dei luoghi in cui si svolgono le vicende di “Black Russian”.
Iniziamo col dire che nei libri, l’ambientazione è fondamentale.
Pensate come sarebbe stato “Il mastino di Basterville” di Conan Doyle, per esempio, senza l’inquietante brughiera osservata con timore da Watson e Sherlock Holmes.
Chi ha avuto modo di vedere il book-trailer del mio romanzo ha letto la frase “dalla bella Napoli alla gelida Murmansk”, ma ciò è davvero riduttivo per rendere l’idea dei tanti luoghi descritti. Una storia veloce, spesso frenetica.
C’è Napoli, è vero. Ci sono i suoi vicoli e le sue chiese, c’è il grattacielo del Jolly Hotel ed il Maschio Angioino. C’è il suo suo mare e le sue isole che sembrano quasi un lontano ricordo quando l’azione arriva fino a Murmansk: città russa del circolo polare artico, da sempre roccaforte impenetrabile dei servizi segreti (prima sovietici e poi russi).
Prima, dopo, e in mezzo a questi due estremi, ci sono altri luoghi a cui il protagonista della storia dovrà adattarsi, vivere, interpretare.
Nel prologo, si capisce che tutto inizia a Nizza (eh sì, caro Andrea…
), in un appartamento nel quartiere des Musiciens. Nizza… “Nizza è un sogno” è una delle frasi del romanzo, e infatti si percepisce tutta la bellezza disarmante della baia degli Angeli. La felicità, solo sfiorata, di un uomo e una donna tra le mura di un palazzo rosso di place Massena, i loro progetti in una delle mille brasserie della città…
Tutto da dimenticare, e anche in fetta. Perchè Nizza è un sogno, e i sogni non vanno troppo d’accordo con i romanzi come Black Russian.
Molto più disincantato e grigio invece, è lo sfondo del primo capitolo: Londra, poco distante da Regent Street. Poi la narrazione si sposta in Italia. Dove? Non si sa di preciso, una località sconosciuta del nord Italia. Da qui si giunge a Napoli, dove tutto sembra accadere. Ovviamente è solo un’illusione, ben presto la scena si trasferirà nuovamente all’estero, in Albania. Tra le righe comparirà Tirana, con il suo traffico caotico (peggio di Napoli!), e i nuovi palazzi dai colori improbabili costruiti accanto ad insipidi condomini di edilizia dell’est. Pochi, faticosissimi chilometri, ed ecco Valona, secondo porto del Paese, con i suoi moli zeppi di invisibili sogni infranti. Riflessioni fugaci, si torna in Italia: di nuovo Napoli e poi il nord. Il mare è sostituito dalle campagne piemontesi del Canavese (Ivrea), dalla neve di Chatillon e dai tavoli da gioco di Saint Vincent. Milano c’è, ma dura poco e non si vede. Torino invece sì: si gira per Porta Nuova e tra le Luci D’artista del centro. Si bazzica tra gli hotel rispettabili di piazza Carlo Felice e quelli più “riservati” di San Salvario. C’è la Torino multietnica dei call center sotto i numeri rossi della sequenza di Fibonacci che pendono da lassù, dalla Mole Antonelliana.
Proseguendo nella trama, l’addio all’Italia avviene in due luoghi e momenti differenti: nei vicoli di Roma (verso piazza Navona), e a Genova (tra i container colorati del porto, con in sottofondo gli schiamazzi dei camalli).
Non ci si muove (ancora) per nave ma si trova ugualmente in un altro porto, in Olanda a Rotterdam. Solo allora a far compagnia al lettore tornerà il mare, quello vero, immenso, da guardare con timore. E da attraversare. Rotta verso nord, al largo delle coste inglesi, destinazione San Pietroburgo, passando per il pescosissimo stretto dello Skagerrat che collega la Scandinava al mar Baltico. Ecco un altro porto, Goteborg, ultima tappa prima della destinazione finale. San Pietroburgo. Un traguardo che sfugge proprio quando sembra a portata di mano. Si lascia il passo ai ai paesaggi incantati della compagna di Kotka, in Finlandia. Da qui Helsinki, con il suo coloratissimo mercato, dista non molti chilometri di auto. Ma la Russia chiama, e dopo essere stata nell’aria per tutto il romanzo pretende ora il suo ruolo di prima donna.
Murmansk, circondata da una foresta di betulle e abeti, affacciata sull’inospitale mare di Barets. No, non basta certo questo per descrivere che razza di posto sia. Qui, il compito dello scrittore nel dipingere l’ambiente nel quale si svolge l’azione diventa particolarmente delicato. E’ l’atmosfera che bisogna trasmettere. Pesante, marziale. Non si tratta solo di una città, ma di una vera e propria fortezza tra i ghiacci. I sovietici si vantavano del fatto che mai nessun agente della Cia fosse mai stato catturato a Murmasnk…
Murmansk E’ la Russia che volevo descrivere nel romanzo. La fine.
L’epilogo no. Quello è lontano molte miglia, in Azerbaijan, ma distante solo un soffio dalla frontiera di quel Paese che è stato l’ispiratore di tutto. Le ultime righe scorrono come l’acqua calma che giunge fino alla spiaggia di Nabram, sulle rive del mar Caspio.
E’ l’ultima immagine, prima di chiudere il libro.
In totale, “Black Russian” è ambientato in 9 nazioni e 19 città.




















5 Commenti
Aprile 10, 2008 alle 2:42 pm
Sempre più interessante… adoro Nizza e mi pare un ottimo posto da dove iniziare.
Sbrigati un po’ a trovare il modo per pubblicarlo come si deve!
R
Aprile 10, 2008 alle 2:58 pm
Caspiterina. Un vero giro attorno al mondo!!
Aprile 11, 2008 alle 4:47 pm
E’ un libro itinerante…immagino una cartina è tutti gli spostamenti. I luoghi, i paesaggi nei racconti, sono fondamentali come lo è la musica nei film.
Cmq è incredibile quello che hai architettato!
Aprile 11, 2008 alle 4:48 pm
Errata corrige: è sta per con
:0
Aprile 11, 2008 alle 10:35 pm
interessantissimo, Massim, …che bravo sei!
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