Ieri sera il concerto di chiusura dell’Etrura Eco Festival è stato meglio di Woodstock.
Almeno per noi sì, abituati al nulla di questo luogo di campagna che ho soprannominato il West.
Non so in quanti credressero possibile organizzare qui, proprio qui, in un feudo dei Boiachimolla, una serie di concerti a sfondo ambientale degni di questo nome. Ma la nuova giunta comunale (centrosinistra, con un vice-sindaco giovane e bravo) c’è riuscita, complimenti a loro.
Così, appena sono saliti sul palco i ragazzi de Le Radici nel Cemento con il loro reggae e il loro ska spassosissimo (a proposito, se non li conoscete vi state perdendo qualcosa), non so spiegarmi nemmeno io da dove, sono cominciati a confluire sotto il palco decine e decine di ragazzi, rasta e non, che hanno cominciato a saltare e a ballare fino a notte fonda.
Nell’irrealtà del momento, giocolieri con bastoni di fuoco, frecciatine al governo Berlusconi, e una bandiera jamaicana al vento (”Sognando un po’ Jamaica/ scialallalla scialallalalà”).
Alla fine è importato poco che il solito presidio di Boiachimolla ci aspettasse fuori canticchiando provocatoriamente i loro patetici, vecchi inni da ventennio: “ce ne freghiamo della galera, camicia nera, camicia nera!”.
Eravamo tanti, troppi stavolta. Si sono limitati a rimanersene appollaiati sul loro muretto, visibilmente invidiosi di non essersi divertiti come noi, per non disonorare la memoria del buon Benito.
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