L’isterica Bielorussia di Lukaschenko sceglie il voto anticipato (Il Giornale del Friuli)

Clima pre-elettorale rovente in Bielorussia. L’ultima dittatura d’Europa governata con il pugno di ferro da Alexander Lukashenko comincia a mostrare i primi segni di declino a causa del raffreddamento dei rapporti diplomatici con lo storico alleato russo.
L’amicizia con Russia, che ha sempre tenuto il governo di Minsk al riparo dalle spinte democratiche occidentali, nel corso degli ultimi mesi è stata seriamente compromessa dai comportamenti tenuti dal regime bielorusso in campo di politica estera. L’asilo politico offerto da Lukashenko al presidente in esilio del Kirghizistan Bakiev e soprattutto il mancato riconoscimento dell’indipendenza di Abkhazia e Ossezia del Sud hanno letteralmente mandato su tutte le furie il Cremlino, sempre più deciso a provare a sbarazzarsi dell’ormai scomodo ex alleato.
Alexander Lukaschenko governa la Bielorussia dal 1994 e grazie ad un referendum condotto secondo gli osservatori internazionali “in un clima di violenza e paura”, ha ottenuto nel 2004 il diritto ad essere rieletto per un numero illimitato di volte. Ora le recenti mosse azzardate del presidente potrebbero però destabilizzare un dominio fino ad oggi ritenuto granitico.
L’intera economia della Bielorussia è fortemente dipendente da Mosca ed un mancato accordo tra i due paesi nella spinosa disputa sul gas, potrebbe portare nei prossimi mesi ad un significativo peggioramento nel tenore di vita dei cittadini bielorussi e ad un conseguente calo di consensi verso l’azione di governo: l’ambiente ideale per l’avvio di future contestazioni e proteste foraggiate da Mosca per rovesciare il regime. Una prospettiva che ha costretto Lukaschenko a giocare d’anticipo, annunciando a sorpresa che le elezioni presidenziali, inizialmente previste nel 2011, si svolgeranno già il prossimo 19 dicembre. Lo scopo è chiaro: rinsaldare la sua leadership agli occhi di Putin e Medvedev, scoraggiandoli dal provare palesi o nascoste azioni di forza.
Tempi e modi delle consultazioni non dovrebbero quindi far correre al regime il minimo rischio sull’esito finale del voto. Un’opposizione abbondantemente divisa e stritolata da una potente macchina propagandistica che non disdegna il ricorso a brogli ed intimidazioni, farà certamente mancare al mondo la suspense: vincerà come al solito Lukashenko.
Tuttavia, l’evidente timore del presidente di essere rieletto senza le solite irreali percentuali bulgare (l’ultima volta i consensi sono arrivati all’83%), ha scatenato negli ultimi giorni quella che si può definire come una paranoica caccia ad un nemico che non c’è.
Non sono tanto gli uomini dell’addomesticata opposizione parlamentare ad agitare il dittatore, quanto piuttosto gli attivisti indipendenti come era Oleg Bebenin, fondatore del sito “Charter 97” e collaboratore di uno degli sfidanti di Lukaschenko, trovato morto in circostanze misteriose il 3 di settembre. La versione ufficiale della polizia bielorussa racconta del solito suicidio. Ma il sospetto di indagini pilotate si ripropone in Bielorussia ogni volta che a morire è, guarda caso, proprio un giornalista schierato apertamente contro il regime. Casi sospetti come quelli di Anatol Maisenya, cronista deceduto nel 1996 in un improbabile incidente stradale, di Dzmitry Zavadki, ex cameraman personale del presidente imprigionato per le sue rivelazioni e poi misteriosamente scomparso nel nulla nel 2000, e di Veronika Cherkasova, giornalista uccisa nel 2004 mentre indagava sui rapporti avuti da alcune banche bielorusse con l’Iraq di Saddam Hussein.
Successivamente al ritrovamento del corpo di Bebenin, la polizia ha ordinato l’arresto di dieci anarchici accusati di aver progettato l’attacco all’ambasciata russa di Minsk del 31 agosto scorso. Un’azione che l’ossessionato Lukashenko non ha esitato ad indicare come una provocazione dei servizi segreti russi per screditare il suo governo.
Secondo il sito antagonista Belarus.Indymedia, perquisizioni e fermi arbitrari nei confronti degli attivisti di opposizione si ripetono ormai giornalmente, nell’allucinata isteria del dittatore di voler scovare a tutti i costi dei “nemici del popolo” coalizzati coi russi.
Accerchiato dalla democratica Europa e non più protetto dallo scudo imponente di Madre Russia, il regime di Lukashenko si incammina così inesorabilmente verso la via di un tramonto ancora impercettibile eppure già all’orizzonte.

 –  Il Giornale del Friuli, 18/09/2010

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