Viaggio nel parco della monnezza (Pagina)

NAPOLI – Arrivo a Terzigno a bordo di un fuoristrada arancione, seguendo la strada che da Torre Annunziata porta fino alle pendici del Vesuvio. L’asfalto è cosparso di spazzatura da entrambi i lati, quasi voglia ricordarmi, metro dopo metro, il motivo che mi ha spinto a venire fin qui.
Con le sue interminabili notti di guerriglia tra polizia e manifestanti, Terzigno in questi mesi è stata la capitale della protesta. Il luogo simbolo dell’emergenza rifiuti in Campania. Al centro del problema ci sono sempre loro, i rifiuti, quelli che nessuno vuole ma che qualcuno si deve per forza tenere. Migliaia di tonnellate di immondizia che ancora in questi giorni coprono le strade di Napoli e della provincia. Così la piccola Terzigno, appena 17.000 abitanti, è stata chiamata insieme ad altri siti “disgraziati” a essere parte della prima linea dell’emergenza.
Il fuoristrada rallenta nei pressi della famosa rotonda di via Panoramica, quella del presidio contro l’apertura di nuove discariche nel territorio del Parco Nazionale del Vesuvio. Il presidio è rimasto nella rotonda per un bel po’, seguito giornalmente dai telegiornali di mezzo mondo. Persino in Russia hanno parlato di Terzigno e dei rifiuti di Napoli. Poi una notte, a telecamere spente, è arrivata la polizia e ha effettuato lo sgombero con un’azione di forza.Oggi la rotonda è vuota e desolata ma sui bordi sono rimaste le lenzuola sbiadite con gli slogan dell’autunno caldo sotto il Vesuvio. Uno dice: “Benvenuti al Parco Nazionale della monnezza”.
Prendo la strada di sinistra che porta al centro del paese. Dopo poche centinaia di metri ecco Cava Sari, uno dei siti che sono stati destinati a essere riempiti di immondizia. A sorvegliare la cava c’è un mezzo blindato della polizia e un’auto verde con la sirena sul tetto. Vista dal satellite, Cava Sari è un buco. Un enorme buco in cui sono state sversate tonnellate di immondizia, ma anche un buco situato nel pieno di un parco nazionale ridotto a una specie di cloaca, con il percolato infiltrato ormai così in profondità nel terreno da arrivare alle sorgenti e ai pozzi circostanti.
Addirittura l’ex Mr. Protezione Civile, Guido Bertolaso, è rimasto colpito per la criticità di Cava Sari, e ha ammesso che occorrerebbero interventi urgenti per la bonifica della prima discarica di Terzigno. La prima, perché poi ce ne sono altre. C’è Cava Vitiello, per esempio, che è a pochi passi. Poi ci sono le discariche illegali. Tante. Chissà quante. C’è chi parla di dodici o tredici.
Scendo per fare qualche foto. Sono sotto il versante sud-est del vulcano, quello che scende più dolcemente per via delle colate di lava uscite dal cono nelle ultime eruzioni.
E’ strano. Pensi a Terzigno, all’immondizia, agli odori nauseabondi e alla terra avvelenata e ti immagini un luogo brutto e isolato. Invece, soltanto undici chilometri separano la Capitale dell’Immondizia da uno dei golfi più belli d’Italia. Da via Panoramica si vede la costiera sorrentina: Vico Equense, Sorrento e l’oasi protetta di Punta Campanella. Addirittura l’aristocraticissima Capri è proprio lì di fronte, a poche miglia di mare dalla rotonda del presidio.
E’ molto strano. Pensi a Terzigno e, se ci sei stato, sai che è l’ultimo posto al mondo in cui si dovrebbe mettere una discarica.
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  Pagina, 04/01/2011
 
 
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