Maggio 12, 2008...11:53 am
Renatuzzu l’intoccabile
In queste ore si fa un gran parlare di Marco Travaglio. Forse sapete già tutto delle accuse del giornalista torinese al neo presidente del Senato, Renatuzzu Schifani (”c’è chi vuole minare il dialogo”) , nel corso della trasmissione di Fabio Fazio.
L’avrete sentito in ogni telegiornale. Sentito, sottolineo. Visto no. Non mi pare ci sia stato un solo TG che abbia trasmesso le immagini della trasmissione. Dategli un’occhiata.
Secondo Travaglio quindi, Renatuzzu ha intrattenuto fino agli anni ‘90 una simpatica amicizia con quel caro picciotto di Nino Mandalà , boss di Villabate. Negli anni ‘80 ne era addirittura socio in una società di brokeraggio assicurativo insieme ad un altro noto forzista (Enrico La Loggia).
Che scandalo, eh? Attaccare così duramente la seconda carica dello Stato! Sdegno bipartisan ed eccezione di quella solita testa calda di Anotnio Di Pietro.
Eppure Travaglio (come ha affermato lui stesso), non ha fatto nient’altro che ripetere in tv ciò che è già stato scritto in un libro. Si tratta per la precisioni de “I complici” di Lirio Abbate e Peter Gomez .
Vi riporto il passo dedicato al nostro nuovo presidente del Senato:
“È il 4 maggio 1998. Quel giorno il boss di Villabate Nino Mandalà  sale, verso le 11 del mattino, sulla Mercedes turbodiesel di un uomo d’onore grande e grosso, dalla folta barba scura. È l’auto di Simone Castello, l’imprenditore che, fin dagli anni Ottanta, per conto di Provenzano recapita i suoi pizzini in tutta la Sicilia. I carabinieri l’hanno imbottita di microspie perché sanno che parlare con Castello significa parlare direttamente con l’ultimo Padrino. Mandalà è su di giri. Le elezioni amministrative sono alle porte, nel direttivo provinciale di Forza Italia di cui fa parte c’è fermento, le riunioni per preparare la lista dei candidati si succedono alle riunioni. Gaspare Giudice lo ha consultato per trovare un uomo da presentare per la corsa al consiglio provinciale a Misilmeri, un paesino a pochi chilometri da Villabate. Lui gli ha fornito un nome: all’ultimo momento però l’accordo è saltato, perché Renato Schifani, neoeletto senatore nel collegio di Corleone, «ha preteso, giustamente, che il candidato di Misilmeri alla provincia fosse suo, visto che Gaspare Giudice ne aveva già quattro», spiega Nino a Simone. (…)
La sua prima piccola rivincita, Nino, se l’è comunque già presa. Il candidato proposto da Schifani si è presentato in paese ma è stato respinto in malo modo. Ridendo, Mandalà racconta di avergli detto a brutto muso: «Caro mio io non do indicazioni a nessuno, non mi carico nessuno, Misilmeri non è Villabate, è inutile che vieni da me. Di voti qui non ce n’è per nessuno…». La dura reazione del capomafia ha preoccupato i vertici di Forza Italia, tanto che Gaspare Giudice lo ha immediatamente chiamato: «Mi ha telefonato dicendo che stamattina a casa di Enrico La Loggia c’è stata una riunione. (C’erano) La Loggia, Schifani, Giovanni Mercadante (l’allora capogruppo di Forza Italia in Comune a Palermo, arrestato per mafia nel 2006) e Dore Misuraca, l’assessore regionale agli Enti Locali. (Giudice mi ha raccontato che) Schifani disse a La Loggia: «Senti Enrico, dovresti telefonare a Nino Mandalà , perché ha detto che a Villabate Gaspare Giudice non ci deve mettere più piede… e quindi c’è la possibilità di recuperare Mandalà , telefonagli…».
Il mafioso è quasi divertito. Tanta confusione intorno al suo nome in fondo lo fa sentire importante. Alzare la voce con i politici è sempre un sistema che funziona. E, secondo lui, anche Renato Schifani ne sa qualcosa. Dice Mandalà : «Simone, hai presente che Schifani, attraverso questo (il candidato di Misilmeri)… aveva chiesto di avere un incontro con me, se potevo riceverlo. E io gli ho detto no, gli ho detto che ho da fare e che non ho tempo da perdere con lui.”
(Â il resto qui)




















5 Commenti
Maggio 12, 2008 alle 1:02 pm
Al nostro amico turinèis è toccata la pagliuzza più corta e lo scandalo è intorno a lui.
Penso che in fondo di puliti puliti ce ne siano pochi in giro. Capita a volte che qualcuno lo faccia notare con molto CORAGGIO e con una dose forse di follia (o amore per la professione, non so). Spero ne esca con le ossa non troppo rotte… Staremo a vedere.
R
Maggio 12, 2008 alle 1:40 pm
Onestamente Massim,
credo che gli italiani se ne fotterebbo anche se avessimo Totò Riina come presidente del consiglio……
Travaglio ha fatto notizia solo perchè si è indignato il mafiosetto, l’italiano se ne frega e non si indigna
Maggio 12, 2008 alle 3:03 pm
già à , ha ragione peperitapatty, ahinoi!
possiamo sentire Travaglio, possiamo seguire programmi come Report…
il giorno dopo … come nulla fosse.
E che ci fanno gli scandali del paese???
Maggio 13, 2008 alle 12:13 am
Certo che Fazio me lo ricordavo meno viscido… ma che gli è successo in tutti questi anni?
In compenso Travaglio mi sta sempre più simpatico… su che canale è il suo programma? È la volta buona che riattivo il satellite…
Maggio 13, 2008 alle 10:16 am
Premesso che non ho capito cosa c’entrasse De André (e se qualcuno me lo volesse spiegare ringrazio sin d’ora), Fazio ho avuto l’impressione non facesse sul serio, al pari del suo dissociarsi dalle battute -concordate- con la Littizzetto, diversamente sarebbe fin puerile il suo dissociarsi da quanto terzi affermano.
Ciò che invece mi sconcerta è lo strabismo che vuole l’indignazione perché offesa la “seconda carica dello stato” mentre in realtà è verso quella posizione che saremmo NOI a doverci indignare perché la murena di “forza italia” è stata messa al posto che fu di Spadolini.
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