Pollastri e Girardengo, la fiction di Torino (Pagina)

A pochi giorni dalla messa in onda de “Le ragazze dello swing”, la Torino delle fiction torna sul piccolo schermo con due prime serate che apriranno il palinsesto di Raiuno di questa settimana. Lunedì 4 e martedì 5 sarà infatti il turno de “La leggenda del bandito e del campione”, miniserie ispirata a un libro di Marco Ventura e diretta dal regista Lodovico Gasperini.
La fiction, ambientata nei primi trent’anni del ‘900 e girata tra Torino e il basso Piemonte, racconta la storia del temibile bandito Sante Decimo Pollastri, interpretato da Beppe Fiorello, le cui gesta criminali ci sono state narrate da una celebre ballata di Francesco De Gregori, che accosta il suo nome a quello del campione di ciclismo Costante Girardengo.
Sante rapinava banche e gioiellerie, uccideva carabinieri e fascisti sparando all’impazzata con due pistole Browing per poi fuggire via in bicicletta. Costante in bicicletta ci andava per mestiere, vinceva corse importanti in Italia e all’estero ed era acclamato come un vero divo. Due uomini fortemente diversi con in comune soltanto il luogo di nascita: Novi Ligure, in provincia di Alessandra.
La leggenda della loro strana amicizia sarà il leit motiv sul quale si baserà lo sceneggiato, e nel far ciò non verranno risparmiate delle fantasiose congetture a riguardo. Libere interpretazioni di una realtà ben diversa. Qual è dunque la verità? Il bandito Pollastri e il campionissimo Girardengo erano davvero amici per la pelle? La risposta è scontata: assolutamente no. Anzi, per dirla tutta, i due nemmeno si conoscevano bene.
Si incontrarono certamente nel 1925 a Parigi, sulla pista del Velodromo Buffalo. Pollastri era latitante in Francia dopo aver provato, tra l’altro, a organizzare un attentato a Mussolini. Questo perché oltre che un criminale, il “Terrore di Novi” era anche un anarchico «con poche idee» ma che «non ha mai tradito». Girardengo, che dal canto suo si limitava a gareggiare in bicicletta, sentì quel giorno un fischio alzarsi dalla folla accorsa al velodromo. Non un fischio normale, ma un “cifulò”, il fischio alla novese con cui i ragazzi del paese usavano salutarsi a quei tempi. Fu così che un uomo ben vestito gli si presentò tendendogli la mano e dicendo di essere il suo concittadino Sante Pollastri. I due si incontrarono anche il giorno dopo, in un ristorante parigino e fu in questa occasione che il Bandito rivelò al Campione la verità sull’omicidio di Achille Casalegno, ragioniere di Tortona, indicandone i veri colpevoli (lui stesso e due banditi della sua banda) ed esortando Girardengo a recarsi alla polizia personalmente per rendere note le sue dichiarazioni. Questa confidenza fu probabilmente l’origine delle dicerie sulla loro presunta amicizia e procurò al ciclista un bel po’ di grattacapi.
Nell’aprile del 1931, proprio Girardengo si trovò così a dover essere uno dei testimoni principali nel processo che condannò all’ergastolo il Pollastri.
Già, perché la fuga sotto la Torre Eiffel del “Terrore di Novi” si concluse nel 1927 a una fermata del metrò di Parigi quando «un bravo poliziotto che sa fare il suo mestiere» gli mise finalmente le manette ai polsi. Non a causa della passione per il ciclismo come cantato da De Gregori, ma forse per una bella donna, una certa Mariette. Oppure, più probabilmente, a causa del tradimento del suo ingrato luogotenente Luigi “Singru” Peotta, che a quanto si disse barattò la propria libertà con quella del suo capo, scomparendo poi per sempre dalla circolazione.
Dopo di allora, Sante Pollastri rimase in galera per circa trent’anni, peregrinando tra tutti i penitenziari di massima sicurezza della penisola. A nulla servirono le pressioni degli anarchici che, una volta caduto il fascismo, chiesero la sua liberazione ricordandone il progetto di attentare alla vita del Duce. Lo liberarono infine nel 1959 e per altri vent’anni l’ex “Terrore di Novi” visse da uomo libero nella sua Novi Ligure, a casa della sorella Carmelina. Tornò anche in sella alla bicicletta, non più per compiere rapine ma per guadagnare qualche soldo commerciando biancheria.
Una volta ritiratosi dalle corse, Costante Girardengo fondò invece una fabbrica di biciclette con il suo nome e diventò il Commissario Tecnico di quella nazionale di ciclismo che portò Gino Bartali alla vittoria del Tour de France del 1938.
Ma questa non è la fine della storia di questi due straordinari personaggi. Molti anni dopo i fatti di Parigi, Costante e Sante si rincontrarono ai tavoli di un bar di Novi Ligure. Non è chiaro chi dei due accennò per primo un saluto all’altro, che a sua volta rispose con uguale indifferenza. A quanto pare nessuno dei due tradì la benché minima emozione nel rivedersi. Davvero una strana “amicizia”.
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