In 15 mila per la fine del Ramadan (Pagina)

Alle sette del mattino, Torino Ovest si sveglia con una voce che parla in arabo da un altoparlante. Il richiamo del muezzin risuona sotto il capannone delle ex Ferriere e i primi fedeli islamici iniziano lentamente a invadere Parco Dora.
La chiamano Eid El Fitr ed è una grande festa di preghiera per la fine del Ramadan 2011. Questa mattina sono stati oltre quindicimila i musulmani che hanno celebrato questo tradizionale appuntamento religioso nell’inconsueto scenario del nuovo parco industriale torinese. Uomini e donne di tutte le età, originari di tutti i paesi islamici di Africa e Asia sono arrivati in auto o a piedi da corso Svizzera e corso Umbria per poi confluire tutti in via Borgaro. Ognuno con sottobraccio un piccolo tappeto da stendere in direzione della Mecca. E chi non aveva il suo ha potuto comunque acquistarne uno nuovo di zecca sulla bancarella di un improvvisato venditore.
Alle nove, l’incessante fiumana di tuniche, chador e turbanti ha preso posto accanto ai vertiginosi pilastri rossi dell’ex fabbrica. Gli uomini nel settore più avanzato, le donne più indietro. Le uniche parole in lingua italiana sono state quelle pronunciate dell’assessore all’integrazione Ilda Curti che ha portato ai fedeli il saluto del sindaco Fassino.
Il clima è quello di una vera festa in cui riabbracciare gli amici e chiacchierare un po’ prima di cominciare a cantare in onore di Allah.
Nel parco cala il silenzio quando uno degli imam venuti apposta dal Nord Africa prende la parola per un incomprensibile sermone. Il tono è deciso e ammonitore nel pronunciare un nome che suona familiare: Hosni Mubarak. È chiaro come l’eco delle rivoluzioni della scorsa primavera continui a far discutere anche all’interno della stessa comunità islamica sotto la Mole. Me lo conferma Jalid, tunisino di Gabes, che sembra quasi spaesato dall’arrivo nel suo paese di una libertà inaspettata. Dopo avergli scattato una foto ricordo che spedirà alla sua famiglia, gli domando se ora ha in programma di tornare in Tunisia. «Tornerò, ma quando non lo so», mi risponde con un sorriso speranzoso.
La preghiera inizia e la lunghissima distesa di persone in ginocchio concede un colpo d’occhio invitante ai giornalisti presenti. «Dio è grande!». Alla fine della funzione le famiglie si ricongiungono per poi lasciare allegramente Parco Dora. Il digiuno è finito e si può festeggiare. Tutti a pranzo, finalmente.
 

Festa PD, tra amarcord e nuove sfide (Pagina)

Quante cose possono cambiare in un anno? Provate a chiederlo al Partito Democratico. Sono passati soltanto dodici mesi dalla Festa Democratica Nazionale 2010 di Torino, ma il clima che si respira nel maggiore partito d’opposizione sembra essere molto diverso. L’agognato crollo del governo Berlusconi, che sembrava essere il leit-motiv dello scorso settembre sul palco di piazza Castello, non è avvenuto, ed il riacutizzarsi di una crisi economica mai sconfitta relega il PD nella veste di spettatore piuttosto che in quella di protagonista del momento.
In questo scenario si apre oggi la Festa Democratica torinese che perde per un normale avvicendamento con Pesaro il suffisso “nazionale” e si trasferisce nella più defilata location di Parco Ruffini. Poco male perché il “villaggio di Asterix” del centrosinistra, fortificato in dieci anni da Sergio Chiamparino, rimane comunque tra le mete più importanti del gran tour di Bersani & C in giro per la penisola.
I numeri: 500 volontari, 40 stand di associazioni e attività commerciali, 57 dibatti e i concerti gratuiti di Almanegretta, Planet Funk e Fratelli di Soledad.
A fare gli onori di casa ci sarà il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta, il segretario del PD regionale Gianfranco Morgando e quello provinciale Paola Bragantini. Tra gli oltre 300 ospiti che si alterneranno sul palco del Ruffini ci saranno anche molti big, del partito e non. Livia Turco, Cesare Damiano e Maria Pia Garavaglia faranno da apripista nei dibattiti a Pierluigi Bersani che sarà a Torino il primo di settembre. Il giorno dopo ecco arrivare anche l’immancabile Massimo D’Alema. Tornerà anche Franco Marini dopo i fischi rimediati lo scorso anno dal pubblico per aver azzardato l’ipotesi di accordo elettorale con i centristi di Casini.
Il 4 settembre è previsto il primo intervento del neo sindaco Piero Fassino e il giorno dopo, in vista di un autunno caldo, interverrà alla Festa Democratica anche il segretario della CGIL, Susanna Camusso. Il programma proseguirà il 6 settembre con una serata da amarcord alla presenza di Sergio Chiamparino e si concluderà infine l’11 settembre con il ritorno di Fassino intervistato da Lucia Annunziata. Si parlerà di Torino, delle nuove sfide della città e in quella occasione sarà vietato l’amarcord.
 

Il ramadan si conclude a Parco Dora (Pagina)

Dalla Continassa alle rive della Dora. Quest’anno, Torino si prepara ad ospitare l’antica tradizione islamica nel cuore della sua più evidente trasformazione urbanistica. Nel Parco Dora, il primo parco post-industriale d’Italia nato a cavallo tra le circoscrizioni 4 e 5, si terrà infatti il prossimo 30 agosto la preghiera finale del Ramadan.
Per i fedeli musulmani si tratta della fine del mese dedicato al digiuno, un periodo eccezionale dell’anno la cui sacralità deriva dalla tradizione fissata dal Corano, secondo cui Maometto avrebbe ricevuto una rivelazione dell’arcangelo Gabriele.
Dopo l’inaugurazione dei primi lotti avvenuta lo scorso maggio, il Parco Dora si trova per la prima volta ad accogliere un evento di grandi dimensioni che suscita nei residenti della Spina 3 curiosità e qualche piccola preoccupazione per come il parco riuscirà ad accogliere il grande afflusso di fedeli.
Sotto la tettoria dell’ex capannone Teksid di via Borgaro si attendono circa sedicimila persone, tra cui alcuni imam che arriveranno per l’occasione dal Nord Africa. L’enorme struttura, caratterizzata da scenografici pilastri di acciaio di colore rosso alti trenta metri, è già stata riconvertita ad area attrezzata per le attività sportive, ma può trasformarsi all’occorrenza in uno spazio coperto adatto ad ospitare manifestazioni di vario genere.
Uno scenario senza dubbio suggestivo per un appuntamento che la comunità islamica piemontese spera essere l’ultimo passo prima del via libera alla realizzazione della nuova moschea di via Urbino. Un’opera apertamente contestata dalla Lega Nord e sulla quale si attende ad ottobre una decisione del Tar.
Per il Parco Dora la preghiera finale del Ramadan sarà invece la prova del nove prima del definitivo trasloco a Torino ovest del Traffic Festival, atteso per la prossima estate.
 

Dispaccio da Capo Mimosa

Solo due passi separano l’lcd Samsung del salotto dal favoloso terrazzo da cui scrivo. Eppure sembrano due mondi distanti anni luce. In tv si sente parlare di borsa, di Wall Street che chiude in ribasso, del declassamento dei titoli di stato francesi, dell’eterna crisi italiana che impone altre misure economiche d’emergenza (altre?) per tenere il Paese a galla, etc… Perché pare ci sia una crisi ecomomica mondiale in atto. Ah sì? La verità è che da questo terrazzo che domina dall’alto il mare scintillante di questa fetta di Liguria mi sembra tutto irrilevante. Sento soltanto il rumore delle onde e osservo barche e navi comparirere e scompariere all’orizzonte. Il resto del tempo lo passo nuotando, dormendo, leggendo e, solo ogni tanto, immergendomi nella movida agostana di Andora. Il ritorno alla quotidianità sarà durissimo. Lo immagino come nella pubblicità della Costa Crociere, avete presente? Mi basta per tendere un orecchio al Samsung per averne già un assaggio: nel resto del mondo, quello dove invece delle onde sono gli indici di borsa ad andare su e giù, sta succedendo una specie di finimondo. Per fortuna il primo giornalaio dista più di un chilometro dal mio terrazzo/rifugio, così ho una scusa buona per non leggere i giornali. Ogni tanto però qualche navigata sull’iphone ci scappa: c’è sempre in prima pagina un editoriale di qualche illustre economista che profetizza la fine dell’attuale modello di sviluppo,  il tramonto dell’Occidente, la fine dell’Impero. Se ciò è vero stiamo vivendo un periodo storico straordinario. Orribilmente straordinario, probabilmente. Avete presente quegli antichi romani un po’ sfigati che hanno vissuto la loro vita proprio durante il crollo dell’Impero? Ecco, in questo giro di giostra della storia gli sfigati potremmo essere noi. O forse no. Qui da Capo Mimosa è troppo difficile capire come evolve questo brutto mondo.

Per noi, che nonostante tutto ci sentiamo “poeti”…

“Mi piaceva pensare che i problemi dell’umanità potessero essere risolti un giorno da una congiura di poeti: un piccolo gruppo si prepara a prendere le sorti del mondo perché solo dei poeti ormai, solo della gente che lascia il cuore volare, che lascia libera la propria fantasia senza la pesantezza del quotidiano, è capace di pensare diversamente. Ed è questo di cui avremmo bisogno oggi: pensare diversamente”.

Tiziano Terzani

Il viaggio delle scorie proseguirà (Pagina)

Il rischio derivato dal trasporto su rotaia di materiale radioattivo dal Piemonte al nord della Francia è “meramente ipotetico”. Lo ha sancito il 15 luglio scorso la sentenza della prima sezione del Tar del Lazio, respingendo la domanda di sospensione dei viaggi delle scorie radioattive avanzata da Movimento Cinque Stelle, Pro Natura e Comune di Villar Fiocchiardo. Alle obiezioni dei richiedenti per dimostrare la non legittimità delle spedizioni, in base alla direttiva n. 618/89 della Comunità Europea dell’energia atomica sui trasporti nucleari, il Tar del Lazio ha risposto sottolineando “la sicura prevalenza dell’interesse pubblico ad effettuare le attività di trasporto”.
A questo punto quindi, i treni della paura potranno continuare a viaggiare sulle ferrovie piemontesi secondo date e itinerari segreti. Dall’inizio dell’anno la regione è stata attraversata da almeno due convogli carichi di scorie provenienti dalle vecchie centrali nucleari italiane che, dal deposito di Saluggia (Vc), hanno raggiunto la centrale francese di La Hague. Scopo dei viaggi è permettere il riutilizzo del combustibile esausto tramite la separazione chimica dei suoi componenti con un controverso procedimento chiamato riprocessamento. Altri convogli dovrebbero partire da Saluggia nei prossimi mesi, compiendo lo stesso delicatissimo tragitto. Intanto alcune indiscrezioni apparse sui siti di controinformazione hanno annunciato il passaggio di un terzo convoglio all’inizio del mese di luglio. Voci mai confermate, fatte circolare prima che l’attenzione dei No-Tav (lo zoccolo duro dei No-Nuke piemontesi) si spostasse sul cantiere di Chiomonte. Una parte del movimento ha comunque promesso battaglia nei prossimi mesi, annunciando altri blocchi dei binari come quelli del 6 febbraio e del 9 maggio che non hanno però impedito il passaggio dei vagoni zincati.
Per Movimento Cinque Stelle, Pro Natura e Comune di Villar Fiocchiardo l’opposizione ai treni nucleari rimarrà invece nelle aule dei tribunali, con la paventata possibilità di ricorrere all’Unione Europea. La stessa UE si è pronunciata recentemente sull’annoso problema dell’alloggiamento delle scorie nucleari, stabilendo il vaglio, entro il 2015, di piani nazionali per la realizzazione di appositi bunker sotterranei.
 

Addio Randy Savage, icona del wrestling anni ’80

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E’ da ieri che sto cercando di fare mente locale ma proprio non mi ricordo di cosa mi stessi occupando lo scorso 20 maggio. Non capisco come sia stato possibile che una notizia del genere mi sia sfuggita, o per meglio dire mi sia arrivata per caso in differita di quasi tre mesi dagli States. Quel che posso dirvi, che ci crediate oppure no, è che è stato un colpo al cuore: Macho Man-Randy Savage, al secolo Randy Mario Poffo, icona di quello strano sport a metà tra la lotta libera e la commedia che si chiama wrestling, è morto improvvisamente la mattina del 20 maggio 2011. Un attacco di cuore fulminante lo ha colto a Seminole, in Florida, mentre al volante della sua Jeep Wrangler nera stava percorrendo la Highway Patrol. Il mezzo è sbandato ed è andato a finire contro un albero. Con lui c’era la seconda moglie Barbara, rimasta illesa. Stavano andando a fare la spesa…
Questo è quindi un post commemorativo scritto in ritardo e senza pretese, per cui prendetelo per quello che è.

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Credo sia inutile soffermarmi troppo su chi era Rendy Savage dal momento che le centinaia di biografie che potete trovare su internet possono tranqullamente servire a questo scopo (venti titoli in carriera, sei volte campione del mondo – quattro volte WCW World Heavyweight Champion e due volte WWF Champion). Vorrei invece scrivere due parole su ciò che la sua figura, che a ripensarci ora mi sembra quasi grottesca, ha rappresentato nella mia infanzia. Nella mia e, credo, in quella di milioni di persone che a cavallo tra gli anni’80 e ’90 avevano un’età intorno ai dieci anni ed erano affascinanti da quella strana lotta libera che veniva dagli Stati Uniti. Erano gli anni in cui il wrestling si affacciava in Italia con l’accento americano di Dan Peterson ed era seguito su Italia 1 da oltre 4 milioni di spettatori. Risultati di audience pazzeschi a ripesarci oggi!
Già, oggi… Oggi non seguo più questo sport. Lo fanno ancora? Non saprei dirvi nemmeno il nome di uno degli attuali “eroi” del wrestling. I miei si chiamavano Hulk Hogan, Bret Hart, The Underteker, Ultimate Worrior e, ovviamente, Macho Man-Randy Savage. Non ricordo esattamente come mai tra i tanti wrestler cominciai a tifare proprio per lui e non,ad esempio, per Hulk Hogan come la maggior parte dei miei coetanei. Mi piacevano da matti i suoi vestiti scintillanti di paiettes e le sue entrate spettacolari con in sottofondo “Pomp and Circustance”. Ma soprattutto mi piaceva che accanto a lui ci fosse sempre Lei, Miss Elizabeth (Elizabeth Hulette), un vero simbolo di eleganza e femminilità anni ’80.
Macho Man non era un lottatore invincibile (e forse di lui mi piaceva anche questo) ma in pochi riuscivano a metterlo a tappeto: Ultimate Worrior, Hulk Hogan, Rick Flear… insomma, giusto i mammasantissima della storia del wrestling. Oltre il ring poi, c’era il personaggio straordinario di Randy Savege che mescolava, come in un infinito spettacolo, finzione e realtà. Così è giusto ricordare che sposò per davvero la sua bellissima manager, Miss Elizabeth, nel 1984 e la risposò in diretta tv nel 1991 sotto gli sguardi ammirati di tutti noi che facevamo il tifo per lui, sempre e comunque.


Ma la finzione un reale limite ce l’ha, e si palesa sempre quando a telecamente spente si comincia a fare i conti con la vita reale. Ecco perché, purtroppo, quella di Randy e Elizabeth non è una favola felice. Si seprarono (per davvero) nel 1992 mettendo fine per sempre anche al personaggio di Macho Man, almeno così come i suoi fan lo avevano conosciuto e amato. Le strade dell’uomo muscoloso e della manager dal faccino da cerbiatta si divisero quindi per sempre.
Randy continuò la sua carriera di lottatore con alterne fortune, fece qualche comparsata in telefilm (Baywatch) e film (Spider Man) e provò senza successo a diventare un cantante rap. Elizabeth iniziò invece una tormentata realazione con un altro wrestler, Lerry Pfohl (Lex Luger) e morì in casa di Luger a Marietta, in Georgia, il primo maggio 2003 a causa di un cocktail di farmaci e vodka.
Otto anni dopo è toccato a Randy passare a miglior vita. Dopo una vita sotto i riflettori il funerale si è svolto in Florida in forma privata secondo le sue ultime volontà. Infine il suo corpo è stato cremato e le ceneri sparse sotto un albero. Il suo albero. Quello sotto cui tanti anni prima era stato seppellito Ercole, un cane a cui Randy era affezionatissimo.
Nelle ultime sue foto che ho trovato in internet si vede una persona molto diversa da quella che ricordavo: la barba era diventata bianca e i capelli erano sempre meno. Anche gli eroi invecchiano… Gli occhi invece erano sempre gli stessi: azzurrini, spiritati, mi hanno sempre ricordato vagamente quelli di Totò Schillaci… :-)
Ah, mi sto emozionando ricordando quei tempi. Che altro dire ancora? Dei tantissimi commenti alla notizia della sua morte arrivati anche dall’Italia ce n’è uno che dice: “con lui se n’è andato un pezzo della mia infanzia”. Ecco, costui la pensa esattamente come me.