
«Il container radioattivo? È ancora presente sul nostro territorio», mi scrivono sconsolati da Prà, il quartiere della zona ovest di Genova che da oltre dieci mesi sta convivendo con un ospite scomodo: un carico di cobalto-60 di cui non si sa quasi nulla. Non si sa chi l’ha spedito, non si sa a chi era destinato e soprattutto non si sa a che cosa dovesse servire.
Era il 14 luglio 2010 quando da una nave blu, la MSC Malaga, veniva sbarcato nel porto di Genova il misterioso container con all’interno la pericolosa sostanza radioattiva. Il suo lungo viaggio era iniziato nel mese di giugno dalla città di Ajiman, negli Emirati Arabi, da dove qualcuno aveva spedito in Iran una partita di materiali ferrosi e rame, utili per schermare la presenza nel carico di un isotopo radioattivo altamente tossico come il cobalto-60. Destinazione ufficiale: Alessandria, Italia.
Il container, partito via mare dal porto di Jeddah, giungeva in Italia il 13 luglio. Stranamente, la sosta tecnica nel terminal di Gioia Tauro non faceva ravvisare nessuna anomalia, permettendo così al carico di arrivare tranquillamente fino a Genova.
