Sudafrica 2010: pazza idea, la Corea del Nord negli ottavi

Uno dei grandi sogni dei giornalisti sportivi è quello di poter scrivere un articolo su un’impresa straordinaria, destinata a rimanere negli annali. Forse c’e stata anche un pizzico di questa speranza, ben nascosta dalla cruda realtà, ad accompagnare molti dei cronisti accorsi a Johannesburg per assistere a Brasile-Corea del Nord, primo incontro del girone G dei Mondiali di calcio di Sudafrica 2010.
L’interesse per l’esordio della squadra “penta campione”, contraffatto con la speranza di un clamoroso passo falso contro i misteriosi coreani, ha invitato quindi a seguire la gara. Solo in Italia, la partita è stata vista da oltre dieci milioni e mezzo di persone. Un vero successo.
Alla fine la sorpresa non c’è stata, ma l’esito dell’incontro non è stato nemmeno così scontato come previsto dal pronostico. Il Brasile ha vinto ma non stravinto, accontentandosi di un 2-1 che lascia l’amaro in bocca a chi immaginava i poveri coreani sommersi dalla goleada degli uomini di Dunga.
Ci hanno messo il cuore i ragazzi della Corea del Nord, bisogna rendergliene merito. In un paese dove la pratica del calcio è ancora un interesse marginale, superato di gran lunga da ben altri “hobby” come sfamarsi, la Nazionale di Pyongyang ha esordito al Mondiale con una grande dignità. Toccanti le lacrime del centravanti Tae Se durante l’inno nazionale, ma al fischio di inizio dell’arbitro la squadra di Kim Jong Hun ha messo da parte ogni emozione ed ha mostrato una organizzazione di gioco convintamente difensivista, per certi versi dilettantesca, eppure efficace. Lo stupefacente 0-0 con cui si è arrivati al riposo ne è la prova: tanto possesso di palla del Brasile, alcuni dribbling di Robinho con cui ogni appassionato di calcio ha potuto rifarsi gli occhi, ma poco altro.
Chissà cosa devono aver pensato di quel pareggio in Corea del Nord, dove la diretta delle partite dei mondiali avviene semplicemente grazie alle trasmissioni pirata della tv di stato (altro che la Rai…). E soprattutto chissà se in quel momento ai “traditori” nordcoreani residenti in Giappone, quelli che secondo il quotidiano Chosun Sinbo hanno esultato alla vittoria della rivale Corea del Sud sulla Grecia, è passata per l’anticamera l’ipotesi di pentirsi per un simile oltraggioso comportamento.
Nell’intervallo alcuni tifosi con gli occhi a mandorla sventolano sugli spalti bandiere nordcoreane, tra lo stupore di chi si chiede come essi siano riusciti a convincere il regime di Pyongyang, restio a elargire permessi per recarsi all’estero. Ben presto è stato svelato l’arcano: nessuno di loro è nordcoreano, ma sono tutti cinesi arrivati a Johannesburg per tifare una nazionale amica. Intanto in tribuna i cronisti di mezzo mondo prendono nota concordi della deludente prova del Brasile. Ma nella ripresa bastano solo dieci minuti per riportare tutti coi piedi per terra. Al 55’ Maicon va via sulla fascia destra e beffa con un tiro-cross il povero Myong Guk. Pochi minuti ed il Brasile raddoppia grazie ad una geniale apertura di Robinho per Elano, che sempre dalla destra segna la rete del 2-0 con un perfetto rasoterra che taglia le gambe ai pur valorosi coreani.
Nelle battute finali i “verdeoro” sembrano dilagare, ma a sorpresa la Corea del Nord riesce prima a riportarsi in avanti sfiorando il gol con Tae e poi a siglare la rete del 2-1 a due minuti dalla fine: è il trentaquattrenne Jun Nam Ji, di professione soldato, a bruciare con uno scatto due difensori carioca, piazzando un poderoso sinistro alle spalle di Julio Cesar.
Al fischio finale, i tifosi di Portogallo e Costa d’Avorio hanno potuto piangere la scomparsa della Cenerentola del Gruppo G ed il contemporaneo arrivo di una squadra modesta ma orgogliosa. Si chiama Corea del Nord ed in Sudafrica è intenzionata a non lasciare vita facile agli avversari. In serata i complimenti per quella che viene definita “una agguerrita prestazione” sono arrivati addirittura dalle alte sfere dal regime di Pyongyang. Attraverso un dispaccio dell’agenzia di stampa Kcna si sottolinea che la squadra “non ha mai perso la fiducia neanche sul 2-0”.
Che in quel lembo estremo d’Asia si stiano mettendo le basi per una nuova frontiera del calcio mondiale?
È assai imprudente affermarlo con certezza, ma certo è che ventuno anni fa, ad Italia 90, in pochi avrebbero creduto che i gol dell’allora stupefacente Camerun di Milla avrebbero spianato la strada alla nascita di un futuro campione d’Europa camerunense come Samuel Eto’o.
Nel Gruppo G la sfida degli uomini con gli occhi a mandorla, per conquistare un posto negli ottavi di finale, è dunque aperta e potrebbe anche terminare con l’accogliere sul tabellone il nome di una pretendente al titolo del tutto nuova nella storia del calcio mondiale. Per ora si tratta di ipotesi fanta-calcio, ma nel caso succedesse per davvero non dite che da Pyongyang non vi avevano avvertiti.

 –  Il Giornale del Friuli, 19/06/2010

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