La bomba di Cavani

Dalla sella della moto che corre sulla tangenziale, Napoli mi sembra calma e gradevole come qualsiasi altra città. Mi accorgo che la continua sensazione di allarme che sentivo le prime volte che venivo qui, una sensazione comune a molti settentrionali credo, mi ha ormai abbandonato.
E’ notte e il Vesuvio non si vede. Si vedono solo migliaia di luci accese, uno scenario da presepe che mi accompagna dalla malfamata San Giovanni fino a via Tasso. I quartieri alti…
“Pecché Napule e nu presepe… Stu caspita i presepe”.
 Mi lacrimano gli occhi. Roberto ci teneva a farmi fare un giro sulla sua nuova BMW GS, ma il casco che mi ha dato è senza visiera. Forse l’ha fatto apposta, penso. Così vedo meno spazzatura sui bordi delle strade.
“Eh ma chista è la città chiù bella du mond, pure con la munnezza a terr”.
Aveva ragione Siani in Benvenuti al Sud, parlare napoletano è facilissimo, basta togliere l’ultima lettera alle parole: fortchett, piatt etc… Io poi, che con certe lingue esotiche ho sempre avuto dimestichezza fin dall’infanzia sono avvantaggiato.
Già, le cose esotiche… Stasera sarò io l’elemento esotico. Sono l’unico settentrinale invitato al cenone. Visto così mi sembra un agguato bello e buono, ma provo a non pensarci troppo.
Argomenti da evitare: Torino, la Juventus, la Fiat, la Lega Nord.
Argomenti per giugere sani e salvi alla fine della serata: i polpi, quanto è bella Napoli, il Napoli, quanto è forte Cavani, per fortuna nostra ci hanno dato Quagliarella.
QUAGLIARELLA? Q.U.A.G.L.I.A.R.E.L.L.A?? Nun ci pozz pienzà… ehm… mi sono lasciato prendere dalla lingua… non ci posso pensare!
Verso le dieci di sera arrivano i compattatori anche in zona Arenella. In casa ci sono scenene di giubilo. Francesca quasi esulta. Poi ride da sola: “pensa come stiamo messi, se uno deve essere felice perché tolgono i rifiuti!”
Uno scoppio fortissimo ci fa sussultare. Un petardo.
“Era una bomba di Cavani”, mi spiega sempre Francesca.
“Ma non era di Lavezzi?” chiedo io.
“Noooo!!! L’anno scorso Lavezzi, quest’anno Cavani”.
Una logica inattaccabile.
Esco sul balcone e come se fosse una consuetudine guardo prima a destra, verso San Martino, e poi a sinistra, verso Capodimonte. Giù alla Sanità si intravedono invece degli scoppiettanti bagliori. Delle bombe di Cavani? Mi piace pensare di sì. Sono torinese, quindi fodamentalmente abitudinario.

Advertisements
Questa voce è stata pubblicata in Blogdiario. Contrassegna il permalink.