La propaganda spinge la Corea del Nord alla guerra (Il Giornale del Friuli)

La Korean Central News Agency (Kcna) è l’unica agenzia di stampa della Corea del Nord, l’unico mezzo di comunicazione ufficiale del regime di Kim Jong Il con il resto del mondo, dopo che il 23 novembre i colpi di artiglieria pesante sparati dalle unità nordcoreane verso l’isola sudcoreana di Yeonpyong hanno riportato l’attenzione dei media sul conflitto tra le due Coree. Un atto di aggressione “sconsiderato ed inspiegabile” secondo Seoul, che rischia di causare il riaccendersi violento di una guerra mai conclusa lungo la linea del 38° parallelo.
Seppure rigidamente ingabbiata tra le maglie strettissime della propaganda comunista, la versione dei fatti della Kcna può fornire un quadro più preciso di quanto accaduto nel Mar Giallo. “Il nemico sudcoreano”, sostengono da Pyongyang, “malgrado i nostri avvertimenti ripetuti, ha commesso provocazioni militari procedendo a tiri di artiglieria contro il nostro territorio marittimo nei pressi dell’isola di Yeonpyeong, a partire dalle 13”.
Il comunicato sembra parlare direttamente agli Stati Uniti e agli altri paesi che hanno condannato fermamente l’accaduto “senza conoscere la dinamica dei fatti”.
Com’è noto, Yeonpyeong è stata in passato motivo di altri scontri tra le due Coree, che non concordano sui rispettivi confini marittimi al largo dell’isola. Questa volta, le esercitazioni militari compiute dalla Corea del Sud in acque contese, avrebbero provocato la dura risposta delle navi militari stanziate nel Mar Giallo: “l’isola ha svolto un ruolo di avamposto contro la Corea del Nord e ha meritato il castigo inflitto da parte del nostro esercito come misura di autodifesa”. Tradotto significa settanta case civili distrutte e quattro soldati sudcoreani feriti. E la reazione continuerà “senza esitazioni se il nemico sudcoreano osa ancora invadere il nostro territorio”.
Così in queste ore febbrili che vedono la regione scivolare verso un preoccupante conflitto, la Kcna è diventata l’agenzia di stampa più osservata dalla comunità internazionale. Un’agenzia molto chiacchierata all’estero e che più volte è stata sospettata di essere in realtà un braccio mascherato dei servizi segreti del regime nordcoreano. Qualsiasi notizia non gradita al leader supremo Kim Jong Il viene accuratamente ignorata dalla Kcna, che rimane fedele dal 1946 alla linea ideologica che descrive l’agenzia come un organo che deve prestare “seria attenzione ad ogni parola, perché ogni nostro scritto deve esprimere il punto di vista del partito comunista e del governo della nostra Repubblica”. Sul suo sito internet, attivo fin dal 1996 ma con accesso bloccato dalla Corea del Sud, si apprende che l’agenzia nordcoreana ha accordi di scambio stampa con altre 46 agenzie e possiede degli uffici in sei paesi tra cui Cina e Russia. Le ultime notizie battute non sono, almeno per ora, incentrate sull’eventualità di una guerra con i fratellastri del sud, una eventualità che di per sé non sarebbe affatto una novità. Le due Coree sono ancora ufficialmente in guerra da sessant’anni, anche se finora la pace è stata mantenuta faticosamente in piedi grazie ad un armistizio del 1953. Un accordo vecchio che, secondo la diplomazia americana amica di Seoul, la Corea del Nord avrebbe definitivamente violato. Ma nel gioco del rimbalzo delle responsabilità la Kcna scrive invece che sono “le azioni di Seoul” a condurre all’inevitabile scontro militare.
Difficile dire a questo punto quale sarà lo sviluppo della crisi. Quel che è certo è che l’immortale dittatura di Kim Jong, ancora spalleggiata dal gigante cinese, non sembra disposta ad arretrare di un passo dalle sue posizioni. Anche di fronte all’arrivo nel Mar Giallo delle unità navali degli Stati Uniti d’America, i quali “farebbero bene ad abbandonare la loro solita cattiva abitudine di falsificare la verità delle situazioni”.
La Corea del Nord continua, grazie alla propaganda, nella sua folle e solitaria battaglia per un’idea già sconfitta, per quel socialismo reale morto ovunque da vent’anni. Un dato di fatto di cui nessuno però da quelle parti sembra essersi accorto. Così a oltre 100 metri di profondità, gli accessi blindati dalla metropolitana di Pyongyang sono pronti per accogliere la popolazione nel più grande bunker mai costruito: la metro stessa. I nordcoreani sono preparati anche ad un bombardamento atomico. Da sempre.

 – Il Giornale del Friuli, 27/11/2010

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Esteri e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.