BIELORUSSIA: Il ministro degli Interni: «Contro i manifestanti potevamo usare armi letali» (EaST Journal)

«Non ho infranto nessuna legge, quindi non mi scuso». Durante la conferenza stampa del 26 gennaio, il ministro degli Interni bielorusso, Anatoly Kuleshov, è tornato a parlare dei durissimi scontri tra manifestanti e polizia avvenuti a Minsk la notte del 19 dicembre scorso.
La protesta di piazza Indipendenza, organizzata contro i brogli elettorali che hanno riconfermato Aleksander Lukashenko alla presidenza della Bielorussia, ha visto l’adesione di decine di migliaia di persone. Alla richiesta della folla di nuove consultazioni, libere e democratiche, sono seguite le cariche dei poliziotti in assetto antisommossa che hanno portato al fermo di circa seicento persone. Anche sei dei nove sfidanti di Lukashenko sono stati malmenati e rinchiusi nei centri di detenzione del Kgb bielorusso. Nonostante le molte testimonianze che documentano le violenze ingiustificate compiute delle forze di sicurezza, Kuleshov si è detto convinto che «la polizia abbia agito correttamente, opponendo una reazione proporzionata al comportamento scorretto di coloro che hanno partecipato ai disordini».
Secondo il ministro degli Interni, nella notte più lunga del regime bielorusso, non ci sarebbe stata da parte dei suoi uomini nessuna provocazione tale da giustificare la minacciosa pressione dei manifestanti fuori dal Palazzo del Governo. L’intervento degli agenti a colpi di manganello sarebbe iniziato soltanto dopo il terzo tentativo d’assalto ed al solo scopo di impedire ai rivoltosi di impadronirsi dell’edificio. Kuleshov ha addirittura voluto sottolineare la sua magnanimità: «Avrei potuto ordinare l’utilizzo di armi letali contro i manifestanti, la legge me lo consentiva. C’era in atto un tentativo di golpe».
L’ostinata difesa dell’operato del regime ha spinto il ministro fino al punto di contestare apertamente anche la versione dei fatti fornita dagli operatori dei media presenti in piazza Indipendenza. «La polizia era disarmata contro una folla di uomini violenti», ha affermato, provocando indignazione e qualche amara risata tra i pochi giornalisti indipendenti presenti alla conferenza stampa.
«Sono orgoglioso della mia professione», ha concluso Anatoly Kuleshov, «non mi vergogno di quello che fatto perché grazie ai miei ordini si è mantenuta la pace, la tranquillità e la stabilità. Ho agito nell’interesse del popolo e non devo scusarmi con nessuno per questo».

  EaST Journal, 01/02/2011

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