Poteev, il traditore bielorusso braccato dai killer di Putin (Il Giornale del Friuli)

sheUn uomo solo, braccato due volte, fuggito dal suo paese e inseguito da un killer a contratto. Sembra la trama di un film di spionaggio, eppure è quanto sta accadendo per davvero al nemico numero uno della Russia di Putin: l’agente segreto doppiogiochista, colpevole di aver provocato nel giugno scorso l’arresto dei membri di una rete di spie russe operanti negli Stati Uniti.
L’uomo, al quale Vladimir Putin aveva minacciato vendetta con la frase: “i traditori finiscono male”, è stato recentemente identificato nel colonnello Alexandr Poteev, nativo Luninets, in Bielorussia, e responsabile del Svr, il servizio segreto russo per l’estero.
La scorsa settimana un anonimo funzionario del Cremlino ha rivelato al giornale Kommersant che la talpa è riuscita a scappare dalla Russia solo tre giorni prima che negli Stati Uniti scattassero gli arresti degli agenti dormienti. Da allora, ha aggiunto, “un Mercader è stato messo sulle sue tracce”. Chiara l’allusione a Ramon Mercader, l’agente spagnolo del Kgb incaricato da Stalin di trovare e uccidere Leon Trotsky, compito poi assolto nel 1940, in Messico, con un colpo di piccozza alla testa.
Ma chi è veramente Alexandr Poteev? Il quotidiano bielorusso Telegraf ha riferito delle informazioni molto precise sull’uomo che sta togliendo il sonno all’intelligence russa. Petreev sarebbe figlio di Nikolai, un eroe dell’Unione Sovietica, insignito dopo la Seconda Guerra Mondiale con le più alte decorazioni dal regime.
“Lo conosco dal 1979, quell’anno siamo stati insieme in Afghanistan”, ha dichiarato Feador Yakovlev, anch’egli agente del Kgb ai tempi dell’Unione Sovietica. Secondo questo racconto il colonnello Poteev avrebbe fatto parte del gruppo Zenit, un nucleo armato delle temutissime forze speciali Spetsnaz. In seguito, nel 1981, “il Bielorusso” era di nuovo a Kabul e dopo la fine della guerra con l’Afghanistan sarebbe stato assunto a tempo pieno dal Kgb. Dopo la caduta dell’Urss, la carriera di Alexandr Poteev è proseguita nel nuovo servizio segreto, l’Svr, dove con il grado di colonnello è stato responsabile delle operazioni negli Stati Uniti. Un rapporto interrotto bruscamente e senza preavviso a giugno, con quel tradimento che ha scatenato la collera di Mosca.
Per casi come questo nel 2006 è stata votata dalla Duma una legge che ha permesso di legalizzare l’assassinio dei nemici della Russia sul territorio straniero. C’è quindi da domandarsi se Alexandr “il Bielorusso” riuscirà a sfuggire per tutta la vita ai killer inviati per ucciderlo, un’impresa che alla luce di alcuni precedenti sembra ben ardua. Negli ultimi due anni infatti, almeno quattro traditori fuggiti in Occidente sono finiti sottoterra pro tempore. È il caso dei “misteriosi e improvvisi decessi” che hanno colpito prima Yuri Nosenko, ex vice capo della settima divisione del Kgb, e poi Arkady Shevchenko, ex vice segretario generale delle Nazioni Unite per gli Affari Politici. O ancora, delle morti al limite del grottesco degli agenti dell’Svr Sergei Tretyakov (soffocato accidentalmente da un pezzo di carne) e Eugeny Toropov (fulminato dal phone caduto nella sua vasca da bagno).
Lontanissimo dalla Russia, solo apparentemente al sicuro, Alexandr Poteev non può quindi certo dormire dei sonni tranquilli. Il “Mercader” del Cremlino lo sta cercando per fargli fare la stessa fine di Trotsky: con Stalin o con Putin, in Russia la dura legge dello spionaggio non ammette perdono.
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 – Il Giornale del Friuli, 20/11/2010

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