Presentazione di “Black Russian” sul Giornale del Friuli

nullSe nei prossimi giorni vi troverete a visitare il Salone Internazionale del Libro di Torino, potreste imbattervi in un romanzo che, ne sono certo, sarà particolarmente gradito ai miei lettori e più in generale a chi si interessa di Russia e di politica internazionale.
“Black Russian”, pubblicato dalla Sogno Edizioni di Genova ( http://www.sognoedizioni.com/prodotto-142909/Black-Russian.aspx – ISBN 978-88-96746-07-3), rappresenta per me un importante punto d’arrivo.
Si tratta “solo” di un romanzo, è vero, di un thriller dove la ritrovata smania di potere all’ombra del Cremlino diventa il filo conduttore per l’intreccio di una moderna spy-story. Ma in esso potrete anche ritrovare molti accenni ai misteri e agli intrighi politico-economici che hanno realmente segnato la storia della Russia post sovietica.
“Black Russian” è un libro che ha avuto una genesi singolare, perché mai e poi mai mi sarebbe saltato in mente di scrivere un thriller se non avessi conosciuto I.
Tutto è cominciato nel novembre del 2006, quando l’ex agente del KGB Aleksandr Litvinenko veniva avvelenato con una micidiale sostanza radioattiva in un sushi-bar londinese. Io, novello ficcanaso, avevo cominciato da Roma a raccogliere informazioni sul possibile coinvolgimento dei nostri servizi di sicurezza nella vicenda, allo scopo di scrivere alcuni articoli. Ecco come ho conosciuto I.
Chi era I.? Sono anni che ci penso, ma non ho ancora trovato una risposta che mi tolga ogni dubbio sulla sua reale identità. Di certo era stato un militare e aveva fatto parte dell’Aeronautica italiana. Era un cervellone e si intendeva di sistemi informatici. Tuttavia, quando mi si è presentato con una enigmatica e-mail, ha voluto sottolineare di essere stato molto vicino agli ambienti dell’ex SISMI, il servizio segreto militare. Mi ha scritto di aver letto uno dei miei articoli e di averlo particolarmente apprezzato. È stato così che, tramite una fitta corrispondenza, è cominciata tra noi una blanda amicizia. Non gli credevo nemmeno un po’ quando mi raccontava di aver fatto parte del SISMI, ma mi divertivo a metterlo alla prova con domande a trabocchetto sugli eventi poco chiari che avevano coinvolto Italia e Russia nel corso degli ultimi decenni. Dalle presunte testate nucleari sganciate nel 1970 da un sommergibile sovietico a largo di Procida, ai brevetti che un’importante azienda italiana avrebbe passato sottobanco al KGB negli anni ’80, fino alla misteriosa organizzazione di killer russi con base a Napoli che, in quei concitati giorni di novembre, si credeva fosse il mandante dell’omicidio Litvinenko. Con I. si parlava di tutto. È stato allora che mi si è fissata ben in mente l’originale descrizione di una delle vecchie volpi dello spionaggio internazionale proposta dal mio anonimo corrispondente. Il personaggio più enigmatico del romanzo: l’uomo che tutti i servizi di sicurezza cercano senza che nessuno sappia con esattezza il perché…
Lo scambio di posta elettronica con I. si è poi interrotto bruscamente. Non ricordo precisamente se sono stato io o lui a non rispondere più all’ultima e-mail. Fatto sta che nessuno dei due ha più cercato l’altro. Per quanto mi riguardava, la storia che sarebbe diventata il mio “Black Russian” mi cominciava a ronzare in testa con crescente insistenza, al punto che alla fine ho dovuto cedere: ho iniziato a scrivere.
Riga dopo riga ho ricreato personaggi immaginari ed altri facilmente individuabili come reali, muovendoli su quello sfondo austero da Guerra Fredda che non ha mai abbandonato del tutto le stanze segrete del Cremlino, senza però tralasciare alcuni momenti di grottesca ironia. Perché tra spie senza scrupoli e doppiogiochisti di bassa lega è fin troppo facile sconfinare in una sorta di commedia dell’assurdo. Eppure, come dice qualcuno, soltanto lo spionaggio riesce ad avvicinare così tanto la fantasia dei romanzi alla realtà.

–  Il Giornale del Friuli, 15/05/2010

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