Avanti Piemonte?

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Che carino, Pierluigi Bersani. C’è da concludere la campagna elettorale del Partito Democratico e lui che fa? Viene a Torino e organizza un comizio nella piazzetta di un quartiere periferico come Madonna di Campagna.
Ma allora non si era dimenticato di noi! “Che ti dicevo io?” Vecchia volpe emiliana! Ha aspettato che Berlusconi se ne andasse dalla aristocratica sala del Lingotto ed è arrivato in un rione operaio. Dove c’è la parte migliore del popolo del centro-sinistra! “La base!”. La base.
Io arrivo in perfetto orario per sorbirmi i discorsi di una mezza dozzina di gregari locali che invitano a confermare Mercedes Bresso come presidente della regione Piemonte.
Mi guardo attorno: età media senttant’anni. Qualcuno srotola una bandiera del PD e poco dopo passano a regalarci spillette, borse di tela ed altri gadget comprati con i circa 700.000 euro che il partito ha speso per non perdere anche il governo del Piemonte.
Comincio ad osservare con ammirazione le rughe dei vecchi compagni d’un tempo, i Migliori. Gente di periferia e d’officina. Non gente di qui, ma gente che ha deciso di trasferisi qui e solo per questo due volte piemontesi. 
“Ma Bersani è arrivato?” Il cameraman risponde che ancora non c’è.
Intanto scorsciano gli applausi mentre sale sul palco la zarina Bresso. Inizia il discorso e… surpresa: è pure simpatica! Parla del pericolo che la Lega vinca in Piemonte, che proprio adesso che ricorrono i 150 anni dall’unità d’Italia noi piemontesi non possiamo avere un presidente leghista, che questi leghisti sono razzisti, che infondo buona parte di noi è di origine meridionale etc, etc.
La piazza intanto si è riempita. Ma è una piccola piazza, praticamente un’isoletta di asfalto ricavata tra quattro vie di quartiere. Quanti saremo? Duecento, trecento persone. Qualcuno urla scherzosamente: “siamo un milione!”  Tutti pensano alla sparata del PdL sulla presenza dei suoi militanti in piazza San Giovanni. 
Finalmente arriva Bersani. Fotografi e cameraman si scatenano, le bandiere del Pd sventolano e per un po’ non vedo quasi nulla. Davanti a me si sfiora la rissa tra quelli di Sky e una troupe locale mente alle spalle ho tre cronisti con le penne e i taccuini pronti.
Per prima cosa il sergretario del PD esordisce con un nostalgico: “cari amici e compagni”, sottolineando il “compagni”. Ruffiano…
Poi dice “bella questa piaSSa”. I vecchi comunisti non ci cascano e gli fanno notare che siamo troppo pochi. “No, no, non siete mica tanto pochi, dai!”.
Forse ripensando ai comizi oceanici di Togliatti in piazza San Carlo, il signore accanto a me scuote la testa.  Altri partiti. Altri leader. Altri tempi…

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