«LIBIA, rivoluzione fino alla vittoria» (Pagina)

Il vento della rivoluzione che soffia nel nord Africa è arrivato anche a Torino, dove ieri pomeriggio una sessantina di persone, per lo più immigrati, hanno dato vita a un corteo contro il regime di Muammar Gheddafi e per la libertà dei popoli arabi.
Bandiere tunisine, egiziane e palestinesi al vento sotto la Mole. Da San Salvario, cuore multietnico della città, la manifestazione ha raggiunto lentamente piazza Castello, facendo sentire per le vie di Torino le ragioni che nell’ultimo mese hanno portato alla fine dei decennali regimi tirannici di Ben Alì e Mubarak.
Davanti a due lenzuoli bianchi con la scritta «Fermiamo il massacro, via Gheddafi», due bambine, tenendosi per mano, hanno aiutato a diffondere con il megafono slogan per la libertà in Libia, ripetuti sia in italiano che in arabo.
Alcuni applausi hanno accolto il passaggio dei manifestanti in via Po che con i loro cartelli hanno chiesto solidarietà e accoglienza per gli immigrati sbarcati in queste ore sulle coste italiane.
Ma nel giorno che i ribelli libici avevano annunciato poter essere l’ultimo al potere per il Colonnello, la notizia che i partecipanti al corteo di Torino aspettavano non è arrivata: a Tripoli è stata una giornata contraddittoria, caratterizzata per buona parte da una sostanziale calma ma terminata con altri morti. Gheddafi è ancora lì, eppure la risposta del popolo libico all’assurda resistenza di una dittatura sanguinaria ormai giunta al tramonto è stata chiara anche a Torino: «Rivoluzione fino alla vittoria».
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   –   Pagina, 27/02/2011
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