Welcome back Mr. Stalin!

nullTu guarda chi si rivede per le strade della Russia moderna, il vecchio compagno Stalin!
C’è chi dice di averlo visto a Mosca, alla Galleria Glazunov e al Museo d’Arte Moderna. Altri dicono di incontrarlo già da qualche giorno sugli autobus di San Pietroburgo.
È strano. L’avevamo lasciato nei video in bianco e nero girati il giorno del suo funerale, nel lontano 1953, disteso in una bara in alta uniforme, accompagnato nella piazza Rossa dalle note dell’Eroica, mentre il feretro galleggiava al di sopra della folla accorsa fino alla capitale per onorare la sua memoria. Era l’ultimo breve viaggio del leader bolscevico verso il mausoleo dove, anch’egli imbalsamato, sarebbe andato a far compagnia alla salma di Lenin.
Nei mesi successivi, fiumi di inchiostro erano stati versati su ogni rivista o giornale di ispirazione comunista del mondo con l’unico scopo di esaltare la figura dell’Uomo d’Acciaio, costruttore infaticabile del “granitico” impero sovietico e protagonista indiscusso della sconfitta di Hitler.
“Stalin è morto” titolava l’Unità del 6 marzo 1953, “gloria eterna all’uomo che più di tutti ha fatto per la liberazione e per il progresso dell’umanità”. Sempre in Italia, qualcun altro aveva anche voluto ricordare con orgoglio l’Alfa Romeo rossa che i comunisti italiani gli avevano donato, grazie ad una impegnativa colletta, per il suo settantesimo compleanno.
Poi era venuto Krusciov con la sua “destalinizzazione”, e mentre l’Occidente filo-sovietico quasi stentava a credere che l’amato Iosif Stalin fosse stato in realtà un tiranno spietato e un assassino implacabile, in Urss l’ammirazione popolare andava progressivamente ad allontanarsi dal culto della personalità dei leader politici. Venivano preferiti gli eroi dello spazio, come Yuri Gagarin, oppure quelli dello sport, come “il ragno nero” della Dinamo Mosca Lev Yashin. Il vecchio Stalin era stato in questo modo declassato, riconosciuto come una figura ingombrante, sfrattato dal “suo” mausoleo e seppellito nel cimitero moscovita confinante con le mura del Cremlino. Condannato insomma a scontare per l’eternità, almeno così pareva, i misfatti commessi in vita.
In questo senso, la fine dell’Unione Sovietica era sembrata non far altro che offuscare ulteriormente il già malandato mito dell’Uomo d’Acciaio. Molte sue statue, quelle che lo ritraevano pietrificato con la mano destra nel cappotto, erano state distrutte nei giorni concitati seguiti della disgregazione dello Stato, mentre quadri ed altre effigi di epoca staliniana erano tornati alla luce dalle cantine soltanto per essere bruciati con disprezzo. Per ritrovarlo di nuovo sul piedistallo bisognava andare a far visita agli ultimi dittatori comunisti, nella remota Transnistria di Igor Smirnov, oppure in Bielorussia, nell’ultimo sgabuzzino della tirannia europea.
Chi avrebbe mai pensato quindi di ritrovare il vecchio baffone georgiano di Stalin, in bella mostra nelle città dell’odierna Russia di Putin e Medvedev? Lo si può vedere sulle facciate dei musei di Mosca ed in alcune gigantografie pubblicitarie piazzate in giro per San Pietroburgo. L’hanno rispolverato solo per il ‘65 anniversario della vittoria sovietica nella seconda guerra mondiale, ma pare che alcuni russi siano ora ben disposti a riconsiderarne la figura storica, dimenticandosi delle barbarie dei gulag siberiani e delle innumerevoli atrocità commesse dalla Rivoluzione d’Ottobre in poi. In Yakuzia, un’allegra brigata di battaglieri veterani dell’Armata Rossa ha addirittura deciso di dedicargli ex novo un busto di quasi quattro metri da piazzare in una piazza cittadina di quella regione.
Spesso sembra che in questa ricca Russia di oggi il buon senso sia svanito, o forse è stato il primo ad essere deportato in Siberia ora che Stalin è tornato.

 –  Il Giornale del Friuli, 8/5/2010

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