D’Alema licenzia Berlusconi (Pagina)

Completo scuro e cravatta a pallini, Massimo D’Alema arriva alla Festa del Partito Democratico di Torino con il passo sicuro di chi si sente a casa sua. I mugugni e i fischi raccolti l’altro giorno da Franco Marini per aver ipotizzato un’alleanza con Casini non sembrano preoccuparlo, anche se il clima che si respira assomiglia solo vagamente a quello delle gioiose feste con le bandiere rosse di un tempo. Quando entra nella sala bianca montata in piazza Castello per farsi intervistare da Gianni Riotta la gente c’è ed è tanta. D’Alema per il popolo del centrosinistra è come il Festival di Sanremo per gli italiani: tutti sembrano snobbarlo ma alla fine si cede sempre alla tentazione di ascoltarlo. Ci sono i militanti e i simpatizzanti, gli studenti e i pensionati, tanti giornalisti e c’è persino qualche anziana signora con l’Unità sotto il braccio, che sembra appena uscita da un documentario Luce sui comizi di Togliatti.
Riotta inizia con qualche domanda di economia così come ha invitato a fare recentemente il presidente della Repubblica. C’è qualche timido applauso, ma per Napolitano. D’Alema tuttavia sembra già abbastanza caldo per cominciare con innegabile mestiere il suo attacco alla politica economica del governo di centrodestra. È quello che il pubblico vuole sentire: «Sono stati bravi a far credere che la crisi ha colpito l’Italia meno degli altri Paesi, ma non è affatto così». La spesa pubblica aumenta e la crescita è ridicola. Il tasso di disoccupazione in calo? «Bisognerebbe misurare il tasso di occupazione perché soprattutto al sud c’è gente che non lo cerca nemmeno più il lavoro».
Alcune persone vanno via bofonchiando, altri applaudono guadagnando posizioni.
Riotta gli chiede una battuta sulla Fiat di Marchionne. «Devo dire che quanto è successo agli operai di Melfi è davvero sconcertante» risponde D’Alema, menzionando con un pizzico di nostalgia persino Romiti. Mentre Berlusconi, che non ne vuole ancora sapere di nominare il nuovo ministro dello Sviluppo Economico «meriterebbe il licenziamento immediato».
Strategie del PD in vista di possibili elezioni: «L’accordo con Casini?». L’ex segretario non cade nel tranello, liquidando almeno a parole la possibilità di una futura alleanza anti-Berlusconi.
Si arriva così alle domande sullo scontro interno al Popolo della Libertà e ai presunti pullman organizzati dalla Brambilla per fischiare Fini: «Non è che a Mirabello il PD dovrà andare a fare il servizio d’ordine per difenderlo?». D’Alema sorride sotto i baffi: «Fini sa difendersi da solo dagli attacchi degli squadristi, viene da quella parte… dove certe cose si sanno». Poi rimane sul tema per attaccare di nuovo frontalmente Berlusconi che «ha portato in politica lo stile della violenza» e ricorda il metodo Boffo per distruggere gli avversari con le dicerie. L’occasione è buona anche per togliersi un sassolino dalla scarpa: «Anch’io in passato ne sono stato vittima. Sai quanto tempo ho impiegato per spiegare che non era vero che portavo scarpe da mille euro?».
D’Alema parla anche del nuovo TG di La7 che ha visto il ritorno sugli schermi di Enrico Mentana: «Coraggiosa» la sfida alle reti del premier, anche se confessa di seguire RaiNews24. Riotta, ex direttore del TG1, si sente punto nel vivo e prova a spezzare una lancia a favore dei suoi colleghi che il pubblico dimostra però di non gradire.
Politica estera. «Obama? Adesso fa bene a guardare in casa propria. È un brutto momento per i Democratici, c’è il rischio di perdere le elezioni di medio termine».
Riotta lo stuzzica sul nuovo libro di memorie scritto da Tony Blair: «Di solito si scrive un libro per dare la colpa di quel che è stato a qualcuno, vuoi scriverne uno anche tu per dare tutta la colpa a Veltroni?». Tutti ridono, anche D’Alema che però puntualizza subito: «Non ho mai dato colpe ad altri, quando ho perso nel 2000 mi sono dimesso».
Il tempo dell’intervista finisce ma c’è ancora spazio per una battuta più leggera. «Avrei ancora molte domande» dice Riotta leggendone alcune, «a quale vuoi rispondere?». D’Alema sceglie senza indugio quella calcistica che riguarda la sua Roma: è stato giusto prendere Borriello? «Assolutamente sì, per Unicredit è stato un investimento».


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