Vardanyan, giovane freelance ostaggio in Transnistria

null“È assurdo. Non ci può essere tradimento verso uno stato che non esiste”. Basterebbero queste parole del vicepremier moldavo Viktor Osipov per descrivere l’odissea del giornalista Ernest Vardanyan, da mesi in ostaggio delle autorità della autoproclamata repubblica di Transnistria, costola ribelle della Moldavia.
Vardanyan, stimato freelance, collaboratore dell’agenzia di stampa Novy Regione e del giornale moldavo Plus, è stato arrestato il 7 aprile scorso a Tiraspol, capitale della fantomatica Transnistria, con l’accusa di spionaggio in favore della “nemica” Repubblica Moldava.
Assurdo, dicevamo, che alle porte dell’Europa esista da vent’anni una zona franca per i traffici illegali, governata da un regime filo-sovietico da operetta, eppure oppressivo e soffocante. E ancora più pazzesco è che un giornalista di 33 anni, in procinto di ricevere un prestigioso incarico presso l’Onu di New York, venga incarcerato senza una prova tangibile di colpevolezza, o al massimo avendo commesso come unico “reato” quello di sostenere i diritti umani e la democrazia in uno pseudo-stato dove queste parole sembrano non avere alcun valore.
La detenzione di Ernest Vardanyan sarebbe dovuta durare sessanta giorni, ma ancora oggi non si hanno notizie certe su una sua eventuale scarcerazione, né sul suo reale stato di salute. Secondo le leggi del regime transnistriano, Vardanyan rischia fino a venti anni di carcere per il tradimento verso un regime fantasma che in tutti questi mesi non gli ha assicurato nemmeno una adeguata assistenza legale. L’ultima udienza tenuta a Tiraspol il 2 luglio è stata annunciata alla famiglia solo un’ora prima dell’inizio. A difendere il giovane freelance c’era un avvocato d’ufficio del regime.
È superfluo notare come la colpevolezza di Vardanyan venga data per scontata, specie dopo che l’11 maggio la tv della Transnistria ha trasmesso una confessione in cui il giornalista si è dichiarato colpevole si spionaggio come membro del NIB (il servizio segreto moldavo).
In video il giovane è apparso molto provato. Le sue dichiarazioni, probabilmente estorte con minacce e torture da manuale, sono state precedute dalle parole soddisfatte dell’inquietante ministro della Sicurezza transnistriano Vladimir Antyufeyev, alias Vladimir Sherstov, già accusato di crimini contro lo Stato della Lettonia in seguito alla strage di Riga del gennaio 1991.
La versione dei fatti di Vardanyan è arrivata solo recentemente con un messaggio orale portato alla conoscenza del pubblico grazie al coraggio di un addetto alla sicurezza del carcere in cui è detenuto. “Non sono né una spia né un traditore”, ha tenuto a dire pregando la gente di credere nella sua innocenza e sostenendo di aver ammesso delle colpe non sue sotto l’effetto di droghe.
Finora tutte le richieste di aiuto per la liberazione del giornalista alle organizzazioni internazionali e al governo moldavo sono cadute nel nulla, comprese quelle della madre di Vardanyan alla cancelliera tedesca Merkel e al presidente russo Medvedev (molto influente con la dittatura trasnistriana).
Anche sull’immancabile Facebook è stata aperta una pagina per sensibilizzare l’opinione pubblica sul caso (http://www.facebook.com/pages/Help-Ernest-Vardanyan/114632748576451 ). Attualmente conta 21 membri. Troppo pochi per un coraggioso freelance, che ha voluto raccontare l’obsoleta assurdità di quella striscia dimenticata d’Europa chiamata Transnistria.

 –  Il Giornale del Friuli, 24/07/2010

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