Bassolino aspetta nuove primavere (Pagina)

Due signori con i capelli bianchi chiacchierano come vecchi amici in un angolo della libreria Coop di piazza Castello. Sono Valentino Castellani e Antonio Bassolino: un’immagine da far venire i lacrimoni agli elettori del centrosinistra vintage.
Gli ex sindaci di Torino e Napoli, pionieri delle uniche due esperienze amministrative del centrosinistra ancora in atto dal 1993, si sono ritrovati alla presentazione del libro “Napoli Italia”, edito da Guida: un’accorata autodifesa in cui Bassolino ripercorre tutte le fasi della sua carriera politica. Dall’elezione a sindaco di Napoli allo scandalo rifiuti che lo ha travolto mentre era ancora presidente della Regione Campania. Dai trionfi al declino.
Pochi minuti prima dell’inizio della presentazione arriva in libreria anche Piero Fassino: «Antonio!», esclama allargando le braccia il candidato sindaco di Torino. È la conferma che la fama di Bassolino è riuscita in qualche modo a superare gli scandali, sopravvivendo in parte addirittura alla sua morte politica. Ma come è logico, è sui successi che l’ex governatore pone l’accento iniziando a parlare del suo libro, perché nonostante le feroci critiche che rendono discussa la sua figura «non c’è stato sempre il buio!».
Si comincia dagli albori dell’avventura bassoliniana, la vittoria della sinistra alle Comunali che nel 1993 accomunò Napoli e Torino. Un periodo piuttosto contraddittorio, che vide la nascita del primo governo di Silvio Berlusconi pochissimi mesi dopo l’elezione di Castellani e dello stesso Bassolino.
Per la città di Napoli fu l’inizio di quella esaltante e brevissima stagione nota come “Rinascimento napoletano”, della quale Antonio Bassolino fu il principale artefice e protagonista.
Anni di successi per il centrosinistra partenopeo e, rivolgendosi alla platea, O’ Governatore ha voluto sottolinearne due su tutti: «L’investimento di fiducia verso la cittadinanza e l’aver posto la cultura come fondamento dello sviluppo civile delle città». Uno sviluppo, quello della Napoli del primo quinquennio degli anni ’90, confermato anche dal direttore della Galleria d’Arte Moderna di Torino, Danilo Eccher, che ha ricordato le bellissime opere artistiche realizzate nella metropolitana, fiore all’occhiello di quella giunta. Un’opera che ha permesso di avvicinare un quartiere disagiato come Scampia all’aristocratico Vomero e viceversa, realizzando una delle utopie della sinistra come la mobilità sociale. Almeno su rotaia… Il vecchio comunista Bassolino, uno che per dirla come Rino Gaetano è stato un «Piccì Piccì», non ha negato di esserne tutt’oggi molto orgoglioso: «Siamo riusciti a costruire, in un paese come il nostro, ben 54 chilometri di metropolitana, mentre nello stesso periodo a Roma ne terminavano solo 3».
“Napoli Italia” è anche la cronaca di una scalata al potere che sembrava essere inarrestabile: da sindaco alla presidenza della Regione Campania, passando anche per una breve parentesi come ministro del governo D’Alema. Gesticolando, con una mimica facciale degna del compaesano Eduardo De Filippo, Bassolino è arrivato così a parlare anche del suo periodo più nero, quello che paradossalmente ha avuto avvio con la sua riconferma come governatore. «Nel 2005 ho sbagliato, non avrei più dovuto ricandidarmi», ha affermato a malincuore, indicando come causa del tramonto della sua stella l’alleanza con Mastella e con la sinistra più radicale. Un’alleanza non cercata e «non necessaria», ma imposta dalle alte sfere del centrosinistra come funzionale e strategica per consentire quegli accordi elettorali che hanno permesso la vittoria al fotofinish di Romano Prodi nelle elezioni politiche del 2006. «Sapete quante notti sono stato sveglio, pensando se non sarebbe stato meglio per tutti perdere quelle elezioni?». Per Antonio Bassolino sicuramente sì. Impotente di fronte allo scoppio dell’emergenza rifiuti che ha portato la monnezza campana sulle prime pagine dei quotidiani di tutto il mondo, capro espiatorio ideale di nemici e amici per tutti i mali della Campania, il declino dell’artefice del Rinascimento napoletano viene raccontato in “Napoli Italia” con molto meno rancore di quanto non si penserebbe.
«Mi piace guardare al futuro», ha concluso Bassolino, apparso sempre sereno e rilassato, «torneranno primavere».
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