Quei quattro colpi alla libertà (Il Giornale del Friuli)

Quattro colpi di pistola Makarov sparati in un palazzo moscovita di Uliza Lesnaya, un cadavere adagiato nell’ascensore e nessun testimone: è stata uccisa così Anna Politkovskaja, giornalista scomoda della Novaya Gazeta. Era il 7 ottobre 2006, esattamente quattro anni fa. Quel giorno era anche il compleanno del presidente russo Vladimir Putin. Una coincidenza.
«La prima ipotesi che mi viene in mente», disse subito Vitaly Yaroshevsky, vice direttore del giornale, «è che Anna è stata uccisa a causa del suo lavoro. Non vedo altre motivazioni possibili per questo efferato delitto». Aveva ragione. Quel 7 ottobre, nell’appartamento di Anna Politkovskaja, c’era un articolo non ancora concluso, il suo ultimo articolo. Un lungo pezzo di denuncia contro le crudeltà commesse in Cecenia dalle forze di sicurezza benedette da Putin.
Era una donna russa anomala la Politkovskaja. Una giornalista che nei suoi scritti coltivava una marcata idea occidentale di libertà. Critica, nuova, conflittuale, inadatta alla Russia. Ecco dunque il movente per il delitto appuntato sulle pagine di un libro: «Vivo la mia vita e scrivo quello che vedo». E Anna nel Caucaso non vedeva buoni e cattivi, ma la guerra. Solo la guerra, in tutta la sua brutalità. Di questo voleva scrivere, di quello che nel paese di Putin non si può dire altrimenti si rischia la vita. Dati alla mano, sono diciannove i giornalisti uccisi in Russia dal 2000 ad oggi.
Dopo quel 7 ottobre le indagini sul delitto Politkovskaja sono state condotte in puro stile russo, dove l’obiettivo di risolvere un caso del genere è secondo soltanto a quello di non voler arrivare a nulla. Così una scrupolosa autopsia ha rilevato che uno dei proiettili ha colpito la giornalista alla testa, un particolare che subito ha fatto pensare ad un “lavoro” eseguito da un sicario professionista. Sono poi seguiti quattro anni di indagini ed un processo farsa. Ancora oggi, nonostante le recenti rassicurazioni di Medvedev sul prolungamento dell’inchiesta, l’omicidio di Anna Politkovskaja rimane senza un mandante né un esecutore materiale.
Ormai anche Dmitri Muratov, direttore di Novaya Gazeta, sembra essersi rassegnato all’idea che non verrà mai fatta chiarezza sull’accaduto. Forse. Eppure un indizio importante per smascherare chi ha armato la mano del killer di Anna Politkovskaja c’è; ci è arrivato il giorno stesso del suo funerale, nel cimitero moscovita di Troekurov. Erano presenti mille persone quel giorno: giornalisti, intellettuali, attivisti di opposizione, politici stranieri (Marco Pannella era l’unico italiano), gente comune. Del tutto assenti invece i rappresentanti del governo russo.
Forse è solo un’altra coincidenza, ma è risaputo che gli assassini detestino i funerali.

 –  Il Giornale del Friuli, 09/10/2010

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