
Nel cortile, qualche divano datato e i suoni psichedelici della musica tecno danno il benvenuto ai visitatori e li spingono a esplorare i magazzini, gli uffici e le stanze che sono stati il banco di lavoro per i disegni degli artisti. Nemmeno il tetto e la facciata dell’edificio sono stati risparmiati dai pennelli dagli instancabili writers, alcuni addirittura venuti per l’occasione da oltreoceano.
Girovagando per i locali che portano ben visibili i segni di un irreversibile decadimento, le nuove forme colorate che tappezzano i muri generano un continuo stupore e a volte provocano una incontrollabile inquietudine.
Strani personaggi in divisa da carabiniere guardano con le forchette in spalla le evoluzioni di abilissimi skaters, questa volta in carne ed ossa,
lungo quella che doveva essere una linea di produzione.
Anche gli obsoleti cartelli “magazzino spedizioni” e “ricevimento merci” sono stati attaccati da uno strano scarafaggio con il corpo a forma di cervello umano. Così, dopo teschi e mostri piangenti, bambini mangiafuoco e banali tag colorate su porte, finestre e pavimenti, l’incontro con figure conosciute quasi rincuora: c’è Louis Amstrong che suona la sua tromba, Yuri Gagarin in plastica posa da cosmonauta e c’è addirittura un improbabile Lenin pacifista che incita a legalizzare le droghe leggere.
Infine zigzagando tra bottiglie di birra e calcinacci è possibile anche salire fino alla terrazza. Qui anche la normalità del paesaggio cittadino di zona Regio Parco, fatto di case di ringhiera e nuovi palazzi borghesi, sembra contagiata dall’atmosfera di insistente e spregiudicata anormalità creativa della ex Aspira. Ingredienti di una selvaggia e disordinata libertà di espressione. Una brevissima parentesi tra realtà e fantasia, tra passato e futuro che potrebbe essere replicata in altre industrie in disuso. Questo e molto altro è “Sub Urb Art/Arte Urbana in subbuglio”, originale esperimento di riqualificazione urbana che merita la pena di vedere coi propri occhi.
