Russia: Medvedev rivuole la Rolls Royce sovietica

nullIl potere ha bisogno di simboli e la nomenklatura russa lo sa bene. Così, in questi tempi di timido disarmo atomico, l’emblema di uno Stato potente e ambizioso non sono più solamente gli armamenti da sfoggiare durante le parate militari, ma anche le automobili su cui viaggino i suoi leader.
La notizia circolata in questi giorni è che il presidente Dimitri Medvedev, stanco di essere scorrazzato su auto straniere, avrebbe ordinato la costruzione di un numero limitato di vetture, destinate ad essere utilizzare dai più potenti politici di Mosca. Non delle macchine normali, ma moderne versioni delle imponenti limousine sovietiche Zil.
La storia del connubio tra automobili e leader russi ha radici lontane. Se Lenin amava farsi accompagnare con una vera Rolls britannica, fu Stalin il primo a porsi il problema di possedere una quattro ruote degna del primo stato comunista del mondo: una Rolls Royce sovietica. Per questo scopo venne deciso nel 1933 che una fabbrica di camion, già intitolata al baffuto capo del PCUS, la Zis (Zavod Imeni Stalina), dovesse intraprendere l’arduo progetto di produrre da un giorno all’altro delle automobili presidenziali.
I risultati furono quasi scioccanti. Le prime Zis erano dei mostri, solo vagamente somiglianti a delle automobili. Auto pensantissime come mai ne erano state costruite e che per questo avevano bisogno di motori V8-5800cc, potenti come quelli di una locomotiva ma per superare a stento i cento all’ora. Gli interni erano caratterizzati da uno sfarzo esagerato, addirittura superfluo, e potevano ospitare sette (o nove) importanti passeggeri.
L’Unione Sovietica ebbe così la sua Rolls Royce e Stalin ne fu soddisfatto. Egli era solito arrivare agli impegni ufficiali a bordo della sua Zis-110 del ’49 di colore azzurro, la stessa che qualche tempo fa è stata battuta ad un’asta finlandese ad un prezzo da capogiro, facendo la gioia di qualche collezionista di auto d’epoca.
Dopo la morte dell’Uomo d’Acciaio, Nikita Krusciov volle cambiare il nome alla fabbrica dei mostri, da Zis a Zil, sostituendo la “S” di Stalin con la “L” di Likhaciov (ex direttore della catena di montaggio). Ma se a Krusciov le macchine interessavano poco, al suo successore Leonid Breznev piacevano invece moltissimo. Negli anni in cui rimase capo del Cremlino, la Zil presidenziale migliorò in sicurezza, adottando una blindatura speciale. Una precauzione che probabilmente salvò la vita all’illustre passeggero nel 1963, quando il convoglio su cui viaggiava subì un attacco dinamitardo a Mosca. Un episodio di non poco conto se si pensa che quello stesso anno, al di là dell’oceano, John Kennedy venne assassinato mentre la sua auto sfilava per le vie di Dallas. Ma Kennedy non viaggiava su una Zil…
Nera lucente, con forme semplici e spigolose, la Zil di Breznev trasmetteva una rigorosa eleganza austera. Un cingolato da guerra con le ruote degno dei fumetti di Diabolik, con il frigo bar piano di vodka ed un missile nascosto sotto la scocca nera in grado di distruggere un carro armato. Anche Vladimir Putin conosce bene il valore impareggiabile di quella Zil in termini di sicurezza. Seppure amante delle Mercedes, nel corso dei suoi anni da Presidente egli ha spesso tirato fuori dal garage del Cremlino il vecchio mostro del ’63, soprattutto quando si è trattato di compiere viaggi a rischio in paesi stranieri. Anche a Genova, durante l’infuocato G8 del 2001, era presente a difesa del capo di stato russo quella stessa mastodontica Zil.
Le ultime Zil prodotte costavano molto più di una Ferrari, consumavano 30 litri ogni 100 km ed erano mosse da paurosi motori da 7800cc. Gorbaciov ne utilizzò spesso una cabrio, mentre il primo presidente della Federazione Russa, Boris Eltsin, era talmente ossessionato dalla paura di subire un attentato che non si fidò nemmeno dell’auto di Breznev. Volle una Zil 41/047 con sette posti a sedere, corazzata da lastre di spessissimo acciaio capaci di resistere ad un attacco missilistico. Ritocchi che portarono il peso della vettura da tre e mezzo a otto tonnellate, addirittura tremila chili in più del nuovo esemplare di Zil che avrebbe dovuto essere prodotto già nel 2005. Un progetto poi accantonato, ma che Medvedev fa sapere ora di voler rispolverare. Rimane solo il problema di trovare un’azienda russa disposta a farsi carico di una così “pesante” eredità automobilistica, visto che la vecchia Zil è fallita già da molti anni e l’attuale fabbrica che ne conserva il nome ha ripreso senza rimpianti l’originaria attività di costruttore di mezzi pesanti.
Forse, per il ritorno sulle scene della Rolls Royce sovietica c’è ancora da attendere un bel po’

 –  Il Giornale del Friuli, 22/05/2010

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