Gli echi della rivoluzione fallita

bCon Charter97 ormai fermo da 24 ore a causa dell’arresto di tutto lo staff, le informazioni su quanto sta accadendo in Bielorussia hanno subito un brusco calo. Sappiamo tuttavia che ieri sera circa quaranta persone hanno partecipato a Minsk ad una nuova manifestazione contro i brogli elettorale. Dieci di loro sono state immediatamente arrestate.
Circa un’ora fa l’AGI ha battuto la notizia del rilascio provvisorio di due dei sette candidati alla presidenza arrestati lunedì sera dal regime di Lukaschenko. Si tratta di Dmitry Uss e Rygor Katusev, che come tutti gli arrestati nei disordini di Minsk rischiano fino a 15 anni di carcere. Tra i fermati compaiono anche i nomi di 25 giornalisti, tra cui Natalia Radina, editore di Charter97.
“Ogni ora riceviamo nuove segnalazioni di coloro che sono stati arrestati a Minsk, picchiati, incarcerati e condannati”, scrive il BelarusPartizan. “Da lunedì la giustizia bielorussa funziona come in stato d’emergenza, segnando un record in quando a velocità di condanna degli imputati. Il risultato è che solo ieri nei tribunali di Minsk sono stati considerati più di 400 casi”.


– Reazioni internazionali alle elezioni-farsa e agli scontri di Minsk –

Il presidente russo Dimitry Medvedev ha accolto positivamente i risultati delle elezioni, sottolineando come la Bielorussia “sarà sempre uno dei paesi amici della Russia”.
Anche il presidente del Kazakistan, Nursultan Nazarbayev, si è prontamente congratulato con Alexander Lukashenko per “la convincente vittoria elettorale”.
Nota di merito (si fa per dire..) al presidente iraniano Ahmadinejad, che pare essersi davvero impegnato per congratularsi al meglio con la controparte bielorussa. Scrive infatti l’agenzia di stampa Isma: “Queste elezioni sono diventate un’altra pagina d’oro della brillante storia del grande popolo della Bielorussia. Spero che durante il suo (di Lukaschenko) nuovo mandato come presidente, i nostri crescenti legami bilaterali saranno ulteriormente rafforzati e le relazioni bilaterali ampliate il più possibile”.
Altre telefonate di congratulazioni a Lukaschenko sono arrivare dal presidente venezuelano Hugo Chavez e dal georgiano Saakashvili.
Gelida invece è stata la reziazione di Washington. Gli Stati Uniti non hanno riconosciuto l’esito delle votazioni di domenica scorsa e hanno fatto sapere che “le azioni delle autorità bielorusse contro i manifestanti rappresentano chiaro passo indietro nelle realazioni con Minsk, il cui sviluppo sarà possibile solo nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali”.
E l’Italia?
Il ministro dei Esteri, Franco Frattini, si è detto “molto preoccupato per gli episodi di repressione e violenza subiti dai manifestanti e dagli esponenti dell’opposizione. Gli arresti sono inaccettabili”.
Proprio domani è in programma a Roma un incontro tra il nostro ministro degli Esteri ed il suo collega bielorusso Martynov.

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