Bielorussia: fuochi d’artifcio contro la dittatura (East Journal)

Akrestsin street, Minsk. Un indirizzo tristemente noto in Bielorussia per essere la sede di uno dei centri di detenzione peggiori del paese. È qui che sono stati portati molti dei manifestanti arrestati domenica scorsa per essere scesi in piazza contro le elezioni farsa organizzate da Lukaschenko. I pericolosi ribelli di piazza Indipendenza sono in realtà cinque dei candidati alla presidenza, dei politologi e dei giornalisti ai quali il regime vuole far pagare caro il prezzo dei disordini. Tutti rischiano delle pene fino a quindici anni di carcere per vari reati, tra cui spicca quello contemplato dall’articolo 368 del codice penale bielorusso: insulti al Presidente della Repubblica, tre anni di reclusione. “Ogni ora riceviamo nuove segnalazioni su coloro che sono stati arrestati a Minsk, picchiati, incarcerati e condannati”, scrive in proposito il Belarus Partizan, uno dei pochi siti di informazione indipendente ancora attivi. Da lunedì scorso la giustizia bielorussa funziona come se ci fosse in vigore lo stato d’emergenza. Addirittura quattrocento sono stati i casi considerati dal tribunale di Minsk in una sola giornata. Un vero record in quanto a velocità di condanna degli imputati, ma anche un’evidente dimostrazione di come il sistema giudiziario sia del tutto assoggettato ai voleri della dittatura. C’è anche da notare come il codice penale bielorusso sia praticamente rimasto invariato dai tempi dell’Unione Sovietica. Molti reati sono trattati ancora con la stessa durezza del regime staliniano, dove qualsiasi imputato veniva considerato come la spazzatura della società. In questo frangente, il penitenziario di Akrestsin street può essere considerato a tutti gli effetti come la punta di diamante in quanto a rigidità nel trattamento dei detenuti. Per questo motivo le forze democratiche hanno più volte denunciato le inaccettabili condizioni di incarcerazione dei prigionieri politici, definendole molto vicine alla tortura. Appare quindi senza dubbio fondata la preoccupazione dei familiari dei manifestanti rinchiusi in Akrestsin street, gli stessi che ieri sera si sono radunati in circa duecento nei pressi del centro di detenzione; con delle candele accese hanno chiesto pacificamente di avere notizie sullo stato di salute dei loro congiunti, scatenando comunque una dura risposta da parte delle autorità. In particolare il capo della polizia di Minsk ha ordinato lo scioglimento della riunione, bollandola come non autorizzata e minacciando l’immediato uso della forza. Dopo circa venti minuti la folla si è allontanata dalle mura di cinta della prigione ed in cielo hanno cominciato a brillare alcuni fuochi d’artificio in onore dei patrioti incarcerati. Qualcuno di loro, dalla sua cella, ha urlato: “Lunga vita alla Bielorussia!”.
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 –  East Journal, 29/12/2010

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