L’armata Sheriff all’assalto della Champions League (Il Giornale del Friuli)

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Victor Gusan, ex militare sovietico divenuto businessman, è contento. Il sogno di vedere accedere la sua squadra di calcio, la squadra di un paese che non esiste sulle cartine geografiche, alla fase finale della prestigiosa Champions League è vicino a realizzarsi.
Il paese che non c’è è la Transnistria, striscia di terra moldava autoproclamatasi indipendente, divisa dalla madrepatria da vent’anni e 1600 soldati russi. La compagine calcistica vicina a compiere il miracolo è il Football Club Sheriff di Tiraspol, città capitale della Transnistria, che mercoledì ha eliminato a sorpresa la Dinamo Zagabria ai calci di rigore, nel terzo turno preliminare di quella che una volta si chiamava Coppa dei Campioni. Un traguardo notevole, ottenuto grazie alla marea di soldi che il signor Gusan ha impegnato negli ultimi tredici anni in una squadra creata dal nulla e che ha voluto chiamare come quasi tutto si chiama in Transnistria: Sheriff.
Sheriff è una holding privata con 5000 dipendenti, divenuta a tutti gli effetti una struttura parallela al pubblico, potente a tal punto da controllare la quasi totalità dell’economia di quella fetta di Moldavia che dice e pensa di essere uno stato autonomo.
Sheriff è import-export, supermercati, telecomunicazioni (tv, radio, editoria), stazioni di benzina, concessionarie di auto di lusso, alimentari, costruzioni, pubblicità, alberghi, casinò e anche sport. Soprattutto, è l’unica compagnia transnistriana autorizzata ad utilizzare nelle transazioni commerciali una valuta diversa dal fantasioso rublo della Transnistria.
Una “ditta molto strana” secondo la tv britannica BBC, che nel maggio del 2005 l’ha spesso nominata all’interno di un servizio sui “Luoghi che non esistono”. La Sheriff è stata accusata di occuparsi di attività occulte e di dovere il suo sviluppo alla produzione di armamenti venduti senza troppi scrupoli a gruppi terroristici e ad organizzazioni criminali di ogni sorta. Ipotesi mai provate fino in fondo, ma che si basano su un dato di fatto messo più volte in luce dall’Interpol, secondo cui la piccola Transnistria è leader mondiale nella produzione di armi da contrabbando. Ecco quindi cosa uscirebbe dalle fabbriche della onnipotente e misteriosa Sheriff insieme alla carne in scatola e alla vodka nazionale.
Nemmeno i documenti della società e dei suoi proprietari sono stati mai resi pubblici né concessi a chi li ha richiesti. Si sa solo che è stata fondata nel 1993 da due ex ufficiali del regime sovietico adottati dalla Transnistria. Uno di questi è proprio Victor Gusan che nel 1997, divenuto ricco e potente, ha voluto appagare il suo desiderio di possedere un giocattolo calcistico fondando un club concepito con il marchio di fabbrica Sheriff.
Maglie gialle e nere, una stella a cinque punti con al centro un pallone che ricorda molto, guarda caso, il famoso logo della Champions League, l’F.C. Sheriff ha vinto dieci campionati moldavi in tredici anni di vita, oltre che sette coppe moldave e due della C.S.I.
Risultati che però a ben vedere sembrano nulla di più che una sequenza di allenamenti, nell’attesa spasmodica delle uniche partite che per Gusan contano davvero: quelle di Champions. Decisamente troppo alto il divario tra l’armata Sheriff, che può permettersi di avere in rosa molti validi giocatori (di cui alcuni brasiliani), e le squadrette moldave. Anche se non mancano le polemiche sull’andamento degli incontri di campionato. Si vocifera ad esempio che il magnate transnistriano abbia sul suo libro paga più arbitri e funzionari della federazione moldava che giocatori e che spesso li utilizzi per raddrizzare gli incontri.
Voci, malelingue, forse tutte cose da mettere in conto per chi ha il sogno di arrivare in Champions League.
Più che i risultati sportivi, il vero problema nato fin da subito è stato quello di riuscire a far partecipare una squadra di un paese non riconosciuto a livello internazionale alle competizioni europee. Un ostacolo serio per Gusan che però, come spesso succede per la sua Sheriff Holding, è stato aggirato da un discutibile accordo con federazione calcistica moldava. Così dal 1999 in poi, i gialloneri hanno potuto presentarsi sui campi stranieri sotto la sigla MD, pur continuando ad allenarsi dietro una frontiera. Come dire: con Chisinau si può litigare su tutto fin anche a farsi la guerra (com’è successo realmente nel 1992), ma quando si parla di Champions League, la ribelle Transnistria torna docilmente all’ovile…
In prospettiva di arrivare nel gotha del calcio europeo, il patron Gusan ha fatto costruire alla periferia di Tiraspol anche un stadio supermoderno. Un gioiello da duecento milioni di dollari che non si è mai visto in tutta l’Europa Orientale: tredicimilaquattrocento posti a sedere racchiusi in un imponente complesso sportivo con annesso albergo a cinque stelle.
Ora, per portare a termine il capolavoro, manca soltanto di poter sfidare in quel campo un Real Madrid o un Manchester United.
Il cammino dell’armata Sheriff è già iniziato: prima di eliminare i croati, è riuscita a mandare a casa la Dinamo Tirana battendola in casa per 3-1, ed ora attende di incontrare il Basilea nei play-off. L’ultimo gradino verso la fase a gironi della competizione, quella dei club che contano davvero.
Nella scorsa stagione l’impresa è già stata sfiorata, con la squadra di Tiraspol uscita dalla competizione proprio nei play-off contro i greci dell’Olympiacos Pireo (0-2 ; 0-1). Ma oggi in Transnistria, lo Stato che non c’è, c’è chi è pronto a scommettere che stavolta il grande sogno si realizzerà. Come dargli torto? Rispetto allo scorso anno lo Sheriff possiede molte più armi. Calcisticamente parlando, ovviamente.

 – Il Giornale del Friuli, 07/08/2010

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