La partita di pallone

By massim

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Tutto iniziava con lo “ZZzzzZZZ” del citofono. Puntuale. Ogni pomeriggio.
I condomini più brontoloni, vedendoci scendere a bande nel giardino della Casa dei Mattoni Rossi per fare la quotidiana “partitella”, dicevano che una leva così teppistica non si era mai vista.
- A questi bambini manca il rispetto! Ecco cosa! Quand’ero giovane io invece…-
Ma avevano detto lo stesso dei loro figli, e i pochi superstiti continuano a sotenere la medesima cosa anche oggi che a scendere nel parco sono i loro bis-nipoti.
- Palla o campo?- Bim bum bam, palla al centro, e si cominciava la partita di pallone. Proprio di pallone, non di calcio. Perchè le due cose erano ben diverse.
Il calcio lo giocavano i più talentuosi, quelli scelti dalle squadrette più blasonate della città. Il calcio aveva regole e campi da gioco, formazioni e magliette. Il gioco del pallone no.
Succedeva così che verso le 14.30, che fosse inverno o estate, iniziavamo le nostre partitelle in un prato sterrato. In realtà in origine era un prato e basta, ma a forza di giocarci aveva subito una specie di desertificazione che i condomini non sono mai riusciti a spiegarsi.  
Gli incontri erano lunghi e durissimi. Non c’era un arbitro a dire quando era fallo, e non c’erano nemmeno i parastichi. Una manna dal cielo per chi come me era affetto dalla “sindrome di Mark Lenders” ed entrava spesso e volentieri in scivolata.
Il bordo del campo erano le siepi, e si doveva stare attenti perchè se la palla andava fuori si potevano colpire le macchine nel parcheggio con conseguente ed automatico strillo di rimprovero. Centrare la finestra della signora Fella poi, era l’ipotesi più infausta: si rischiava di non vedere più il pallone. Un dramma!
Le porte invece erano i muri esterni di due case, i cui poveri propritari venivano ogni volta disturbati nei loro riposini pomeridiani dai nostri tiri, che nei loro appartamenti rimbombavano come fossero cannonate.
Fare gol non era troppo semplice. Bastava che la palla fosse più alta di un metro e mezzo che si dava il via a discussioni feroci se il tiro fosse davvero gol oppure dovesse contiderarsi alto. La larghezza dei pali era un’altro rompicapo… Venivano considerati di pochi centimetri oppure di un metro a seconda della capacità del portiere di imporre le proprie ragioni. Spesso si arrivava al compromesso: – allora è rigore! -
Si facevano 9 passi indietro e si tirava. Ma non si poteva “sbordare”, ovvero tirare troppo forte.
Continuavamo così anche fino alle 9 di sera, con punteggi via via più tennistici tipo 19-21 o 15-13. Il più delle volte si giocava ad oltranza, finchè qualche genitore non veniva a riprendersi il figlio sbraitando che la cena era pronta da un pezzo.

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10 Risposte a “La partita di pallone”

  1. rob Dice:

    Si potrebbe aggiungere:

    Il figlio del portinaio è colui che POSSIEDE il pallone, per cui se non lo fai giocare il babbo esce dalla guardiola, lo buca, e tutti a casa!

  2. Fabrizio - ikol22 Dice:

    …E c’era Fulvio in porta che sbraitava tutto rosso dando consigli a tutti (nella foga anche agli altri) e sempre la palla finiva sui tetti dei garage che era anche un po’ una scusa per salire dal portone, un pezzo di muretto e poi lassù dove ci pareva di toccare il cielo con un dito. Bei ricordi, grazie Massim.

  3. Massim. Dice:

    Vedo con gioia che “la partita di pallone” ha fatto parte di tutti noi :-)

  4. fabris Dice:

    …e che parte…

  5. Nausicaa Dice:

    Io giocavo in porta, ed ero anche piuttosto brava :D

  6. Roberta Dice:

    In realtà la partita finiva solo quando il genitore che veniva a riprendersi il figlio sbraitando era il padre del proprietario della palla.
    oddio quanto tempo è passato …….

  7. Oculus Perpetuus Dice:

    Che bei ricordi!
    Molto bella e suggestiva la foto, corona perfettamente il racconto.

    Dove giocavamo noi c’era una fabbrichetta di scarpe in un sottointerrato, più o meno “all’altezza dell’out di sinistra” ed era qualcosa di pericolosissimo e temutissimo, noi la chiamavamo il buco nero: non appena il pallone entrava nella fabbrica attraverso la sua stretta porticina, usciva il proprietario e con una lama da calzolaio, in nostra presenza, ci bucava l’amato supersantos!!!

    Recentemente sono ritornato sul posto: la fabbrica non c’è più, ma nemmeno il campetto, ora è un parcheggio :-(

  8. Massim. Dice:

    Oculus: la foto l’ho scattata in Umbria un paio d’anni fa. Come ho visto un campetto ho tirato fuori dal bagagliaio della macchina il mio immancabile Supersanton e mi sono messo a giocare del tutto incurante di avere qualche anno di troppo… :-D

  9. alvaraalto Dice:

    non per fare pubblicità,
    ma quel pallone è un

    SUPER SANTOS!!!!!!!

  10. zebrabianconera10 Dice:

    …e quante scarpe rotte…
    E quanti rimproveri tornato a casa… :-)
    Dal mattino alla sera, dall’alba al tramonto.
    Un pallone, due porte (o due zainetti).
    Tanti nuovi amici, il “vero terzo tempo” a ripetersi le gesta delle partite.
    E a dire che Platini calciava come te, non viceversa…
    Quanti ricordi a vedere quella foto…
    Bellissima!
    Ciao!!!
    zebrabianconera10

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