Della sera del 29 maggio 1985, la sera maledetta della stage dell’ Haysel, mi ricordo poche cose. Avevo solo cinque anni e già tifavo per la Juventus, la squadra per cui tifava mio padre, la squadra della mia città.
Allora non avevo troppe ansie prima delle partite importanti, quelle mi sarebbero venute dopo. Sapevo che avrrebbe giocato la Juve, che c’era Platini, e che quindi sarebbe andato tutto bene. Il Liverpool? Chi lo conosceva. Certo, sapevo che erano loro i campioni d’Europa in carica, ma li avevamo già battuti in Supercoppa qualche mese prima, quindi a mio infantile avviso, la partita sarebbe stata quasi una formalità.
All’ora dell’incontro ero davanti al televisore Salora del salotto, il più grande della casa, ma l’attesa infinita del calcio d’inizio cominciava a farmi venire un gran sonno. Quella partita non iniziava mai. Ricordo la voce di Pizzul e poi quella di mia madre che mi diceva che sugli spalti si stavano picchiando. Vedevo gente che scappava, sangue, caos. Non capivo e gli occhi mi si chiudevano. Mi sono ridestato solo sentendo la voce di Scirea. Era accanto al capitano del Liverpool e diceva qualcosa tipo: “State calmi, giocheremo per voi”.
I miei ricordi di fatto finiscono lì. Forse mia madre mi aveva portato a letto, chissà. Per ritrovare altre cose che mi parlano di quella partita devo ricorrere ad una figurina, una di quelle luccicanti molto in voga negli anni’80 che avevo attaccato qualche tempo dopo nella mia stanza. C’era la foto della coppa dei Campioni su uno sfondo bianconero e la scritta: “Juventus Campione d’Europa 1985″. La figurina me l’aveva regalata un amichetto. Tra noi bambini non si era parlato dei 39 morti dell’Heysel o forse eravamo semplicemente troppo piccoli per comprendere ciò che ancora oggi mi mette addosso una grande tristezza.
Crescendo ho rivisto le immagini di quella serata disgraziata decine di volte. Ho sentito dire a Tacconi che loro, i giocatori, gli eroi, sapevano tutto degli scontri, del crollo del settore Z, e che nonostante i morti qualcuno aveva deciso di festeggiare ugualmente la vittoria. Altri calciatori hanno invece sostenuto di non essere stati informati di nulla, ed altri ancora che un po’ sapevano… ma non troppo.
E’ strano, ho sempre preferito non parare di l’Heysel con i tifosi di altre squadre. Troppo rischioso. Le poche volte che è successo sono rimasto offeso, o costernato, o semplicemente irritato dalle idiozie di chi su quella tragedia ne sa veramente poco.
diciamolo chiaramente, il problema, il problema vero, è che si tratta di una disgrazia accaduta alla Juventus. O meglio, ai tifosi della Juventus. I più detestati tifosi d’Italia. Per cui non di rado qualche imbecille prende i morti di Bruxelles come ottimo pretesto per attaccare una squadra di calcio. Quante volte ho sentito dire: “Ah, siere riusciti a rubare anche lì!”, “Boniek è caduto fuori area”, “quell’insensibile di Boniperti era pronto a tutto pur di vincere”, “avete festeggiato nonostante i morti”.
Ma insomma, chi se ne frega della partita? Vinta o persa, giocata o non giocata, trentanove persone hanno perso la vita per una stupida finale di pallone. La maggioranza di loro erano italiani e tifavano per la Juventus, una squadra che nella sua storia ha vinto tanto e perso tantissimo, che conosce splendidi trionfi e indicibili tragedie (Gaetano Scirea, Andrea Fortunato, i due ragazzini delle giovanili annegati a Vinovo, l’Heysel stessa).
Oggi da quel 29 maggio sono trascorsi esattamente venticinque anni. Nella sede torinese della Juventus, poggiata su una mensola insieme ad altri trofei c’è anche lei, la coppa maledetta. E’ diversa, è triste ed imbarazzante. C’è chi dice di non sentire suo quel trofeo e chi sostiene che bisognerebbe restituirlo. “Già”, dice Boniek, “ma restituirla a chi?”
Io nel mio piccolo ho sempre pensato che è giusto che quella coppa sia ancora di proprietà della Juventus e di nessun altro. Io so, noi sappiamo, che a differenza degli altri pezzi di latta esposti in quella sala quel trofeo significa realmente qualcosa.
Tenerla non vuol dire vantarsene, ma memoria ha bisogno di simboli e la Coppa dei Campioni 1985 è la nostra Arbeit Macht Frei. Ci dovrà ricordare per sempre delle trentanove persone morte in quello stadio, della follia, dell’odio e del perdono. Loro, le vittime, erano arrivate fino a Bruxelles per vederla alzare al cielo da un uomo con la maglia bianconera. Magari togliamola dalla stanza dei trofei se la cosa ci farà sentire meglio, appendiamoci un nastro nero, oppure chiediamo semplicemente alla città di Torino di dedicare finalmente una strada alle vittime. Ma la coppa maledetta teniamola noi. Perché noi tifosi della Juventus sappiamo cosa ha significato davvero l’Heysel.
Rispetto.
- Juventus Blogger’s Corner, 29/05/2010

Chapeau, Massimiliano
Senza parole!! Un post commovente!!!
Bravo Massimiliano!!!
Massim, fratello, io avevo quasi 18 anni e ricordo tutto perfettamente di quella serata. Mi ricordo anche che mio padre aveva invitato un altro signore a casa, un suo amico, anche egli bianconero fino al midollo come noi, e mio zio,uno dei due fratelli di mio padre, manco a dirlo Juventinissimo, con il quale ho fatto diverse trasferte con lo Juventus Club di Roma, e con cui avevamo fino a pochi giorni prima, fatto un pensierino per andare a Bruxelles. Pensierino poi accantonato per problemi organizzativi. Rammento quanto eravamo emozionati per l’occasione e convinti di poterci rifare di quella maledettissima serata di atene di due anni prima dove perdemmo con l’amburgo. Ma poi assistemmo a quel massacro, alle notizie imprecise che arrivavano e alle immagini così assurde, incredibili, pensando che non potesse essere vero, che non potesse essere possibile che la maledizione di questa “stramaledetta” coppa si spingesse fino a far succedere una cosa del genere. Ed assistemmo a tutta la partita senza dire una parola, ammutoliti, anche perchè le parole dei giocatori sia della Juve che del Liverpool, prima della gara furono le seguenti: ” giocheremo solo per motivi di ordine pubblico”. La strage fu di per sè una tragedia immane, la cui tristezza e il cui dolore non cesseranno mai di esistere. Oltre a questo c’è un’altra cosa che mi rende ancora più triste, il fatto che da allora quasi tutti, e sottolineo quasi tutti (perchè ciò è accaduto troppo spesso), tra mass media, addetti ai lavori, tifosi da bar, e chiunque parli di calcio, si comporta e parla di questa tragedia in modo tale da far sembrare una colpa della Juventus tutto ciò che è accaduto, con frasi tipo, come hai scritto tu,”dovete restituire quella coppa sporca di sangue”, “avete rubato anche stavolta”, “questo è successo perchè voi non meritavate la finale”, “ma come si fa a fregiarsi di un trofeo simile”, dimenticando un piccolissimo particolare: di quelle 39 vittime, almeno 32 erano italiani e Juventini, ed erano lì per vedere la propria squadra del cuore vincere meritatamente la Coppa dei Campioni. Ogni volta che ripenso a quella partita ho la morte nel cuore, sia per ciò che successo, sia perchè l’odio dei nostri detrattori, specula sul nostro dolore e quello dei familiari delle vittime, per attaccare la JUVENTUS!!!