La notte è un pazzo con le mechès /
che strapazza dei pezzi di jazz /

E’ un po’ quello che Sergio Caputo ha fatto ieri sera, nel concerto di Venaria Reale: ha strapazzato, e non poco, i suoi vecchi successi.
Al Teatro Concordia c’era una platea non troppo numerosa, divisa tra gli irriducibili appassionati (come il sottoscritto) e ascoltatori del tutto casuali.
Alle 21.45 il cantautore romano è entrato in scena sulle note di Io e Rino: chitarra a tracolla, pantaloni rossi ed un cappellino nero che ha voluto tenersi in testa per tutta la serata. Sei invecchiato Sè, ma che importa?
- Ciao Torino! -
Applausi.
Ottimo il contributo della band anche se personalmente i nuovi arrangiamenti dei vecchi pezzi mi hanno lasciato un po’ interdetto. Le parole erano le stesse, quelle da pregevole poeta contemporaneo, ma erano o troppo lente o troppo veloci. Oppure… saltavano decisamente. Insomma, non è semplice per un estimatore ventennale, e quindi un po’ integralista, accettare al primo ascolto certe variazioni di ritmo in canzoni conosciute ed apprezzate sempre nella loro versione originale.
Nel suo tour che lo ha riportato in giro per l’Italia, l’interprete di Sabato italiano è forse caduto nella tantazione di imporre un restyling troppo forzato al un repertorio, datato certo, ma ancora straordinariamente geniale. Un’impresa ardua.
Alla fine mi sono ritrovato, con una piccola parte del pubblico del Concordia, a tentare di riconoscere una improbabile versione di Spicchio di luna, a perdermi nelle strofe di Bimba se sapessi, a gettarmi all’inseguimento disperato delle note della bellissima Mercy bocù.
Sono stato troppo cattivo?
Eddai Sè, tanto lo sai com’è con certi fans brontoloni:
Alla fine quasi tutti sanno tutto /
sempre così… /
conviene alzare i tacchi via di qui… /
Ma il prossimo anno torno a sentiti dal vivo. Come dicevi? – Per logico che sia, ci rivediamo a Venaria! – Me lo sono ripromesso ieri notte in macchina, mentre tornando a casa ripensavo al concerto. Pensavo che comunque è stata una bella serata, che la prima volta che ho comprato un tuo disco avevo 9 anni e adesso che ne ho 30 sei ancora tra i miei mp3 più preziosi. Quindi ora sai che faccio? Metto su Rifarsi una vita, rigorosamente in versione Sanremo 1989.
L’amore musicale è cieco. Ma non scherzi neppure tu che ieri sera non riuscivi a leggere la scaletta senza occhiali, eh!
[ alcune strabilianti (mie) foto dell'evento, qui! ]