Elena, il fantasma innamorato (Pagina)

(Quarta parte) – Il nostro gruppo di improvvisati ghost hunters arriva in via delle Orfane all’una meno venti. Palazzo Barolo, situato al numero 7 di questa strada, è la prossima tappa del nostro tour a caccia di fantasmi torinesi.
«Questo palazzo – spiega la nostra storica Beatrice – è quel che si dice un valido esempio di architettura seicentesca». Io e Giovanni rimaniamo ad ascoltarla mentre Luca, l’appassionato di misteri, ha gli occhi bassi e sembra distratto. «Guardate, per terra è rimasta ancora un po’ di neve – dice a un certo punto – anche il giorno della disgrazia su questa strada c’era la neve».
«Quale disgrazia?» domando io.
Era il 24 febbraio dell’anno 1701 e a Torino aveva appena nevicato. D’improvviso, senza che nulla lo lasciasse presagire, una finestra al primo piano del palazzo si aprì e una donna si buttò giù nel vuoto.
«Qualcosa mi dice si tratta del prossimo spettro che andremo a conoscere stasera» chiosa Giovanni.
Beatrice annuisce: «Quella donna era la marchesa Elena Matilde Provana di Druent».
Elena era la figlia del conte Giacinto Provana di Druent, uomo duro e irascibile che la obbligò a sposare suo cugino, Gerolamo Falletti, marchese di Castagnole. Quello che doveva essere un matrimonio combinato si trasformò per Elena in un bellissimo sogno d’amore dal quale nacquero tre figli. Purtroppo, a causa dei debiti di gioco, Gerolamo non riuscì a pagare la dote promessa al conte Giacinto, il quale per ripicca decise di riprendersi la figlia.
Imprigionata nel palazzo di famiglia, lontano dai figli e dall’adorato marito, Elena decise di togliersi la vita in una fredda mattina d’inverno gettandosi da una delle finestre del primo piano.
Luca indica col dito una finestra in particolare: «È quella lì».
Le finestre di Palazzo Barolo sono tante e gli chiedo quindi come fa a essere certo che sia quella giusta.
«L’angelo – dice il nostro appassionato di paranormale – guarda l’angelo». Ci sono degli angeli scolpiti sotto ogni finestra. Ridono tutti, meno uno che sembra fermo in una smorfia di disperazione: quello apposto sotto la finestra da cui Matilde si suicidò.
Pare che il fantasma di Elena torni a Palazzo Barolo ogni notte di luna piena. Non appare mai come figura visibile ma pare si sentano i suoi passi andare dalla panca in pietra dell’ingresso dove spirò fino alle stanze del piano nobile.
Da Palazzo Barolo ci spostiamo di fronte a un’altra lussuosa dimora, se possibile ancora più misteriosa: palazzo Trucchi Levaldigi.
Situato in via XX Settembre, l’edificio è noto a Torino per il suo imponente ingresso, chiuso dal noto Portone del Diavolo. Tuttavia, la fama misteriosa del palazzo si deve soprattutto a due fatti tragici accaduti nelle sue sale e, neanche a dirlo, alla presunta presenza di due spiriti: quelli di un soldato e di una ballerina.
Il soldato era il capitano francese Du Perril che durante l’occupazione francese di Torino del 1817 svanì nel nulla e senza lasciare alcuna traccia, poco prima di partire per Parigi dove avrebbe dovuto consegnare degli importanti documenti. Nessuno ne seppe più nulla fino a quando, venti anni più tardi, due muratori trovarono in una intercapedine lo scheletro di un uomo con il cranio fracassato.
Rimase senza nome anche l’assassinio di Emma Chochet, una ballerina invitata a palazzo per esibirsi durante una lunga e sfarzosa festa di carnevale. Qualcuno degli invitati la pugnalò alle spalle ma non si riuscì mai a capire chi e perché.
Lasciamo via XX Settembre per tornare indietro verso piazza San Giovanni. Anche qui secondo le leggende apparirebbero dei fantasmi: quello del duca longobardo Garibaldo e quello del suo assassino, entrambi uccisi il giorno di Pasqua dell’anno 662 d.C. «Ed altri due spettri si dice compaiano nella cripta del Duomo».
«Speriamo siano gli stessi del duca e dell’assassino, altrimenti sai che sovrappopolamento di fantasmi in questa zona» scherza Giovanni, sempre buontempone.
Luca incassa e questa volta non reagisce. Sono le tre di notte e lui sembra davvero dispiaciuto del fatto che in tutto il nostro giro non siamo riusciti a vedere nemmeno un fantasma in… spirito e lenzuolo.
Inaspettatamente è proprio Giovanni, il più scettico di tutti noi, a mettergli una mano sulla spalla e a ringraziarlo per primo per questa strana nottata in giro per Torino. Strana ma bella, in cui non abbiamo visto nessun fantasma ma abbiamo conosciuto luoghi e storie affascinanti. Soprattutto, ci siamo avvicinati con curiosità alle vite di persone vissute prima di noi, le cui leggende hanno attraversato i secoli facendole “apparire” nella storia torinese ancora e ancora… Anime mai dimenticate, entità che non se ne sono mai andate del tutto. Ma c’è chi li chiama semplicemente fantasmi.

[FINE]
 
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