Turkmenistan, dove internet vale oro (Il Giornale del Friuli)

Il servizio internet più costoso del mondo? È in Turkmenistan! Questo semi-sconosciuto stato dell’Asia Centrale ha recentemente fatto registrare un vero primato da guinness: quasi 7000 dollari al mese per avere a disposizione un numero illimitato di ore di connessione ad alta velocità.
A proporre agli sfortunati abitanti del Turkmenistan questa offerta di discutibile convenienza è stata la Turkmen Telekom, compagnia che opera sul mercato delle telecomunicazioni turkmeno in regime di monopolio. Leggendo i dettagli pubblicati sul sito della società (www.online.tm), si scopre che il fornitore del servizio addebita 6821,05 dollari USA al mese per essere sempre connessi alla rete ad una velocità di 2 KB al secondo.
In un paese dove il reddito pro capite medio supera di poco i 600 dollari al mese, la proposta è rivolta esclusivamente a pochissimi individui, per lo più signori del gas, personale di ambasciate, alberghi di lusso e multinazionali, disposti a non badare a spese per godere finalmente di una connessione rapida ed efficiente. Fino ad ora infatti, accedere ad internet dal Turkmenistan è sempre stato molto complicato: una qualsiasi pagina web poteva risultare bloccata per ore per poi tornare raggiungibile dopo innumerevoli tentativi e comunque con una lentezza snervante. Il nuovo servizio di Turkmen Telekom promette di risolvere per lo meno il disagio della bassa velocità, ma ad un prezzo salatissimo per i poveri turkmeni che le statistiche descrivono ancora più avvezzi alla coltivazione del cotone piuttosto che all’hobby dell’informatica: nel 2005 solo lo 0,7% della popolazione usava internet. Tutta colpa di una dittatura soffocante che, dopo lo scioglimento dell’Urss, ha fatto ripiombare il paese in un cupo medioevo di stampo stalinista, ma in salsa kitsch.
Nel 2000, l’ex presidente Saparmurat Niyazov vietò tutti i provider privati ad eccezione della monopolista Turkmen Telekom, la quale ha sempre cercato di rendere difficile l’accesso alla rete, così da assecondare il desiderio del regime di mantenere ai minimi i livelli di penetrazione delle notizie dall’estero. Un modo come un altro per non far capire ai turkmeni che nel resto del mondo era arrivato il XXI secolo. Così mentre miliardi di persone utilizzavano già Google e la posta elettronica, Niyazov fu prodigo di leggi e dictat oltre il limite del grottesco. Cambiò nome ai giorni e ai mesi dell’anno (dedicando febbraio a sua madre), vietò l’opera in quanto non necessaria alla cultura turkmena, licenziò medici e infermieri sostituendoli con coscritti militari, costruì in palazzo di ghiaccio in pieno deserto, vietò autoradio e videogiochi e fece erigere nel centro della capitale Ashgabat una statua dorata alta 15 metri raffigurante se stesso.
Nel 2006 la morte dello spietato tiranno sembrò poter segnare l’inizio di una nuova era per il Turkmenistan. La gigantesca statua d’oro venne abbattuta e nel suo primo discorso alla nazione il nuovo presidente, Kurbanguli Berdymukhamedov, promise al popolo maggiori libertà individuali a cominciare proprio dal libero accesso alla rete. Nel centro della capitale vennero anche inaugurati due internet-point. Effimere chimere di progresso che ingannarono più i media internazionali che i disincantati cittadini centro-asiatici. Ben presto dei soldati vennero incaricati di sorvegliare i computer, pronti ad arrestare chiunque si fosse collegato a siti non graditi al regime. Oltre il danno la beffa, visto che anche l’inquietante statua del dittatore tornò a vegliare sui giorni tristi di Ashgabat: ne costruirono semplicemente una addirittura più gigantesca.
Nel 2008 la Cina, nazione maestra di censura, insegnò ai servizi di sicurezza del Turkmenistan come bloccare le pagine non gradite, rallentando terribilmente la navigazione allo scopo di contrastare lo scambio di informazioni tra i dissidenti in esilio e la popolazione locale. Qualche residente delle zone di confine con l’Uzbekistan provò a utilizzare sim straniere per le sue connessioni. Per un po’ il trucco funzionò, poi la polizia segreta se ne accorse e come al solito arrestò i trasgressori.
Attualmente soltanto l’1% dei quasi sette milioni di cittadini turkmeni sa cos’è un browser e la tariffa supercostosa di Turkmen Telekom non va certo nella direzione giusta per permettere al paese di aprirsi finalmente al mondo. Tuttavia, un’alternativa per essere ugualmente online c’è. Spulciando tra le offerte della compagnia si trova anche un abbonamento a basso costo: appena 43 dollari, ma per soli due gigabyte di traffico al mese e per di più a bassissima velocità. Così più che navigare, i turkmeni si limitano ad annaspare nel grande mare del web. Provano a rimanere a galla tra le onde della censura, che in Turkmenistan sembra una tempesta infinita che nemmeno la modernità è riuscita ancora a placare.

 –  Il Giornale del Friuli, 05/03/2011

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