Vendola si candida come l’anti Berlusconi (Pagina)

Nichi Vendola trasforma la festa del PD nella sua festa. È accaduto ieri sera, in una piazza Castello mai così affollata in questi giorni di Festa Democratica. Nemmeno la pioggia ha scoraggiato le tantissime persone arrivate per ascoltare il presidente della Regione Puglia in un incontro con Rosy Bindi, presentato dal direttore de La Stampa Mario Calabresi.
La possibilità della caduta del governo Berlusconi restituisce un po’ di fiducia al popolo del centrosinistra che Vendola ha dimostrato di rappresentare oggi come nessun altro. «Sono venuto a Torino per gettare le basi del cambiamento», ha detto già nel backstage, e il pubblico impaziente ha voluto chiamarlo sul palco con una sequenza di gioiosi applausi ritmati.
Ci ha pensato però subito Rosy Bindi a smorzare l’entusiasmo della saletta Norberto Bobbio, rispondendo alla prima domanda di Calabresi sul futuro dell’attuale maggioranza: «Io non mi faccio illusioni, questo governo farà fatica a morire».
Nichi Vendola ha esordito invece fissando il primo punto della prossima campagna elettorale: «Congedare definitivamente il berlusconismo». Un fenomeno radicato a tal punto negli ultimi quindici anni da potersi considerare «una vera e propria trasformazione radicale, se non antropologica del paese». Un compito arduo, «bisogna sostituire nuovamente la scuola alla tv» e combattere il berlusconismo che si annida anche nella stessa sinistra.
Sulla possibilità di votare in parlamento una nuova legge elettorale, prima di un eventuale voto, Vendola non si illude. «Se cambia sono pronto a brindare e nel caso prima o poi si facesse una legge anche sul conflitto di interessi, ho una intera collezione di spumante…».
La platea approva e applaude, così il segretario di Sinistra Ecologia e Libertà può lasciarsi andare a un nostalgico «compagni e compagne» che non si sentiva in piazza dai tempi di Bertinotti.
Ma il ritornello della serata è guardare al futuro, all’ipotesi proposta da Bersani di un nuovo Ulivo, e Rosy Bindi ha esortato il centrosinistra a ritrovare un’idea di Italia alternativa a quella di questi anni. La presidente del PD si è detta certa di un ritorno al governo, «ma perché ciò accada» ha sostenuto «è necessario avviare un dialogo con tutti, soprattutto con chi ha creduto a Berlusconi e al suo individualismo». La parola d’ordine della nuova Italia dovrà essere «equità», mentre l’evasione fiscale viene definita come il peggiore dei mali italiani. Infine la Bindi ha voluto ricordare il problema del precariato nella scuola attaccando duramente il ministro dell’Istruzione Gelmini: «La donna più cinica che abbia conosciuto».
Gli applausi arrivano anche per lei ma molto meno di quelli riservati a Vendola, con l’aggiunta dell’abbaiare di un cane in quarta fila. «Lui però purtroppo non vota» dice ironico Calabresi.
Sull’ipotesi di un nuovo Ulivo il governatore della Puglia si è fatto vedere perplesso: «Siamo in un passaggio epocale, non possiamo permetterci gli stessi errori del governo Prodi altrimenti il nuovo Ulivo sarà già vecchio». Uno di questi sarebbe quello di creare una coalizione troppo allargata come quella teorizzata da Enrico Letta. «Quando leggo dichiarazioni come le sue mi passa un brivido per la schiena» ha affermato Vendola tra nuovi applausi, innescando così qualche piccola scaramuccia con la Bindi. «Bene Nichi, vedo che hai scelto questa serata per chiedere le primarie, e per quanto mi riguarda stai tranquillo che si faranno». Ma non subito, «prima aspettiamo però che cada il governo, perché Nicki saprà anche come vincere ma ora si deve dare una calmata».
Vendola, lo specialista delle primarie, è riuscito in questo modo a raggiungere il suo obiettivo, quella promessa di far scegliere agli elettori del centrosinistra il futuro candidato premier che potrebbe lasciargli degli ampi spiragli di successo. «La nostra non dovrà essere una discesa in campo di pochi giocatori come è stata quella di Berlusconi nel ‘94, la nostra dovrà essere un’invasione di campo». E Vendola ha anche pronto uno slogan, il titolo del libro di Niccolò Ammanniti: «Io non ho paura».
Così nel gioco della politica fatto di dare e avere, anche la Bindi ha provato a portar via qualcosa in extremis dal difficile confronto con un amico-rivale decisamente più in forma: «Ora però voglio da te una risposta sul’ipotesi del nuovo Ulivo». Risposta che il Governatore ha rimandato ad altra sede, liquidando tutto con una battuta: «Ho un sacco di ulivi in Puglia».
L’impressione al termine del confronto è stata quella che in piazza Castello si siano provate lentamente ad avvicinare due visioni differenti del futuro del centrosinistra italiano. Quella cattolica e cauta di Rosy Bindi e di buona parte del Partito Democratico, e quella più radicale ma «che non si rassegna a cambiare le cose» di Nichi Vendola. Un confronto spesso stridente e che ha visto un Vendola a tratti teatrale nel tentativo, comunque riuscito, di riproporre senza timori le idee base della sinistra italiana. L’entusiasmo della folla per i suoi interventi è sembrato voler incoraggiare i leader dell’opposizione a ritornare proprio su quella strada. Una strada conosciuta e nuova allo stesso tempo, tracciata da chi doveva essere un ospite della serata ma che tutti hanno accolto come il padrone di casa.
«Oggi siamo come Enea che vede Troia in fiamme e parte, non per creare una colonia ma per fondare una nuova città» è stata la conclusione a effetto del leader di Sinistra e Libertà «anche noi dobbiamo quindi fondare qualcosa di nuovo, qui e ora».

 –  Pagina, 08/09/2010

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