Addio Ficcanaso

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Ordunque, trascurando il fatto che io sono certamente immortale, se per qualche errore del Creatore prima o poi dovesse succedere anche a me di morire – evento verso cui serbo la più tranquilla e sorridente delle disposizioni – ecco le mie istruzioni per l’uso.
La mia bara posata a terra, in un ambiente possibilmente laico, ma va bene anche una chiesa, chi se ne frega. Potrebbe anche essere la Casa delle Balene, se ci sarà già o ci sarà ancora. L’ora? Tardo pomeriggio, verso l’ora dell’aperitivo.
Se non sarà stato possibile recuperare il cadavere perché magari sono sparito in mare (non è una cattiva morte, ci sono stato vicino: ti prende una gran serenità) in uno dei miei viaggi, andrà bene la sedia dove lavoro col mio ritratto sopra.
Verrà data comunicazione, naturalmente per posta elettronica, alla lista EnzoB e a tutte le altre mailing list che avrò all’epoca. Si farà anche un annuncio sui miei blog e su qualsiasi altra diavoleria elettronica verrà inventata nei prossimi cent’anni.
Vorrei che tutti fossero vestiti con abiti allegri e colorati.
Vorrei che, per non più di trenta minuti complessivi, mia moglie, i miei figli, i miei fratelli e miei amici più stretti tracciassero un breve ritratto del caro estinto, coi mezzi che credono: lettera, ricordo, audiovisivo, canzone, poesia, satira, epigramma, haiku.
Ci saranno alcune parole tabù che *assolutamente* non dovranno essere pronunciate: dolore, perdita, vuoto incolmabile, padre affettuoso, sposo esemplare, valle di lacrime, non lo dimenticheremo mai, inconsolabile, il mondo è un po’ più freddo, sono sempre i migliori che se ne vanno e poi tutti gli eufemismi come si è spento, è scomparso, ci ha lasciati. Il ritratto migliore sarà quello che strapperà più risate fra il pubblico. Quindi dateci dentro e non risparmiatemi. Tanto non avrete mai veramente idea di tutto quello che ho combinato.
Poi una tenda si scosterà e apparirà un buffet con vino, panini e paninetti, tartine, dolci, pasta al forno, risotti, birra, salsicce e tutto quel che volete. Vorrei l’orchestra degli UNZA, gli zingari di Milano, che cominci a suonare musiche allegre, violini e sax e fisarmoniche. Non mi dispiacerebbe se la gente si mettesse a ballare. Voglio che ognuno versi una goccia di vino sulla bara, checcazzo, mica tutto a voi, in fondo sono io che pago, datene un po’ anche a me.
Voglio che si rida – avete notato? Ai funerali si finisce sempre per ridere: è naturale, la vita prende il sopravvento sulla morte. E si fumi tranquillamente tutto ciò che si vuole. Non mi dispiacerebbe se nascessero nuovi amori. Una sveltina su un soppalco defilato non la considerei un’offesa alla morte, bensì un’offerta alla vita.
Verso le otto o le nove, senza tante cerimonie, la mia bara venga portata via in punta di piedi e avviata al crematorio, mentre la musica e la festa continueranno fino a notte inoltrata.
Le mie ceneri in mare, direi.
Ma fate voi, cazzo mi frega.
Basta che non facciate come nel Grande Lebowski.

La propaganda spinge la Corea del Nord alla guerra (Il Giornale del Friuli)

La Korean Central News Agency (Kcna) è l’unica agenzia di stampa della Corea del Nord, l’unico mezzo di comunicazione ufficiale del regime di Kim Jong Il con il resto del mondo, dopo che il 23 novembre i colpi di artiglieria pesante sparati dalle unità nordcoreane verso l’isola sudcoreana di Yeonpyong hanno riportato l’attenzione dei media sul conflitto tra le due Coree. Un atto di aggressione “sconsiderato ed inspiegabile” secondo Seoul, che rischia di causare il riaccendersi violento di una guerra mai conclusa lungo la linea del 38° parallelo.
Seppure rigidamente ingabbiata tra le maglie strettissime della propaganda comunista, la versione dei fatti della Kcna può fornire un quadro più preciso di quanto accaduto nel Mar Giallo. “Il nemico sudcoreano”, sostengono da Pyongyang, “malgrado i nostri avvertimenti ripetuti, ha commesso provocazioni militari procedendo a tiri di artiglieria contro il nostro territorio marittimo nei pressi dell’isola di Yeonpyeong, a partire dalle 13”.
Il comunicato sembra parlare direttamente agli Stati Uniti e agli altri paesi che hanno condannato fermamente l’accaduto “senza conoscere la dinamica dei fatti”.
Com’è noto, Yeonpyeong è stata in passato motivo di altri scontri tra le due Coree, che non concordano sui rispettivi confini marittimi al largo dell’isola. Questa volta, le esercitazioni militari compiute dalla Corea del Sud in acque contese, avrebbero provocato la dura risposta delle navi militari stanziate nel Mar Giallo: “l’isola ha svolto un ruolo di avamposto contro la Corea del Nord e ha meritato il castigo inflitto da parte del nostro esercito come misura di autodifesa”. Tradotto significa settanta case civili distrutte e quattro soldati sudcoreani feriti. E la reazione continuerà “senza esitazioni se il nemico sudcoreano osa ancora invadere il nostro territorio”.
Così in queste ore febbrili che vedono la regione scivolare verso un preoccupante conflitto, la Kcna è diventata l’agenzia di stampa più osservata dalla comunità internazionale. Un’agenzia molto chiacchierata all’estero e che più volte è stata sospettata di essere in realtà un braccio mascherato dei servizi segreti del regime nordcoreano. Qualsiasi notizia non gradita al leader supremo Kim Jong Il viene accuratamente ignorata dalla Kcna, che rimane fedele dal 1946 alla linea ideologica che descrive l’agenzia come un organo che deve prestare “seria attenzione ad ogni parola, perché ogni nostro scritto deve esprimere il punto di vista del partito comunista e del governo della nostra Repubblica”. Sul suo sito internet, attivo fin dal 1996 ma con accesso bloccato dalla Corea del Sud, si apprende che l’agenzia nordcoreana ha accordi di scambio stampa con altre 46 agenzie e possiede degli uffici in sei paesi tra cui Cina e Russia. Le ultime notizie battute non sono, almeno per ora, incentrate sull’eventualità di una guerra con i fratellastri del sud, una eventualità che di per sé non sarebbe affatto una novità. Le due Coree sono ancora ufficialmente in guerra da sessant’anni, anche se finora la pace è stata mantenuta faticosamente in piedi grazie ad un armistizio del 1953. Un accordo vecchio che, secondo la diplomazia americana amica di Seoul, la Corea del Nord avrebbe definitivamente violato. Ma nel gioco del rimbalzo delle responsabilità la Kcna scrive invece che sono “le azioni di Seoul” a condurre all’inevitabile scontro militare.
Difficile dire a questo punto quale sarà lo sviluppo della crisi. Quel che è certo è che l’immortale dittatura di Kim Jong, ancora spalleggiata dal gigante cinese, non sembra disposta ad arretrare di un passo dalle sue posizioni. Anche di fronte all’arrivo nel Mar Giallo delle unità navali degli Stati Uniti d’America, i quali “farebbero bene ad abbandonare la loro solita cattiva abitudine di falsificare la verità delle situazioni”.
La Corea del Nord continua, grazie alla propaganda, nella sua folle e solitaria battaglia per un’idea già sconfitta, per quel socialismo reale morto ovunque da vent’anni. Un dato di fatto di cui nessuno però da quelle parti sembra essersi accorto. Così a oltre 100 metri di profondità, gli accessi blindati dalla metropolitana di Pyongyang sono pronti per accogliere la popolazione nel più grande bunker mai costruito: la metro stessa. I nordcoreani sono preparati anche ad un bombardamento atomico. Da sempre.

null - Il Giornale del Friuli, 27/11/2010

Da un mese sul tetto del cimitero (su Pagina)

Attimi di tensione questa mattina di fronte all’ingresso del cimitero Monumentale di corso Novara. Verso le 10, un gruppetto di manifestanti, tra cui alcune donne, ha sbarrato il transito alle autovetture in entrambe le direzioni ed esposto striscioni di solidarietà ai due operai che da ben 28 giorni sono accampati sul tetto della cappella del camposanto.
Ilario Umbaca e Antonio Marchio, ex operai della cooperativa che gestisce il cimitero, hanno montato lassù una tenda canadese a inizio novembre e da allora sono rimasti lì a sfidare il freddo per protestare contro chi, secondo quanto sostengono loro stessi, li ha convinti con l’inganno a firmare le lettere di dimissioni.
Tra i clacson degli automobilisti irritati e i mugugni dei passeggeri dei bus rimasti intrappolati a causa della protesta sul corso, i manifestanti hanno distribuito un volantino con la storia dei due uomini licenziati e «ingiustamente accusati di reati mai commessi».
Marchio è rimasto a casa sei anni fa a causa di una denuncia per furto ai danni del cimitero, Umbaca qualche anno dopo con l’accusa di assenteismo. Dopo i rispettivi processi entrambi sono stati assolti e ora rivogliono il loro lavoro. A quanto pare però la questione sarebbe molto più complessa, come ha spiegato il vicesindaco di Torino Tom Dalessandri a La Rupubblica: «In un caso, quello di Umbaca, si tratta di un dipendente che ha dato le dimissioni volontariamente; nell’altro caso, quello di Marchio, non è mai stato un addetto del Comune ma di una cooperativa che lavorava per il Municipio. Non capisco quindi le ragioni del loro gesto».
Fatto sta che dopo 28 giorni di pioggia e gelo è servito un blocco del traffico per ricordare al Comune il caso dei due necrofori ribelli. Forse perché salire sulle gru, sulle ciminiere e sui terrazzi per protesta ormai va di moda anche a Torino. Tuttavia bisogna riconoscere che Marchio e Umbaca sono dei veri veterani dei tetti, due precursori di questa forma di lotta: a ottobre del 2009, a Roma, erano saliti per qualche ora sul Colosseo prima che la polizia riuscisse a convincerli, chissà come, a scendere.
Il blocco di corso Novara è continuato a lungo finché sono cominciate a volare parole grosse tra alcuni automobilisti e i manifestanti. «Insomma, lasciateci passare» ha urlato un signore furibondo, mentre i vigili urbani cercavano a fatica di deviare il traffico lungo il parcheggio del cimitero. In pochi hanno alzato gli occhi verso l’alto per leggere dagli striscioni dei due operai i motivi di quella protesta. Loro a dieci metri d’altezza, visibilmente intirizziti, hanno continuato a passeggiare su e giù sul piccolo spazio di cemento del tetto.
«Ma che vadano a lavorare» è stato il commento di un frettoloso passante. Qualcuno allora gli ha ricordato che è stata proprio la mancanza di un lavoro ad aver spinto i due operai a salire lassù.

null -  Pagina, 27/11/2010

Poteev, il traditore bielorusso braccato dai killer di Putin (Il Giornale del Friuli)

sheUn uomo solo, braccato due volte, fuggito dal suo paese e inseguito da un killer a contratto. Sembra la trama di un film di spionaggio, eppure è quanto sta accadendo per davvero al nemico numero uno della Russia di Putin: l’agente segreto doppiogiochista, colpevole di aver provocato nel giugno scorso l’arresto dei membri di una rete di spie russe operanti negli Stati Uniti.
L’uomo, al quale Vladimir Putin aveva minacciato vendetta con la frase: “i traditori finiscono male”, è stato recentemente identificato nel colonnello Alexandr Poteev, nativo Luninets, in Bielorussia, e responsabile del Svr, il servizio segreto russo per l’estero.
La scorsa settimana un anonimo funzionario del Cremlino ha rivelato al giornale Kommersant che la talpa è riuscita a scappare dalla Russia solo tre giorni prima che negli Stati Uniti scattassero gli arresti degli agenti dormienti. Da allora, ha aggiunto, “un Mercader è stato messo sulle sue tracce”. Chiara l’allusione a Ramon Mercader, l’agente spagnolo del Kgb incaricato da Stalin di trovare e uccidere Leon Trotsky, compito poi assolto nel 1940, in Messico, con un colpo di piccozza alla testa.
Ma chi è veramente Alexandr Poteev? Il quotidiano bielorusso Telegraf ha riferito delle informazioni molto precise sull’uomo che sta togliendo il sonno all’intelligence russa. Petreev sarebbe figlio di Nikolai, un eroe dell’Unione Sovietica, insignito dopo la Seconda Guerra Mondiale con le più alte decorazioni dal regime.
“Lo conosco dal 1979, quell’anno siamo stati insieme in Afghanistan”, ha dichiarato Feador Yakovlev, anch’egli agente del Kgb ai tempi dell’Unione Sovietica. Secondo questo racconto il colonnello Poteev avrebbe fatto parte del gruppo Zenit, un nucleo armato delle temutissime forze speciali Spetsnaz. In seguito, nel 1981, “il Bielorusso” era di nuovo a Kabul e dopo la fine della guerra con l’Afghanistan sarebbe stato assunto a tempo pieno dal Kgb. Dopo la caduta dell’Urss, la carriera di Alexandr Poteev è proseguita nel nuovo servizio segreto, l’Svr, dove con il grado di colonnello è stato responsabile delle operazioni negli Stati Uniti. Un rapporto interrotto bruscamente e senza preavviso a giugno, con quel tradimento che ha scatenato la collera di Mosca.
Per casi come questo nel 2006 è stata votata dalla Duma una legge che ha permesso di legalizzare l’assassinio dei nemici della Russia sul territorio straniero. C’è quindi da domandarsi se Alexandr “il Bielorusso” riuscirà a sfuggire per tutta la vita ai killer inviati per ucciderlo, un’impresa che alla luce di alcuni precedenti sembra ben ardua. Negli ultimi due anni infatti, almeno quattro traditori fuggiti in Occidente sono finiti sottoterra pro tempore. È il caso dei “misteriosi e improvvisi decessi” che hanno colpito prima Yuri Nosenko, ex vice capo della settima divisione del Kgb, e poi Arkady Shevchenko, ex vice segretario generale delle Nazioni Unite per gli Affari Politici. O ancora, delle morti al limite del grottesco degli agenti dell’Svr Sergei Tretyakov (soffocato accidentalmente da un pezzo di carne) e Eugeny Toropov (fulminato dal phone caduto nella sua vasca da bagno).
Lontanissimo dalla Russia, solo apparentemente al sicuro, Alexandr Poteev non può quindi certo dormire dei sonni tranquilli. Il “Mercader” del Cremlino lo sta cercando per fargli fare la stessa fine di Trotsky: con Stalin o con Putin, in Russia la dura legge dello spionaggio non ammette perdono.
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null - Il Giornale del Friuli, 20/11/2010

Romania, risolto il mistero della salma di Ceausescu (su Il Giornale del Friuli)

Ora anche l’anima dello spietato dittatore rumeno Nicolae Ceausescu potrà riposare in pace.
A ventuno anni dalla sua fucilazione avvenuta nel corso della cruenta rivoluzione anticomunista scoppiata in Romania nel 1989, l’esito dell’esame del dna ha confermato senza ombra di dubbio che il corpo riesumato a luglio nel cimitero di Bucarest è proprio quello dell’ex dittatore. Il giudizio sulle atrocità commesse dal regime comunista rumeno viene così consegnato definitivamente ai libri di storia, dissipando per sempre ogni ombra di mistero sulle ore successive alla fucilazione del suo leader.
Per Nicolae Ceausescu l’errore fatale fu di continuare a credere follemente fino alla fine che il popolo rumeno lo amasse. Con questa incrollabile quanto assurda convinzione il 21 dicembre 1989 decise imprudentemente di fare ritorno in Romania, dopo un viaggio di stato in Iran, ignorando che la rivoluzione anticomunista innescata a Timisoara si fosse ormai estesa in tutto il paese. A Bucarest il discorso in diretta televisiva di Ceausescu venne sopraffatto dai fischi e dalle ingiurie della gente, una protesta che in tanti anni di tirannia non si era mai vista. La risposta disperata dell’esercito ancora fedele al regime fu quella di sparare sulla folla in piazza Universitatii e in piazza Romana. Alla fine anche i generali crollarono e le truppe passarono dalla parte della rivoluzione. A proteggere la vita di Nicolae Ceausescu e sua moglie Elena rimasero poche decine di persone appartenenti alla guardia presidenziale. Contro di loro un intero popolo inferocito dalla miseria e accecato dalle vessazioni della dittatura.
Il 22 dicembre Nicolae ed Elena Ceausescu decollarono con un elicottero senza avere una destinazione precisa, nell’estremo tentativo di salvarsi la vita. Uno strampalato piano di fuga che durò poco. L’elicottero fu costretto ad atterrare platealmente su un’autostrada in seguito ad un guasto meccanico, un incidente che segnò anche la loro fine. Prontamente catturati, i coniugi Ceausescu vennero accusati di crimini contro lo stato, genocidio e distruzione dell’economia nazionale. Nicolae ed Elena vennero fucilati dopo un processo sommario il giorno di Natale del 1989, mentre su Bucarest già sventolavano le “nuove” bandiere rumene a cui era stato tagliato via l’emblema centrale del regime.
Da allora i due figli dei Ceausescu, Valentin e Zoe, non hanno mai smesso di sollevare forti dubbi sulla reale identità delle salme seppellite frettolosamente nel cimitero di Ghencea. Un possibile mistero che nel 2008 una sentenza della Corte d’appello di Buscarest ha deciso di risolvere, autorizzando la riesumazione dei corpi.
Al momento dell’apertura della bara, di Nicolae Ceausescu era rimasto soltanto il cappotto blu forato dai proiettili del plotone d’esecuzione e delle ossa di uno scheletro qualsiasi, sepolto sotto ventun anni di storia della nuova Romania democratica.

null -  Il Giornale del Friuli, 13/11/2010

Come al solito non è stato NESSUNO

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(ANSA) – MILANO, 16 NOV - La Corte d’Assise di Brescia ha assolto tutti i cinque imputati al termine del processo per la strage di Piazza della Loggia del 28 maggio 1974. La bomba uccise otto persone, oltre 100 i feriti. L’assoluzione e’ intervenuta in base all’articolo 530 comma 2 assimilabile alla vecchia insufficienza di prove. Revocata la misura cautelare nei confronti di Delfo Zorzi, ex appartenente a Ordine Nuovo, che vive in Giappone.

Maria De Zan, emigrata in Venezuela

 Maria De Zan, emigrata in Venezuela

Le vie di web sono davvero infinite, quindi perché non provarci.
ATTENZIONE: sto cercando una persona e spero quindi che prima o poi qualcuno che la conosce legga questa pagina e mi aiuti a trovarla.
La persona che cerco si chiama Maria De Zan (detta Mariuccia).  Di lei so pochissimo ma ho una sua foto. So di certo che a cavallo tra gli anni ’40 e ’50 del 1900, Mariuccia viveva in Italia, a Torino, e lavorava nel negozio dell’Alleanza Cooperativa Torinese di via Bava, angolo via Matteo Pescatore (zona piazza Vittorio Veneto).
So che abitava in zona Gran Madre, forse in corso Casale, e che aveva una zia in via Santa Giulia.
So anche di certo che il 9 novembre del 1950 Maria De Zan ha lasciato l’Italia e si è trasferita in Venezuela, a Caracas.  Lì era stato trasferito suo marito, un tale signor Perrucchione (o Perucchione?) di cui non so il nome (forse Paolo o Pietro). In Venezuela è nata nel 1951 la figlia di Maria, Luisa. Probabilmente si tratta della stessa Luisa Perrucchione de Soulés citata in questo atto del Ministero della Giustizia del Venezuela datato 1982.
Mariuccia è nata intorno al 1923. Se è ancora tra noi, Maria De Zan, torinese emigrata in Venezuela nel 1950, dovrebbe avere oggi 87 anni.
Chissà, magari sua figlia o suo nipote o qualcuno che l’ha conosciuta o la conosce, un giorno capiterà in questa pagina. In quel caso lo prego di dirle che la sua amica Anna la sta cercando e vorrebbe tanto riabbracciarla. Anna sta bene e vive ancora a Torino. E’ certa che Mariuccia non si sarà dimenticata di lei.
Per qualsiasi informazione potete scrivermi all’indirizzo email che vedete qui sotto. Grazie.
(Proverò anche a tradurre ciò che ho appena scritto in spagnolo con il modesto ma efficace traduttore di google…)

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Los caminos de la web son infinitas, así que ¿por qué no intentarlo.
ADVERTENCIA: Estoy buscando a una persona y espero que alguien tarde o temprano, que la conoce lee esta página y me ayude a encontrarla.
La persona que llamó María De Zan (llamado Mariuccia). Sé muy poco de ella, pero tengo una foto de ella. Sé con certeza que a finales de los 40′s y 50′s de 1900, Maria vivió en Italia en Turín y trabajó en el taller de la Alianza Cooperativa Torinese Via Bava, esquina Via Matteo Pescatore (cerca de la Piazza Vittorio Veneto).
Así que la Gran Madre que vivían en la zona, tal vez en el curso de Casale, y tenía una tía en la vía Santa Giulia.
También sé con certeza que el 09 de noviembre 1950 María De Zan dejó Italia y se trasladó a Venezuela en Caracas. No había sido trasladado a su marido, un Perrucchione Sr. esto (o Perucchione?) ¿Qué sé el nombre (tal vez Pablo o Pedro). En Venezuela, fue fundada en 1951, hija de María Luisa. Probablemente este es el mismo Perrucchione Luisa de Soules citadas en este acto del Ministerio de Justicia de Venezuela, de fecha 1982.
Marysia nació alrededor de 1923. Si todavía está con nosotros, María De Zan, desde Turín emigró a Venezuela en 1950, ahora debe tener 87 años.
Quién sabe, tal vez su hija o su sobrina o alguien que han conocido o conocen, un día sucederá en esta página. En ese caso le pido que le diga que su amiga Anna está buscando mucho y me gustaría mantenerlos nuevo. E ‘Mariuccia seguro de que no se olvidará de ella.
Para más información por favor escriba a la dirección de correo electrónico que sigue a continuación. Gracias.

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Juve per sempre sarà…

"Juve per sempre sarà..." (2)

“Vabbè dai… è andata com’è andata…comunque ci siamo divertiti, no? Sì, ha fatto piacere anche a me, e poi dai nostri posti il campo si vedeva proprio bene”.

Ti dico così mentre siamo appena usciti dall’Olimpico dopo Juventus-Roma e stiamo camminando lungo via Filadelfia. Per i nostri ha segnato Iaquinta, poi nel recupero del pimo tempo l’arbitro ha generosamente concesso un rigore ai giallorossi: 1-1, con le immancabili polemiche.
“Però il rigore non c’era, eh! No, non l’ho visto bene, però… non c’era! Ne sono sicuro!”.
Adesso camminiamo in corso Agnelli e all’incrocio con corso Sebastopoli ci sono dei capannelli di tifosi come noi, ancora con le sciapette bianconere al collo.  Anche loro dicono che il rigore non c’era. Decido che possiamo fidarci. E’ gente che se ne intende, molto intelligente… si vede dalla faccia.
“Sì, Traorè è stato bravo e anche Sorensen. L’hai visto quando ha fatto quell’azione… ah, era Felipe Melo? Vabbè è uguale, tanto…”
Le luci dell’Olimpico spariscono alle nostre spalle mentre costeggiamo le file di banchi chiusi del mercato rionale. Il cielo c’è. Ci deve essere. Ma non si vede. E non c’entra la notte di Torino, è colpa piuttosto di questa insistente nebbiolina che si ostina a sfocare ogni cosa. Anche i pensieri più recenti.
“Un arbitraggio pessimo, comunque! Sì, davvero una vergogna… La prossima volta che sento qualcuno dire che la Juve ruba…”.
Ma vuoi sapere cosa sto pensando? Beh, sto pensando che quando tra quindici o vent’anni riparlerò della partita di stasera, quasi sicuramente non mi ricorderò del gol di Iaquinta, del braccio di Pepe o del rigore di Totti. Mi verrà in mente invece l’immagine di noi due che cantiamo a squarciagola l’inno della Juve, tesi ed emozionati come due ragazzini, con gli occhi rivolti alla Scirea.
“…JUVE, STORIA DI QUEL CHE SARO’…”.
Migliaia di persone, tutte lì per due colori e una maglia. E’ difficile spiegare a chi non è un tifoso quanto tutto questo non sia poi tanto stupido. Difficile spiegare perché, ogni domenica, questo popolo disomogeneo canta, spera e si dispera, gioisce, incita, critica ed esalta. In fondo, caro Thomas, credo che l’essenza del calcio sia tutta qui: “…JUVE PER SEMPRE SARA’… JUVE PER SEMPRE SARA’…”.

Juventus-Roma 1-1

Juventus-Roma 1-1

TORINO, 13/11/2010 – Grazie a questo rigore segnato da Francesco Totti (…e regalato dall’arbitro Rizzoli :-P ) la A.S. Roma pareggia 1-1 all’Olimpico contro la Juventus.

P.s. Se Menez e Sorensen si fossero tolti da davanti al mio obiettivo la foto sarebbe venuta ancora meglio. Prendetevela con loro. 

[ © http://www.massim.tk ]

Birmania e dintorni

“È iniziato ieri pomeriggio il rientro dei birmani, in maggioranza di etnia karen, costretti a rifugiarsi in Thailandia dagli scontro di lunedì tra esercito birmano e miliziani ribelli. Il consistente flusso di ritorno di 25-30mila profughi, accolti in campi di fortuna predisposti dall’esercito thailandese, si è incrociato con uno minore di nuovi fuggiaschi. [...]
La battaglia per Myawaddy, era stata attivata domenica pomeriggio dall’occupazione di alcuni edifici pubblici da parte dei miliziani della Brigata 5. Un’azione dimostrativa tesa a tastare la capacità di reazione del regime in un momento delicato e a ribadire la non disponibilità dei gruppi che da sempre si battono per una consistente autonomia ad una resa delle armi che aprirebbe le porte a un’assimilazione violenta. Davanti anche un palcoscenico mediatico aperto sul voto-farsa che, coinvolgendo la vicina Thailandia, ha garantito maggiore visibilità internazionale all’azione dei ribelli. Come ha ribadito ieri all’agenzia Fides un sacerdote di etnia karen nell’area di confine fra Thailandia e Myanmar: «I gruppi karen contestano le elezioni e sono insoddisfatti del potere birmano. Temiamo ora un aumento della violenza e del conflitto. A soffrire saranno soprattutto i civili. La lotta armata dura da decenni”.Stefano Vecchia, Avvenire

 

Della Brimania, dei karen e della loro lotta lunga oltre mezzo secolo, ne avevo parlato in questo articolo.

Troppo forte il Gherdenia per il Real

Real Torino Vs Gherdenia (1)

Niente da fare per i ragazzi di Mr. Zurek. Nell’undicesima giornata del campionato A2 di hockey, il Real Torino si arrende per 3-6 alla capolista Gherdenia scivolando così al sesto posto della classifica.
La squadra torinese è stata costretta ad affrontare i temibili altoatesini priva del terzino Lubos Sekula, fuori per un infortunio, e con un Frank De Frenza strapazzato dall’impegnativo match di sabato ad Asiago, giocato con la maglia della Valpe in A1. Per contro, la formazione ospite era praticamente al completo e ben determinata a portare a casa i tre punti utili a rimanere in vetta al torneo.
Nel primo periodo un buon Real Torino costringe il Gherdenia a una doppia inferiorità, purtroppo non sfruttata a dovere. Il gioco veloce e con continui ribaltamenti di fronte fa chiudere il tempo sul risultato di 0-0.
Nei successivi venti minuti la musica cambia e gli altoatesini prendono in mano le redini del match: è Wallenberg a segnare in powerplay il primo goal dell’incontro. Il Real soffre il gioco duro del Gherdenia e subisce al minuto 24’ anche la rete dello 0-2 siglata da Turo Virta.
La reazione dei ragazzi di Zurek non si fa però attendere per molto. Al 26’ capitan Striker lascia partire un poderoso tiro dalla destra e insacca il puck del 2-1 alle spalle dell’estremo difensore ospite.

Real Torino Vs Gherdenia (10)

Il Real sembra a questo punto in grado di lottare ad armi pari, ma l’illusione di una rimonta si spegne già al 38’, quando un errore in difesa regala al canadese Bourassa la possibilità di appoggiare comodamente il disco al compagno Shaafsma, che a tu per tu con Platè non sbaglia: 1-3.
Sotto nuovamente di due gol, il Real torna prepotentemente in avanti, ma le mischie sottoporta non gli portano fortuna. La pressione imposta dai torinesi costringe il Gherdenia a commettere alcune irregolarità, di cui fa le spese soprattutto l’attaccante Sinkovic, colpito al volto in una concitata azione d’attacco terminata con un gol fantasma non convalidato al Real. Gli animi dei giocatori si surriscaldano ancora e De Frenza ne approfitta deviando in rete un bel passaggio di Tremolaterra. È il 2-3 che sembra di nuovo riaprire i giochi, prima che un’altra fatale ingenuità difensiva faccia perdere al Real un disco troppo invitante per non finire tra le mazze dei rapaci attaccanti altoatesini: è di Watson il quarto gol.
Nell’ultimo tempo il miglior tasso tecnico del Gherdenia si fa sentire. Al 46’, dopo una spettacolare veronica, Kostner sorprende Platè per la quinta volta.
Apprezzabile anche in questo caso la volenterosa reazione del Real Torino, che nonostante il pesante parziale trova la forza per rispondere con una rete segnata da Coco.
Nel finale di gara la stanchezza non consente più ai padroni di casa di essere veramente incisivi, e anzi la foga di rimontare li costringe a sbilanciarsi in avanti subendo il sigillo del definitivo 3-6 per il Gherdenia.
Nonostante la sconfitta, i torinesi hanno comunque lasciato il Tazzoli senza troppi rimpianti. Gli applausi dei cinquecento spettatori hanno voluto sottolineare infatti la grande tenacia mostrata dal Real per quasi tutta la gara. Una squadra che non ha per nulla sfigurato di fronte a un avversario meglio organizzato, che gioca un hockey duro, a tratti anche oltre i limiti della regolarità e che quest’anno punta a conquistare agevolmente la promozione nella massima serie.
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null - Pagina, 08/11/2010

Real Torino Vs Gherdenia (11)

La danza delle maschere di Richi Ferrero (su Pagina)

Bwindi Light Masks (1)

 
Alla fine, le installazioni di Luci D’Artista si sono accese anche quest’anno. Per la tredicesima volta e nonostante le solite polemiche che hanno accompagnato la vigilia della manifestazione. Una vecchia storia riguardo al costo eccessivo delle luminarie che si ripete da sempre e che fa sì che ogni anno possa essere l’ultimo.
Eppure sono in molti a pensare che le notti torinesi a cavallo del periodo natalizio non sarebbero più le stesse senza questa ormai tradizionale kermesse. Per questo ieri sera alle 19, nel giorno dell’inaugurazione di Luci d’Artista 2010, le vie del centro cittadino si sono popolate di curiosi e fotografi amatoriali, pronti ad ammirare i primi bagliori di installazioni vecchie e nuove.
 

Bwindi Light Masks (5).

Venti opere d’arte contemporanea fatte di luce e magia, come “Il regno dei fiori” realizzato da Nicola De Maria per colorare i lampioni di piazza San Carlo, o come lo spettacolare “Planetario” di Carmelo Giammello in via Pietro Micca.
Protagonista annunciata e novità più attesa di questa edizione 2010 è “Bwindi Light Masks” di Richi Ferrero, installazione allestita nel cortile di Palazzo Chiablese, in piazza San Giovanni: quaranta maschere con sembianze umane provenienti dal territorio di confine tra Congo e Uganda danno vita a una danza di colori. A rendere ancora più fiabesca l’opera dell’artista torinese ci pensano i suoni bivocali dei Tuva, popolazione asiatica che fin dai tempi remoti considera il canto come un metodo di contatto con le entità spirituali superiori.
Luci, suoni e suggestioni. Grazie a Luci D’Artista la Torino natalizia è davvero una città magica, ma è soprattutto una splendida galleria d’arte a cielo aperto.
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Hockey, al Real il derby delle metropoli (su Pagina)

Non solo Milan-Juventus, l’infinita sfida sportiva tra le due maggiori città del nord Italia si è ripetuta in questo weekend anche nell’hockey su ghiaccio.
Ieri sera al PalaTazzoli di Torino, nel match valevole per il campionato di hockey A2, il Real Torino ha avuto ragione nei tempi supplementari del Milano Rossoblu, confermando il momento positivo della squadra dopo la grande vittoria ottenuta contro il Broncos Vipiteno.
La partita si preannunciava ostica per gli uomini di Mr. Drahoslav Zurek, e infatti al minuto 06.44 l’ex Borghi segna il vantaggio dei milanesi. Per fortuna l’implacabile legge dell’ex si ripete subito dopo con la rete del pareggio torinese a opera del canadese Frank De Frenza. Il Real Torino comincia a padroneggiare il ghiaccio del Tazzoli e puntuale al 14.23 passa in vantaggio grazie allo “zar di Tallin”, Aleksander Petrov.
Nel periodo centrale i milanesi riescono a rimontare con Mazzacane, ma l’immediata iniziativa dei subalpini per riportarsi in avanti è micidiale: dopo appena venti secondi, Stricker porta il risultato sul 3-2. È il preludio a un’altra rete del Real e l’autore è nuovamente quel De Frenza che la scorsa stagione militava tra i meneghini. Decisamente un acquisto azzeccato.
Quando il match sembra essere in discesa, i ragazzi di Zurek subiscono in inferiorità numerica la veemente rimonta del Milano. Sullo scadere del tempo Perry Johnson mette in porta il terzo sigillo milanese, mentre al 47.05 Caletti piazza il disco del 4-4 alle spalle di un Platè non così in forma come a Vipiteno.
Nei tempi supplementari è ancora Frank De Frenza a essere decisivo per le sorti dell’incontro. Con un violento tiro centrale, l’attaccante del Real batte l’estremo difensore del Milano per la terza volta, realizzando il golden gol che vale la vittoria.
Il derby delle metropoli finisce così con il risultato di 5-4 per il Real Torino, che con 14 punti rimane al 4° posto della classifica di A2 alle spalle di Gherdeina, Broncos Vipiteno ed Egna.
Nota a margine riguarda il pubblico, a ben vedere il vero punto debole di questo Real. Da una parte un centinaio di tifosi milanesi, che per tutto il match hanno badato più a insultare gli avversari che a incitare la propria squadra, e dall’altra una curva pressoché vuota. Un vero peccato. In tribuna invece, i tifosi torinesi hanno assistito concentrati alla sfida, ignorando per tutto il tempo le provocazioni degli ospiti. C’è chi dice per mancanza di organizzazione. Per altri invece si tratta semplicemente di una questione di stile.
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Hockey A2: Real Torino Vs Milano Rossoblu 5-4 (OT)

Torino, 31 ottobre 2010 – Campionato hockey A2
Con questa rete realizzata da Frank De Frenza nei tempi supplementari, il Real Torino supera il Milano Rossoblu con il punteggio di 5-4.
Altre foto del match qui.

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