E-mail da Tirana

La situazione qui non e’ per niente buona. Tre morti innocenti venerdi e ora si rischia la guerra civile. Il mio ufficio e’ dietro il posto dove si fanno le proteste e abbiamo sentito tutto. Spero di avere il tempo per scriverti dopo”.

Questo breve messaggio mi è stato spedito questa mattina da una collega albanese che vive a Tirana. Avevo provato a contattarla venerdì, ma solo oggi mi è arrivata una sua risposta. 
In questi casi non so mai come comportarmi. Da una parte c’è in me una pressante deformazione professionale che mi porta a sommergere di domande le persone, mentre dall’altra sono frenato da una specie di rispettoso pudore verso chi vede da vicino il rischio concreto di una guerra. Una guerra vera, combattuta tra fratelli.
Gli albanesi sono per noi dei vicini di casa, ma se non sbarcano sulle nostre coste a migliaia o non inscenano una rivolta sanguinaria, sembrano non interessarci per niente. Molti di loro parlano molto bene l’italiano e ci conoscono molto meglio di quanto noi conosciamo loro.
A proposito, da qualche giorno è arrivato a Tirana un giornalista italiano molto bravo. E’ Pino Scaccia, che ci sta aggiornando dal suo blog sull’evoluzione della crisi. In un post scritto ieri sera si è domandato: “Dalla Tunisia all’Albania, la bomba a Mosca e adesso anche la rivolta in Egitto. Per non parlare del Belgio. Che  succede?”

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