Addio caro, vecchio, Lingottino. La riqualificazione cittadina impone dei prezzi da pagare e per la Torino del futuro non c’è molto spazio per i sentimentalismi. Dopo gli stabilimenti di via Livorno e la Teksid di corso Mortara, questa volta le ruspe spianeranno l’80% dei capannoni delle ex Officine Grandi Motori di via Damiano, una delle fabbriche storiche della Torino che fu.L’edificio, che risale addirittura al 1899, è situato in quella parte un po’ decadente di città che tutti confondono con Barriera di Milano ma che in realtà si chiama Borgata Aurora, tra corso Vigevano e quella via Cuni (via Cuneo) resa celebre da un monologo di Gipo Farassino. Artefici, di quello che in origine era un complesso industriale mastodontico, furono l’architetto del liberty Pietro Fenoglio e più tardi, nel 1911, Giacomo Mattè Trucco, che per le OGM realizzò una struttura molto simile a quello che poi diverrà il suo capolavoro: il Lingotto.
Settantaduemila metri quadrati, tre isolati cittadini, centodieci anni di storia dell’industria italiana dalla Ansaldi alla Fiat, ecco cosa hanno rappresentato le Officine Grandi Motori per Torino. Una memoria storica che dal 18 ottobre scorso il Comune ha deciso di iniziare a demolire. Così ben presto al posto del vecchio Lingottino verrà costruita una torre residenziale e l’ennesimo centro commerciale della zona, una scelta che ha suscitato non poche polemiche.Eppure da anni ormai le vecchie OGM versano in uno stato di profondo abbandono, utilizzate soltanto come ricovero notturno dai senzatetto della zona.
Camminando tra quei vertiginosi capannoni che ben presto non esisteranno più, tra vetri rotti, macerie e immondizia, il silenzio assoluto della morte industriale stride con l’immagine rumorosa di quest’area tramandataci dalle foto in bianco e nero. Migliaia di operai lavoravano lungo le linee di produzione di cui ora non resta che qualche trave di acciaio verde, mangiata inesorabilmente dalla ruggine. Era l’esistenza un po’ mesta dei travet torinesi degli anni Sessanta che cantava proprio il buon Farassino dalla sua casa di ringhiera di via Cuneo. Loro erano i protagonisti, le Officine Grandi Riparazioni lo scenario: «Un mare di fredde ciminiere / un fiume di soldatini blu / un cielo scordato dalle fiabe / un sole che non ti scalda mai…».
Camminando tra quei vertiginosi capannoni che ben presto non esisteranno più, tra vetri rotti, macerie e immondizia, il silenzio assoluto della morte industriale stride con l’immagine rumorosa di quest’area tramandataci dalle foto in bianco e nero. Migliaia di operai lavoravano lungo le linee di produzione di cui ora non resta che qualche trave di acciaio verde, mangiata inesorabilmente dalla ruggine. Era l’esistenza un po’ mesta dei travet torinesi degli anni Sessanta che cantava proprio il buon Farassino dalla sua casa di ringhiera di via Cuneo. Loro erano i protagonisti, le Officine Grandi Riparazioni lo scenario: «Un mare di fredde ciminiere / un fiume di soldatini blu / un cielo scordato dalle fiabe / un sole che non ti scalda mai…».

Un altro pezzo di storia che se ne va!!
Abbiamo una grande memoria storica, una serie di edifici che rappresentano e raccontano quello che erano gli italiani di allora, quello che era uno certo stile di vita. Ed invece di recuperarli, come si farebbe con un tesoro prezioso, lo sostituiamo con un centro commerciale, simbolo fatuo del consumismo!! Ma, in fondo, ormai viviamo in una sorta reality, dove per il passato, seppur glorioso, non c’e’ piu’ spazio!
Ciao massi!!!
CIAO MASSIM , TUTTO OK ?
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MI SCUSO PER L’ ASSENZA …………. PERIODO CAOTICO , POCO TEMPO LIBERO .
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SPERO DI RECUPERARE E DI FARMI PERDONARE .
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VEDO CHE TRATTIAMO LO STESSO ARGOMENTO , NEI NOSTRI POST ………
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IO SONO BRUNO710 , IL CORVO E’ IL MIO NUOVO NIK .
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UN GRANDE SALUTO .
Cucaio: Ciao Giò, è sempre un piacere leggerti.
Il Corvo: Ehilà Bruno! Ben ritrovato, vado a leggere il tuo post!
Un altro centro commerciale? Questa globalizzazione prima o poi ci ucciderà tutti….